"Il feto va sempre rianimato" bioetica, il documento dei saggi
MARIO REGGIO
ROMA - Il feto viene alla luce prematuro? Presenta segni di vitalità? Allora deve essere curato e rianimato anche se i genitori di dicono contrari. Lo ha deciso, a maggioranza, la Commissione nazionale di Bioetica. Ma restano alcuni di punti interrogativi. Anche i ginecologi cattolici non sanno indicare se le pratiche di rianimazione devono essere praticate solo dopo la ventiduesima settimana di gravidanza, anche perché ogni feto ha caratteristiche diverse. E malgrado i progressi delle terapie si rischia l´accanimento terapeutico. E poi fa discutere l´esclusione dei genitori da qualsiasi decisione. Tra l´altro il quesito è uno dei tre, assieme all´applicazione integrale della 194 e della Ru486, sottoposti dal ministro della Salute Livia Turco al Consiglio superiore di Sanità che non ha ancora espresso il suo parere.
Un documento che, nonostante sia stato approvato dalla maggioranza, ha comunque determinato una spaccatura all´interno del Cnb, con alcuni membri, tra i quali il ginecologo Carlo Flamigni, che si sono dichiarati contrari. E la posizione assunta dal Comitato si allontana da quella espressa invece dagli esperti: documenti di molte società scientifiche, infatti, indicano nella ventiduesima settimana il limite al di sotto del quale le cure intensive al neonato si configurerebbero come accanimento terapeutico.
Insomma, si pongono dei ‘limiti temporali´ alle cure sulla base dell´età del feto, cosa che secondo il Cnb è inaccettabile.
Il punto centrale del documento, spiega il vicepresidente del Cnb Lorenzo D´Avack, «è che si ritiene che il feto debba essere rianimato sempre se è vitale. Non è eticamente accettabile, cioè, porre dei paletti temporali per fissare a partire da quale età gestazionale si debba o meno procedere alla rianimazione del feto». Altro nodo centrale è rappresentato dal ruolo dei genitori in queste difficili circostanze: «E´ chiaro - dice D´Avack - che è sempre opportuno cercare una linea condivisa con i genitori, che vanno adeguatamente e costantemente informati. Tuttavia, nella eventualità che, in presenza di feto vitale fortemente prematuro, non si giunga ad una posizione condivisa, allora deve essere prevalente la decisione del medico a favore della rianimazione. Ad eccezione, però, se si tratta di terapie sperimentali, nel qual caso il parere dei genitori è invece vincolante». Totale dissenso arriva da Carlo Flamigni, ginecologo e membro del Cnb, che sottolinea di aver espresso un voto contrario, annunciando che presenterà un parere di dissenso: «In situazioni di questo tipo - afferma - il parere dei genitori nella decisione di procedere alla rianimazione del feto nato fortemente prematuro, e che potrebbe avere gravi danni o deficit, deve essere vincolante». Il punto vero, conclude Flamigni, è che «una vita senza alcuna qualità o speranza, a mio parere, non merita di essere vissuta».