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MILANO - «Uno di noi, Ferrara uno di noi... Uno di noi, Ferrara uno di noi...». Composti quasi fino alla fine della serata, nonostante le numerose contestazioni, i giovani militanti ciellini che affollano il Teatro Dal Verme, dietro al governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, seduto in prima fila, scattano in piedi ed esplodono in un liberatorio coro da stadio quando Giuliano Ferrara tuona nel microfono contro «lo stato pietoso dell´università di Roma che vuole negare la libertà di parola al professor Ratzinger». E si spellano le mani per gli applausi quando il direttore del Foglio, che secondo alcune indiscrezioni nei giorni scorsi sarebbe stato ricevuto in Vaticano dal Papa (anche se le fonti ufficiali per ora non confermano), spiega finalmente, senza tanti giri di parole, che «l´aborto è un omicidio. Di più: che non esiste omicidio più perfetto dell´aborto perché è l´assassinio del futuro di un uomo». Teatro gremito da 1200 persone, ieri sera, per il lancio ufficiale, da Milano, della richiesta di moratoria internazionale sull´aborto. Col silenzioso sostegno di Sandro Bondi, presente in sala, ma che preferisce non intervenire sul palco.
Non solo applausi, ma anche fischi, urla, molti insulti, da parte di un gruppetto di femministe e qualche contestatore portato via di peso. Ferrara non si scompone. Seduto da solo al tavolino legge la lettera inviata al Segretario generale dell´Onu, firmata da personalità della scienza e della cultura, contro l´aborto selettivo: «L´aborto selettivo e la manipolazione selettiva in vitro sono oggi la principale forma di discriminazione su base eugenetica, razziale e sessuale nei confronti della persona umana. Quella stessa persona umana che le Nazioni Unite tutelano all´articolo 6 della propria carta dei diritti».
In sala la tensione è palpabile. Il primo contestatore a venire portato via, quasi subito, dalle forze dell´ordine, è Pietro Ricca, noto alle cronache per aver urlato a Silvio Berlusconi «buffone» durante un´udienza in tribunale. Strilla contro Ferrara e contro i giornali che gli danno troppo spazio. Poi è la volta di un paio di donne particolarmente combattive che urlano «Vergogna! Il corpo è delle donne! Sono le donne che devono decidere! Vai a casa!» Mentre un´altra, in fondo alla grande sala, circondata dal servizio d´ordine, inscena una danza silenziosa, portando le due mani unite nel simbolo femminista sopra alla testa.
Ferrara annuncia l´inizio di una grande battaglia «culturale, di civiltà». Chiama alla mobilitazione: «Facciamo nascere circoli per la moratoria. Diffondiamo il testo della lettera al segretario dell´Onu. Fondiamo comitati nelle parrocchie, nelle scuole, nelle università. Una campana è suonata per tutti noi». E chiama con durezza allo scontro perfino Silvio Berlusconi: «Spero si decida a uscire da quel riserbo che è anche un´assenza sulle questioni civili e morali».
Parlando di aborto selettivo evoca «la pratica eugenetica dei medici nazisti». Si appella al «diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale». Spiega di non chiedere la persecuzione penale delle donne che abortiscono, ma di combattere «la civiltà della rupe Tarpea».
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