Articolo da " La Repubblica" del 18 gennaio 2008


Aborto in Francia, la fuga delle donne
Dai medici sempre più no. E negli Usa è calo record dal 1976
Sono fino a 5000 le donne che scelgono di andare in Spagna e in Olanda

GIAMPIERO MARTINOTTI
dal nostro corrispondente
PARIGI - Un dramma accompagnato da una gimkana fra cliniche private, ospedali pubblici e ginecologi: abortire è difficile in Francia. In tutti i sensi. Malgrado la scarsa influenza sulla società della Chiesa cattolica, malgrado l´efficienza delle strutture ospedaliere, molte donne si vedono rifiutato il diritto all´interruzione della gravidanza e devono spesso andare all´estero. Una situazione critica, sottolineata da una campagna pubblicitaria lanciata ieri dai Centri per la pianificazione familiare: «Viviamo in una società giudeo-cristiana che trasmette una certa morale e colpevolizziamo sempre le donne che vogliono abortire: sono percepite come irresponsabili o in situazione disperata. L´aborto dovrebbe essere qualcosa di normale, banale».
Un punto di vista fin qui largamente condiviso e oggi discusso in un mondo che sta cambiando: negli Stati Uniti, il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza è sceso nel 2005 a un minimo storico, anche se in questo caso le ragioni sono diverse: l´arrivo della Ru-486, la pillola abortiva, ha profondamente modificato i comportamenti di medici e donne.
La situazione francese è diversa e per certi versi sconcertante. Non esiste un vero dibattito o una vera pressione per rimettere in discussione la legge Veil del 1974. C´è tuttavia un´incuria generalizzata, particolarmente sentita nella regione parigina, che accoglie il 18 per cento della popolazione, ma dove è praticato il 25 per cento degli aborti. Interrompere la gravidanza è spesso una corsa contro il tempo: molte cliniche private rifiutano per l´assenza di impegnativa del servizio sanitario nazionale, i tempi per gli interventi sono spesso superiori ai 15-20 giorni, un numero crescente di medici invoca la clausola di coscienza e i centri dedicati all´interruzione volontaria di gravidanza sono diminuiti. Un´inchiesta svolta tre anni fa, aveva dimostrato che il 47 per cento delle chiamate telefoniche per fissare un appuntamento in vista di un aborto si concludono con un rifiuto. Certo, molte donne decidono di abortire troppo a ridosso dei termini legali (dodici settimane di gravidanza), ma è altrettanto vero che nel 94 per cento delle strutture ospedaliere l´aborto è praticato in funzione degli orari lasciati liberi dalle altre attività. E secondo i centri di pianificazione familiare la richiesta di un´ecografia prima di intervenire allunga i tempi e crea forti pressioni psicologiche sulle donne. Il risultato è che molte finiscono per andare ad abortire in altri paesi. Sarebbero fra le 3 e le 5 mila, dirette soprattutto in Spagna e in Olanda, dove l´aborto è possibile senza limiti di tempo in caso di «rischio psicologico» per la madre. Il numero degli aborti Oltralpe resta stabile (215-220 mila all´anno), ma il suo tasso ogni mille donne (12,9) è relativamente alto in Europa.
Diversa la situazione negli Stati Uniti, secondo uno studio rivelato dal Washington Post. Nel 2005 il numero degli aborti è sceso a 1,2 milioni, il livello più basso dal 1976. Le ragioni sono molteplici, comprese le difficoltà a trovare un servizio disposto a praticare l´interruzione di gravidanza, ma la diffusione della pillola abortiva avrebbe svolto un ruolo di primo piano: la Ru-486 sarebbe somministrata anche in quegli ospedali dove vengono invece rifiutati gli interventi chirurgici.