Ferrara: "A Genova aborto per un reality"
"Cliniche-Auschwitz". Il sindaco: caccia alle streghe
DONATELLA ALFONSO
MASSIMO CALANDRI
GENOVA - Giuliano Ferrara la chiama «una vergogna senza precedenti». Invita l´amico Silvio Berlusconi a scendere in campo, invece di fare «l´anarchico etico» e «girare la testa dall´altra parte». Mentre nel capoluogo ligure la starlette indagata viene ascoltata dal magistrato nella massima discrezione, il direttore del Foglio denuncia: «A Genova è stato ucciso un bambino per un reality show, solo perché la persona non voleva che si sapesse in giro. La trovo una cosa pazzesca, un tradimento della legge 194». Ferrara polemizza, promuove la sua lista elettorale "Aborto, no grazie" - ed innesca una dura polemica politica. Il ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, gli risponde secca: «Le parole pesano, e la politica ha anche il dovere di restituire un´etica ai linguaggi, alle battute. Ma io non sto al gioco di chi vuole alzare i toni, magari per rilanciare una lista che ha poca speranza di ottenere un qualche risultato». L´inchiesta genovese sugli aborti clandestini, il suicidio del medico che li praticava, le confessioni di una protagonista della televisione che ammette di essersi rivolta al dottor Ermanno Rossi perché «con la nascita di un figlio temevo di pregiudicare la mia carriera». Ferrara commenta evocando slogan nazisti: «Sulle cliniche abortiste andrebbe scritto: ‘Abort macht frei´. Così come ad Auschwitz c´era scritto: ‘Arbeit macht frei´». E ancora: «La pillola Ru486 è il ponte tra la legge 194 e i fatti di Genova: non ci sarà più bisogno di andare in un consultorio, si andrà da un ginecologo, si assumerà una pillola e in bagno sarà espulso un bambino. Questo è il futuro che preparano ministri come Turco o Pollastrini». Un altro ministro, Emma Bonino, se la prende con l´ex presidente del Senato, Marcello Pera: «La sua equazione tra aborto e omicidio contrasta con il codice penale e con una legge dello Stato che, fino a prova contraria, tutte le forze politiche, inclusa la sua, hanno dichiarato di non voler mettere in discussione». Il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè, ironizza invece sulla contraddizione ‘veltronesca´ di Gianfranco Fini: «Oggi riconosce che l´aborto, comunque lo si intenda, comporta la soppressione di una vita che ha inizio sin dal concepimento. Però tre anni fa sosteneva il referendum contro la legge 40 che prevede la difesa dell´embrione umano. Ne sarà comunque contento Berlusconi che invece, sui valori ‘non negoziabili´, ha sempre preferito l´anarchia di coscienza piuttosto che l´assunzione di impegni precisi».
Il sindaco genovese Marta Vincenzi se la prende con le affermazioni di Ferrara: «E´ in questo clima terribile, che dipinge le donne come assassine, che nasce il ritorno all´aborto clandestino. Per chi ha soldi e possibilità, presso medici compiacenti. Per le altre, non vorrei che ci fossero i ferri delle mammane sul tavolo da cucina... Mi chiedo perché donne che hanno strumenti culturali ed economici non utilizzino le strutture pubbliche: bisogno di privacy, di trafile più semplici? Anche questo significa che la legge 194 non solo va difesa, ma va applicata e migliorata. Questa caccia alle streghe danneggia la legge e danneggia le donne».
Nel frattempo nel capoluogo ligure sono iniziati i primi interrogatori delle otto donne indagate per aver abortito negli studi privati del dottor Rossi, il ginecologo morto suicida lunedì sera. Ieri il pm Sabrina Monteverde ha interrogato per prima la trentaseienne star del reality, che era assistita da un avvocato. L´incontro è avvenuto lontano dal tribunale. Il magistrato ha ascoltato una seconda indagata, stamani sono in programma altri appuntamenti. Per loro, così come per le altre rimaste coinvolte nella vicenda, si profila una soluzione in tempi molto brevi. Un patteggiamento che dovrebbe concludersi con il pagamento di una multa da 51 euro o con una condanna fino a sei mesi di reclusione, se l´aborto clandestino è avvenuto quando il feto aveva già superato i tre mesi.