Messico, scontro fra vescovi e politici scomunicati i deputati pro-aborto
Il provvedimento dopo l´approvazione della legge che lo depenalizza
Nel paese esplosione di polemiche. Sugli stessi temi c´è fermento anche in paesi come Brasile e Argentina
MARCO POLITI
CITTA´ DEL VATICANO - Scomunicato il parlamento del Distretto federale di Città del Messico. E´ il parlamento della regione della capitale messicana, che il 25 aprile scorso ha approvato la legge di depenalizzazione dell´aborto nelle prime tre settimane. La gerarchia ecclesiastica aveva fatto fuoco e fiamme contro il progetto di legge, invocando anche un referendum popolare. C´erano state manifestazioni del fautori e degli oppositori del provvedimento. Ma i deputati non si sono lasciati influenzare. Il sì alla legge è arrivato con 46 voti a favore e 19 contrari, con un astenuto. Immediata la scomunica da parte dell´arcidiocesi di Città del Messico, il cui titolare cardinale Norberto Rivera Carrera si trova in questi giorni a Roma. Il provvedimento vieta la comunione a tutti i deputati che hanno votato a favore. Il portavoce del cardinale don Hugo Valdemar Romero ha richiamato la regola canonica della scomunica automatica per chi favorisce il «crimine» dell´aborto. La scomunica, ha precisato, «è un fatto, una legge della Chiesa che si applica ai cattolici».
In un articolo, pubblicato su un giornale locale, don Romero ha sottolineato che la Chiesa «conferma la scomunica agli abortisti», spiegando che tutte le persone che rendono possibile e partecipano ad un aborto commettono un delitto grave, per il quale sono passibili di scomunica, senza necessità che intervenga un´apposita dichiarazione papale. Se ne deduce che la scomunica dovrebbe ora colpire immediatamente il personale medico e paramedico degli ospedali dove si praticheranno interruzioni di gravidanza. Romero ha intimato il veto ecclesiale ai parlamentari colpevoli: «Abbiano la decenza di non entrare in cattedrale e in nessun´altra chiesa cattolica del mondo finchè non saranno stati perdonati».
La vicenda sta scatenando un´esplosione di polemiche nel Messico, ma non solo. In altri stati cattolici del continente come il Brasile e l´Argentina si è aperta la discussione su leggi simili. La presenza a Roma del cardinale Rivera Carrera fa presumere che papa Ratzinger approvi il suo gesto, ma questo apre immediatamente una crisi più grave: Benedetto XVI, che a giorni arriverà in Brasile per la V assemblea continentale dell´episcopato latinoamericano, intende governare così il voto cattolico nelle democrazie occidentali? A Città del Messico è già scoppiato il caso. Il sindaco-governatore della capitale, che ha promulgato la legge, si è ribellato alla scomunica. Marcelo Ebrard ha chiesto alla Conferenza episcopale messicana «copia del procedimento di scomunica» per controlarne la legalità alla luce delle norme del diritto canonico. Il sindaco Ebrard ha dichiarato di essere cattolico, ma di trovarsi alla «guida di un governo responsabile». Poi ha aggiunto polemicamente: «Voglio dire ai vescovi messicani che viviamo nel XXI secolo e non nel XVI». La sua sfida tocca un nervo sensibile del pontificato ratzingeriano: i deputati cattolici hanno il diritto di decidere in coscienza o devono ubbidire alle indicazioni della Chiesa? E´ il problema delle unioni civili in Italia. La mossa del sindaco ha costretto l´arcidiocesi di Città del Messico ad una precipitosa rettifica. Il portavoce ecclesiastico Romero ha dovuto precisare che i deputati fautori della legge sono automaticamente scomunicati, ma che il caso del sindaco Ebrard «è diverso» e va ancora studiato.