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10 novembre 2001
Berlusconi sconfitto!!
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10 novembre 2001 Manifestazione a Roma contro l'aggressione all'Afghanistan
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10 novembre 2001
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10 novembre 2001
Analisi della situazione.
Fini è più astuto di Berlusconi e aveva annusato che indire una manifestazione poteva trasformarsi in un boomerang perchè, considerato che le cose potevano andare diversamente dalle previsioni, i riflettori si sarebbero spostati sulla contraposizione fra le due manifestazioni mettendo in effettiva evidenza i numeri.
Così infatti è stato.Tre a uno il rapporto numerico a favore del movimento "no global" contro i filoamericani guerrafondai e ladri di risorse energetiche. Nelle previsioni doveva essere il contrario.
Si ha così di riflesso una potentissima legittimazione di un movimento che Fini ha tentato di criminalizzare e impaurire a Genova. Perchè non dimentichiamolo il pericolo futuro è Fini che per fortuna ora si trova lo spazio ridotto per i suoi giochi politici e deve fare buon viso a cattiva sorte.
Va aggiunto che l'arma propagandistica principale del regime questa volta ha sparato contro Berlusconi: i sondaggi e le statistiche dicono che la netta maggioranza degli italiani è contro la guerra!! Ciò a fronte del 90% del parlamento che ha votato in modo quasi unanime per l'intervento militare.
Quindi di fatto si crea una scollatura mai vista fra paese reale e partiti e a rappresentare questa scollatura è proprio il movimento "no global".
Ai berluscones gli sono rimaste in mano, oltre alle bandierine americane, solo le polemiche con il centrosinistra che non ha voluto partecipare alla manifestazione a "stelle striscie". Interessante e preoccupante è invece rilevare in questo frangente, il comportamento dei mass media che oramai sempre più all'unisono vanno verso una informazione falsa, pilotata e di regime.
Non c'è solo la scandalosa trasmissione di Rai uno e delle TV mediaset; tutti i giornali dell' 11 novembre hanno sulle prime pagine le foto delle bandierine americane nonostante i conclamati rapporti numerici in Piazza. Il Corriere della Sera si lascia sfuggire nei sottotitoli che con Berlusconi ci sono 40 mila persone e oltre 100 mila con i "no global" .
Solo la Repubblica stampa due foto: una ai "filo americani" e una ai "no global" ma giusto per caratterizzare l'editoriale cerchiobottista e da "sinistra filoamericana" di Eugenio Scalfari, dal titolo "Le due grandi ipocrisie in Piazza" e relega ad un commento di Curzio Maltese la sconfitta numerica e politica di Berlusconi.
Certo il movimento "no global" ha ancora una scarsa concezione delle priorità politiche da affrontare in questa situazione di svolta epocale e rischia di essere cadaverizzato dalle logiche mortifere delle vecchie sinistre vampiresche in cerca di sangue fresco per sopravvivere. In questo momento comunque non servono divisioni perchè siamo piombati in una situazione di regressione e ci sono dei nemici storici, sotto nuove sembianze, da combattere.
Pur sempre, chiarezza va fatta in ogni frangente. |
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4 giugno 2004
Cronaca | 1 | 2 | 3 | Foto | 1 | 2 | 3|
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4 giugno 2004
Analisi della situazione
Adesso un ciclo è veramente chiuso. A dire il vero neanche malissimo. Resta ovviamente pur sempre il problema di scrollarsi di dosso i soliti Bertinotti, Agnoletto, Pecoraro Scanio, Cento, Casarini, Bernocchi... Eccco: se tutto il corteo avesse gridato slogans di auguri malefici verso il potere e le sue bande armate il problema sarebbe definitivamente risolto per via ideologica senza bisogno di cappucetti, cassonetti, fumogeni e vetri rotti. Sarebbe sufficiente questo per creare uno spartiacque verso chi lavora costantemente ed alacremente per lo sviluppo della "falsa coscienza" pacifista che rende il movimento del tutto impotente di fronte ai "signori della guerra". In particolare bisogna denunciare tutto quello pseudo pacifismo catto-comunista che dovrebbe quantomeno scandalizzarsi per il fatto che il Papa abbia anche solo accettato di incontrare l'idiota e criminale GW Bush. Ma così non è.
Purtroppo il retaggio istituzionale, con i suoi richiami all'articolo 11 della Costituzione, al ruolo dell'ONU ed altre amenità del genere, con i suoi meccanismi legalitari e di autocensura è sempre ben attivo nel disinnescare ogni possibilità di evoluzione in senso antimilitarista ed antistatale del movimento pacifista. Oggi il punto di svolta consiste nello sviluppo di un movimento contro la catastrofe globale incombente e che erediti, dalla storia politica del secolo scorso, le basi più chiare e coerenti su cui fondarsi.
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Dal 10 novembre 2001
al 12 aprile 2003.
Cosa è cambiato?
Roma 12 aprile 2003
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12 Aprile 2003.
Analisi della situazione
Troppe cose sono successe dal 10 novembre 2001 ad oggi. Troppe manifestazioni si sono svolte a Roma dal giorno in cui il movimento, pur nella sua esclusiva specificità, aveva dato una grande dimostrazione di forza e di spessore politico. Poi sempre di meno. I vari anacquamenti con la CGIL, i girotondi e il pacifismo di maniera: con il risultato che ai cortei di oggi partecipano anche i guerrafondai di ieri (ulivisti) e dal canto loro gli antagonisti sono ridotti al ruolo di disturbatori. Quella volta si bruciavano le bandiere americane ora si stende un kilometrico "velo pietoso" su un movimento senza contenuti caratterizzanti. Quella volta 120 mila persone sembravano una enormità in confronto alle 30/40 mila di Berlusconi, ed era stata una effettiva vittoria politica! Oggi se non ci sono 3 milioni (chi sarà quell'imbecille che aveva preannunciato questa cifra?) si parla di delusione. Oramai è sempre più chiaro che sono i contenuti che contano. Se il Papa fosse riuscito a fermare Bush, forse lo si poteva anche prendere in considerazione, ma visto che quella di Woytila era una finta, allora non si discute proprio. E' chiaro che il pacifismo è una beffa. Solo con una critica antimilitarista e, oggi come oggi, soprattutto ecologista, al nuovo imperialismo e alla sua economia, si può fondare un movimento che guardi lontano. |
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