Record di bimbi prematuri. E strutture inadeguate
In Italia 50.000 nati prima della 38esima settimana. Ancora polemica sul documento dei saggi
La neonatologa Pignotti: mai potrò rianimare immaturi senza il sì dei genitori
MARINA CAVALLIERI
ROMA - Bambini prematuri da curare, rianimare, sospingere verso la vita, ma strutture inadeguate, insufficienti per affrontare le nascite "al limite". Il giorno dopo il parere del Comitato di bioetica («Il feto va sempre rianimato») rimangono i dubbi, sorgono perplessità. Il Comitato, schierandosi a favore della rianimazione dei neonati fortemente prematuri ma con segni di vitalità, indipendentemente dell´età gestazionale del nascituro e dalla volontà dei genitori, ha voluto ribadire un principio etico, ma non ha considerato la questione pratica: le Unità di terapia intensiva neonatale sono centoventi in Italia ma non sempre adeguate. La crescita dei parti pre-termine, denunciano i medici in prima linea, prevede un «ripensamento» dell´organizzazione di questi reparti, luoghi dove la vita è quella racchiusa in un corpicino che pesa un chilo, è poco più di un battito.
«L´Italia è molto variegata, stabilire un principio assoluto non è solo pericoloso ma stupido», dice Carlo Flamigni, ginecologo, membro del Comitato di Bioetica ed esperto del Consiglio superiore di sanità. «Riempiranno i letti delle terapie intensive bambini che avranno scarse possibilità di sopravvivenza o condannati a vivere come vegetali mentre forse non troveranno posto bambini che si possono salvare. È un invito all´accanimento terapeutico».
Parere contrario anche da Maria Serenella Pignotti, neonatologa, medico legale e relatrice della Carta di Firenze, un documento sulla rianimazione dei prematuri redatto nel 2006. «Come medico neonatologo non posso fare a meno di dichiarare che mai potrò rianimare, in mancanza di un espresso consenso dei genitori, neonati di bassissima età gestazionale la cui immaturità è internazionalmente ritenuta, per la totale assenza di evidenze scientifiche, incompatibile con la sopravvivenza».
Interrogativi etici, ma non solo. I parti prematuri sono aumentati, negli ultimi 10 anni, nei paesi industrializzati, del 20 per cento, in Italia i bambini nati prima della 38/ma settimana sono circa 50.000 l´anno. Ma per quanto riguarda la sopravvivenza dei forti prematuri, rimangono le differenze territoriali, a Nord si sopravvive più che a Sud. «In Italia - afferma il segretario del principale sindacato dei medici dirigenti, l´Anaao-Assomed, Carlo Lusenti - si contano 120 unità di terapie intensiva neonatale, le Tin. Un numero insufficiente se si tiene conto del fatto che esistono 300 aziende sanitarie sul territorio. Il rapporto è, dunque, di una Tin ogni 3 aziende sanitarie, ma in ciascuna azienda il numero di parti e aborti è sicuramente rilevante». Tra i principali problemi con cui le Tin devono fare i conti c´è l´aggiornamento delle tecnologie e la preparazione del personale. «C´è carenza di neonatologi e infermieri specializzati. Gli specialisti iscritti alla Società di neonatologia - dice il direttore della Tin del Policlinico universitario di Messina Ignazio Barberi - sono infatti 1800, un numero sicuramente insufficiente».