Articolo da "Il Manifesto " del 10 marzo 2007


Il ministro Turco difende la 194 dagli attacchi della destra
All'ospedale San Camillo di Roma si chiede alle donne il consenso di non rianimare i feti sopravvissuti. E si scatena la polemica

Sara Farolfi
È bufera sull'ospedale San Camillo di Roma. L'applicazione di un consenso informato alle donne che si sottopongono all'aborto terapeutico, per la rinuncia alle cure intensive nel caso di sopravvivenza del feto, accende l'ennesimo scontro politico in materia di bioetica. Attacca la destra (da An all'Udc), non perdendo l'occasione per mettere nuovamente in discussione la legge 194 che dal 1978 regola la pratica abortiva. «Il problema non è quello di rivedere la legge - dice Livia Turco, ministro alla Salute - La 194 dimostra che l'obiettivo è stato raggiunto nel senso di una riduzione delle interruzioni volontarie di gravidanza»
Spiegano dal San Camillo che il modulo per la rinuncia alle cure intensive nel caso che il feto sopravviva all'aborto praticato tardivamente, «verrà applicato solo nel caso di gravi malformazioni del bambino». La pratica risale a circa tre mesi fa. Dopo un caso simile a quello avvenuto nei giorni scorsi all'ospedale Careggi di Firenze, su cui la Procura della città ha avviato un'inchiesta conoscitiva: il feto di ventidue settimane uscito vivo dalla pancia della madre che, in seguito alla diagnosi di una grave malformazione (poi rivelatasi non corretta), aveva deciso di ricorrere all'aborto terapeutico, si è spento due giorni fa. Dopo meno di una settimana di vita e nonostante la terapia intensiva praticata dai medici.
La materia è delicata. Chiama in causa la 194, nella misura in cui la legge prevede che l'aborto terapeutico possa essere praticato, «quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto», entro la venticinquesima settimana. Il punto, almeno per restare al dibattito tra i medici, è proprio questo: quand'è che sussiste la possibilità di vita autonoma del feto? Secondo molti neonatologi i feti nati prima della ventitreesima settimana non hanno alcuna possibilità di farcela, tranne rarissime eccezioni.
«Il vero problema - spiega Giovanna Scassellati, responsabile del Centro di interruzione di gravidanza del san Camillo - è il concetto di vita autonoma del feto, in Olanda ad esempio sotto i 18 mesi i bimbi non vengono rianimati; l'obiettivo in questo caso mi sembra invece che sia la messa in discussione della 194».
«L'orrore è servito - è il commento dell'associazione Scienza e Vita - In questo modo si pongono le premesse per scelte eugenetiche». E giù con gli attacchi. Un'indagine amministrativa sulla legittimità della pratica del consenso informato, è quanto auspica il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Bruno Prestagiovanni (An). «Decisione antiumana quella dell'ospedale romano» tuona Alfredo Mantovano (An). «Una sistematica violazione della 194» titola l'editoriale dell'Osservatore Romano. Poi, nell'ordine, arrivano le dichiarazioni infuocate di Riccardo Pedrizzi, presidente della consulta etico religiosa di An («la 194 è sistematicamente violata») e Isabella Bertolini di Forza Italia («serve un'ispezione per indagare le compatibilità delle pratiche seguite negli ospedali italiani con la 194»). Fino all'Udc, con Rocco Buttiglione che annuncia «una proposta di legge, al più presto, contro l'aborto oltre la ventesima settimana».
La sinistra è costretta a difendersi. «Le questioni di cui si discute in questi giorni - commenta Luana Zanella dei Verdi - hanno riaperto una vera e propria caccia alle streghe». «La 194 non si tocca» afferma Tiziana Valpiana di Rifondazione Comunista. Enrico Boselli sostiene che «se un aborto terapeutico fallisce, questo non mette in discussione una legge che ha garantito la dignità e la vita a tante donne italiane». Vittoria Franco, coordinatrice delle donne dei Ds, dice che «non è nella 194 l'origine di eventuali errori nella diagnostica». Proprio come il ministro Turco che però aggiunge «troppa medicalizzazione e solitudine della donna hanno portato a una perdita del valore della nascita».