Roberto Zanini
Il governo Lula ha perso, anzi straperso. E il papa ha vinto, anzi stravinto. La commissione giustizia e costituzione della camera del Brasile ha seppellito l'altra sera con 57 voti contro 4 il progetto di legge numero 1135 sulla decriminalizzazione dell'aborto. La scorsa settimana un'altra commissione parlamentare, quella per la sicurezza sociale e la famiglia, aveva anch'essa votato contro il progetto di legge, in proporzioni piuttosto simili.
In Brasile l'interruzione volontaria della gravidanza è un reato penale, prevede da uno a tre anni di detenzione, è depenalizzato soltanto in caso di stupro o di pericolo di vita della madre. Il Brasile, è utile ricordare, è il paese in cui vive il maggior numero di cattolici del mondo: 127 milioni di brasiliani si dichiarano cattolici (nel numero due, il Messico, ci sono 80 milioni di cattolici, il terzo è l'Italia con 56 milioni).
Era datato nientemeno che 1991, il progetto di legge affondato ieri definitivamente - se nessun deputato lo rilancerà entro cinque sessioni del parlamento o se almeno 51 deputati non lo riproporranno alla camera, cosa che appare improbabile. Da diciassette anni faceva la spola tra le varie istanze del potere legislativo brasiliano, sollevando emozioni a ogni passo. Una delle più nette l'aveva regalata lo stesso Benedetto XVI in occasione del suo primo viaggio in Brasile, nel maggio del 2007. Sull'aereo gli chiesero che ne pensava dei vescovi messicani che proprio il giorno prima avevano minacciato di scomunicare i parlamentari che avessero votato a favore dell'aborto. «La scomunica è prevista dal diritto canonico», rispose il pontefice, e prima che il portavoce papale potesse farci qualcosa, tutti i media mondiali riportavano la stessa notizia: il papa pronto a scomunicare chi vota per l'aborto.
Un anno dopo il Vaticano ha raccolto il frutto dei suoi fulmini preventivi e la legge che avrebbe reso possibile abortire viene soffocata sul nascere appena prima di diventare maggiorenne, con l'esplicita - e rumorosa - soddisfazione dei gruppi cattolici che hanno affollato il luogo del dibattito prima pregando e poi cantando. Anche alcuni deputati si sono presentati all'appuntamento con foto di feti abortiti appese al collo, il più fantasioso Carlos William del Ptc (Partido trabahalista cristiano), arrivato con una piccola bara con un bambolotto incorporato. La Conferenza episcopale brasiliana ha fatto lobby aperta e pesante, fino a fermare di fatto il ministro della salute Jose Temporao e il suo progetto di referendum sull'aborto.
Tra i pochi deputati che hanno votato a favore del progetto di legge c'è Jose Genoino «Non si può trattare questo argomento come un problema religioso: questo è un problema di salute pubblica» ha detto l'ex capo del Pt, il Partido dos trabalhadores di Lula nonché principale partito di governo. Entusiasta invece il relatore della proposta, Eduardo Cunha, del governista Pmdb: «E' il mio giorno più felice da quando sono parlamentare, se anche avessi fatto solo questo ne sarebbe valsa la pena».
Viene stimato che, nonostante il carcere, siano almeno tre milioni le donne brasiliane che abortiscono ogni anno, e almeno duecentomila l'anno sono costrette al ricovero in ospedale per le conseguenze di un aborto clandestino. La sorpresa statistica è in uno studio dell'Università di Brasilia: un buon numero di esse sono donne tra i 21 e i 29 anni che lavorano, usano contraccettivi e sono cattoliche, spesso già madri.