Sulla base del regolamento varato dalla Lombardia, uno spazio per le ceneri dei bambini mai nati. Battaglia in Consiglio
Milano, un cimitero per i feti abortiti
Lo propone la giunta. L´Unione contesta: colpevolizza le donne
LAURA ASNAGHI
GIUSEPPINA PIANO
MILANO - Un cimitero per i bambini mai nati. Uno spazio, dentro al più grande camposanto di Milano, dove custodire solo le ceneri dei feti abortiti. La novità, probabilmente la prima in Italia, arriva dal Comune governato dalla Casa delle libertà, ma è già osteggiata da associazioni di donne e dai partiti dell´Unione. La giunta del sindaco Letizia Moratti spiega la nascita del giardino per le ceneri dei feti come effetto delle nuove norme sui cimiteri volute dalla Regione Lombardia. Ma è anche, parola dell´assessore ai Servizi funebri Stefano Pillitteri, un «doveroso segno di pietas umana». L´opposizione la vede molto diversamente: quel luogo, dicono esponenti di Ds e Rifondazione, diventerà «una memoria perpetua e dunque una violenza per la donna che ha deciso di abortire».
Due letture opposte. Che diventeranno, adesso, anche battaglia politica nel Consiglio comunale di Milano chiamato ad approvare la novità. La creazione del giardino per i feti abortiti infatti è inserita in un documento tecnico, la revisione del «Regolamento di polizia mortuaria» della città, da mettere ai voti in aula. Lì, in un linguaggio impietosamente burocratico, viene scritto per la prima volta che «i prodotti abortivi, i prodotti del concepimento, i feti per i quali non sia richiesta sepoltura vengono, di norma, avviati a cremazione e le ceneri conferite nel cinerario comune a loro appositamente dedicato». Sarà un luogo aperto, un giardino, da creare nel Cimitero Maggiore di Milano. Un «luogo austero», assicura l´assessore comunale Pillitteri. L´approvazione nell´assemblea cittadina, visti i numeri della Casa delle libertà, è scontata. Così come nell´ente gemello, la Regione Lombardia, la Cdl ha approvato giusto due mesi fa una nuova normativa che rende possibile la decisione del Comune. Quale? In Lombardia anche i feti sotto le venti settimane, derivanti da aborti volontari, non sono più assimilabili a rifiuti ospedalieri e dunque smaltiti dagli ospedali. Possono essere sepolti, se la madre lo chiede. Oppure devono essere cremati e le ceneri portate nei cimiteri. Una decisione che le associazioni di donne hanno bocciato decisamente, leggendola di fatto come un attacco indiretto alla legge 194 sull´aborto. Da lì le polemiche, le accuse. Ma nessuna retromarcia.
La novità della Lombardia è dunque diventata norma, e adesso spetta ai Comuni lombardi recepirla. Milano lo fa per prima, aggiungendo quel «cinerario comune a loro appositamente dedicato» per i feti che le madri non vogliono vengano sepolti. E che dunque debbono venire cremati. «Un segno di pietà. La nuova normativa regionale non incide sulla legge 194», insiste l´assessore Pillitteri, forzista. Che «da laico e da cattolico» assicura che ormai «la legge sull´aborto non si tocca». Intanto, però, scattano le prime proteste contro la proposta comunale. «Non ha senso creare un cimitero per le ceneri dei feti a meno che non si voglia creare una "tomba del bambino mai nato"» denuncia Alessandra Kustermann, una delle più note ginecologhe della Mangiagalli. «Questa proposta è frutto di una campagna ideologica - spiega Susanna Camusso, il segretario regionale della Cgil - e l´obiettivo è quello di colpevolizzare le donne».