Polemica alla Mangiagalli per il centro del movimento per la vita. Il fronte del no: idea da respingere
Volontari cattolici nel reparto degli aborti è guerra fra medici e primario a Milano
La proposta: un colloquio per ripensarci prima dell´intervento
Nella clinica ogni anno 1.500 interruzioni di gravidanza
LAURA ASNAGHI
MILANO - È polemica alla Mangiagalli sulle proposte avanzate dal professor Giorgio Pardi, il primario della clinica e noto abortista. Al convegno del Movimento per la vita, a Bari, durante il week end, ha annunciato il progetto di ospitare il Centro di aiuto alla vita nel reparto in cui si fanno interruzioni di gravidanza. Non solo. Ma ha detto, come riferisce un comunicato del Movimento per la vita, che «tutti i medici del reparto suggeriranno alle donne di incontrare, prima dell´intervento, i volontari "pro life" per cercare di rimuovere le cause dell´aborto». Immediata la reazione dei medici non obiettori: «Sono proposte che respingiamo» spiega Alessandra Kustermann, ginecologa storica della Mangiagalli che, con altri 17 medici, garantisce 1.500 aborti l´anno contro 7 mila parti. E precisa: «Il Centro di aiuto alla vita è aperto in Mangiagalli dagli anni Ottanta ma è ben lontano dal reparto in cui si fanno aborti. È assurdo riunirli nello stesso spazio, si rischia di colpevolizzare le donne. E poi un conto è dare una mano alle donne che non possono portare avanti la gravidanza per motivi economici, cosa che facciamo sempre, altro è imporre a tutte di passare dal Cav, il Centro di aiuto alla vita». Dalla parte dei medici non obiettori si è schierato anche Carlo Tognoli, l´ex sindaco di Milano presidente della Fondazione che guida la Mangiagalli e il Policlinico. «La legge va rispettata - dice - se il reparto si apre al Cav, occorre, per la par condicio, dare spazio anche a un consultorio pubblico. Le donne cattoliche e laiche hanno pari diritti». Di fronte alla polemiche il professor Pardi, reagisce con forza: «Basta con le strumentalizzazioni politiche. Io sono un medico ateo, applico la 194 ma ritengo che l´aborto sia un omicidio e bisogna fare di tutto perché una donna possa portare a termine la gravidanza». Pardi se la prende contro chi parla tanto di aiuti e poi non fa nulla. «In Mangiagalli, in un solo anno, 300 donne passate dal Cav hanno deciso di non abortire». E ancora: «Si grida allo scandalo perché voglio unire Cav e Centro per la 194, ma non li metterei certo in stanze confinanti». Sui 300 casi di aborto evitato, Alessandra Kustermann contesta però i dati forniti dal suo primario. «Al Cav accedono anche donne con grossi problemi economici che arrivano per chiedere aiuto. Ma non hanno nessuna intenzione di abortire».