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ROMA - Silvana e l´aborto terapeutico deciso col dolore di chi un figlio lo sognava, il blitz della polizia in ospedale per interrogarla, le donne scese in piazza contro l´indagine vista come un sopruso, le parole dei politici. «Reazioni isteriche, un caso mediatico che ha visto punte di violenza verbale da lasciare senza fiato». Non usa mezze parole l´Avvenire, il quotidiano della Cei, parlando del caso di Napoli. E sottolinea: «Lo scandalo di cui ci si deve occupare non è il blitz della polizia, quanto quello di un aborto consumato in solitudine nel bagno dell´ospedale».
Parla di reazioni isteriche, di violenza verbale, l´Avvenire. E anche ieri è stata giornata ad alta tensione, segnata da duelli dialettici sulla 194. Protagonisti, su tutti, il direttore del Foglio Giuliano Ferrara e il leader radicale Marco Pannella.
Ferrara chiede la moratoria sull´aborto in tv. Ferrara annuncia la lista pro life in tv. Ma al momento del dibattito in televisione con Pannella Ferrara non c´è. Il direttore del Foglio diserta il confronto diretto previsto ieri durante la trasmissione Unomattina. Niente faccia a faccia con chi per anni ha condotto la battaglia contro la piaga degli aborti clandestini e delle donne in manette se sopravvivevano ai tavoli delle mammane. Ferrara accetta al massimo due «finestrelle» in modo che ognuno dica la sua ma senza contraddittorio sulla 194 o sul caso di Napoli. Vicenda che ha visto intervenire ieri anche il Garante della privacy, che ha avviato accertamenti per capire se la donna sia stata protetta e i suoi diritti tutelati.
Risultato del niet di Ferrara? Una lite furibonda a distanza con Pannella che urla più volte «Vergogna vergogna», che finge di cercarlo nei corridoi della Rai al grido di «Giuliano dove sei?». E Ferrara che nel pomeriggio risponde scrivendo che «non discuterò di vita umana né con Marco né con altri come se fosse un opinione in tv perché la tv», commenta il conduttore ideatore del programma sulla 7 Otto e mezzo «è antiveritativa». Come controproposta lancia l´idea di un dibattito in un teatro a Milano ma non placa il leader radicale che ribatte «stai conducendo la battaglia sull´aborto con l´arte della falsità e strumentalizzazione che hai imparato durante la tua esperienza da comunista».
Sono passate poche ore ma le donne in piazza, in corteo per le strade delle città italiane sembrano già un ricordo. A parlare di 194 ieri in televisione non era infatti prevista la loro presenza. Come se non le riguardasse. «Un fatto scandaloso. È del nostro corpo che si parla, della nostra libertà di scelta. Sono le donne il bersaglio di questa campagna tesa ad intimorirle», sbotta la senatrice Giovanna Cappelli della Sinistra Arcobaleno. A dare il senso di un´esclusione, di quella «crociata fatta con la violenza sulle donne» di cui parlava Bertinotti, di quella «caccia alle streghe» citata dalla presidente della commissione pari opportunità di Napoli dopo i fatti del Policlinico.
Drammi giudicati, valutati e sfruttati a fini elettorali, insiste Di Pietro per il quale «tutto questo clamore è una strumentalizzazione senza capo né coda perché da quando c´è la legge gli aborti sono diminuiti del 40%».
E se il regista Zeffirelli si schiera con Ferrara promettendogli il suo voto, Pierferdinando Casini, leader Udc, annuncia che la legge «non va toccata, perché si rischia di averne una peggiore. Tuttavia va applicata in tutte le sue parti in cui si parla di tutela della vita».
In serata parla anche il leader del Pd Walter Veltroni: «L´aborto è un dramma e bisogna combatterlo. Ed è esattamente quello che la 194 ha fatto: una legge importante che va salvaguardata. Poi si può lavorare sulla prevenzione». Per una volta sulla stessa linea Silvio Berlusconi: «Non toccheremo la 194. Non bisogna cambiare la legge ma applicarla meglio». A Ferrara dice invece «smettila testone. Non credo che il tema dell´aborto sia adatto a questa campagna elettorale, se ne deve interessare l´Onu».
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