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Le due facce dell'ozono
Ad Agraria si è discusso di ecosistemi forestali e inquinamento da ozono Sapevano i non addetti ai lavori che non tutto l'ozono è 'buono'? E che molte piante, se sottoposte a stress da inquinamento o siccità, possono produrre agenti inquinanti, che contribuiscono ad aumentare l'effetto serra? E' di questi problemi che si è parlato nel giugno scorso, al convegno organizzato a Pisa dalla Facoltà di Agraria, insieme alla Società Italiana di Patologia Vegetale e alla Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale. I problemi ambientali legati all'ozono, un legame altamente reattivo di 3 atomi di ossigeno, sono di duplice natura. Se da un lato la riduzione della sua concentrazione nella stratosfera (tra i 12 e i 50 km dalla terra) è rischiosa per la vita, dall'altro l'aumento della concentrazione dell'ozono nella troposfera (fino a 12 km) costituisce un non trascurabile fattore di rischio. "Le attività dell'uomo sono così scellerate - ha esordito il prof. Giacomo Lorenzini - che da una parte diminuiscono la quantità di ozono buono e dall'altra aumentano quella di ozono cattivo". Non esistono sorgenti dirette di ozono troposferico. Il gas, incolore e dall'odore caratteristico, è un inquinante secondario e si sviluppa a partire da altre due sostanze tossiche dette "precursori": ossido di azoto e idrocarburi (sostanze volatili organiche). La causa fondamentale (antropica) della presenza nell'ambiente di questi precursori è il traffico veicolare. Per la formazione dell'ozono è necessaria inoltre un'intensiva insolazione, perché il ciclo è di tipo fotolitico. Il problema è tipicamente legato alle ore più calde della stagione estiva. Esiste inoltre una stretta correlazione tra traffico veicolare e ozono 'cattivo', ma questo non significa che il problema sia circoscritto alle aree urbane e alle loro esigue superfici di verde ornamentale. Sia gli idrocarburi che l'ozono possono essere trasportati per centinaia di km, cosicché anche le zone rurali e forestali finiscono per essere sistematicamente interessate dal fenomeno. "Non solo il problema esce dalla città, ma ci sono anche evidenze - afferma Lorenzini - che nelle aree extraurbane il problema è più severo. Questo è spiegabile col fatto che in pieno centro si forma molto più ozono, ma per la ricchezza di inquinanti, in particolare di ossido di azoto, con il quale l'ozono procede ad una reazione di ritorno e si riduce ad ossigeno, il suo potenziale nocivo si riduce". Il livello di base (naturale) dell'ozono troposferico è stato individuato in alcune decine di ppb (pars per billion). Una città di medie dimensioni come Pisa può avere dei massimi locali durante l'estate nell'ordine di 100-150 ppb. Alcune stime e analisi di serie storiche ci dicono che la concentrazione di ozono troposferico sta aumentando di alcuni punti percentuali all'anno e che il suo livello in un secolo è raddoppiato, con la crescita del numero delle vetture circolanti. I principali effetti fitotossici dell'ozono 'cattivo' si distinguono in effetti fitotossici manifesti (clorosi ed eventualmente di necrosi, anche se pare che nessuna pianta sia mai morta per ozono), effetti diretti primari subliminali (il danno invisibile: riduzione di biomassa, riduzione o inibizione della fotosintesi con aumento della respirazione e dei sistemi enzimatici, lesioni biochimiche, danni a livello infrastrutturale, limitazione delle capacità riproduttive), effetti subliminali secondari, così chiamati perché si manifestano in presenza di altri fattori di stress (in presenza di temperature particolarmente rigide e stress idrici le piante esposte ad ozono hanno una ridotta resistenza). Agli effetti fitotossici dell'ozono si affiancano quelli sulla salute umana, sui manufatti (vernici, coloranti, ecc.) e la sua attitudine come gas serra (7% del fenomeno complessivo). La ricerca in atto e futura mira all'individuazione di marcatori diagnostici precoci del danno da ozono in foresta, alla mappatura delle specie maggiormente sensibili all'ozono, alla comprensione degli effettivi meccanismi di assorbimento dell'ozono da parte delle foglie, alla valutazione delle conseguenze della produzione di idrocarburi (isoprenoidi) da parte delle piante, in particolare quelle esposte ad ozono, all'analisi delle interazioni delle risposte tra ozono e altri inquinanti, la previsione a medio e lungo termine delle conseguenze dell'esposizione ad ozono della vegetazione naturale e la stima del relativo impatto economico. |
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