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1 Maggio 2005
Disastri ambientali
DISASTRI AMBIENTALI
il Corridoio 5 è un disastro ambientale
non solo per il Carso ma anche per la bassa friulana.
La Commissione Ministeriale per la Valutazione di impatto ambientale ha bocciato il tunnel di 24 Km nel Carso ma i DS insistono e allora adesso che si può fermare il progetto bisogna dire al solito Mauro Travanut, ora nel ruolo di battistrada delle politiche maniacali del "Re del caffé" Riccardo Illy, che o la smette di confondere le idee alla gente (per fregarla) oppure che si ritiri dalla politica.
Messaggero Veneto 30 aprile 2005

Che la Caffaro sia un disastro ambientale è una cosa che sanno tutti da decenni, finalmente se ne è accorta anche la Magistratura. Gli unici che continuano a negare l'evidenza, oltre ovviamente al padronato, sono i Sindaci della zona con in testa il famigerato diessino Roberto Duz (nella foto) che peraltro recentemente ha dichiarato di essere "amico della Procura"(?!)

Il Tubone, del disastro ambientale ne ha fatto un metodo politico.

Qui siamo già alla richiesta di rinvio a giudizio ed entro l'anno dovrebbe iniziare il processo (se non verrà insabbiato), così avremo la resa dei conti per Gianfranco Turchetti, Alessandro Florit, Claudio Feruglio ed una ventina fra imprenditori e politici. Ma questi non mollano o meglio è stato costretto a mollare solo Turchetti perchè i diesse dovevano rifarsi il trucco. Si ha l'impressione che il suddetto "amico della Procura" e il suo padrino cioè il solito Mauro Travanut stanno sicuramente covando qualcosa. Infatti l'ex Sindaco di Cervignano si è presentato ad una assemblea del Comitato Ambientale a S. Giorgio di Nogaro e fra le altre cose gli è sfuggito un "vedremo vedremo" riguardante "i rifiuti "liquidi" del tubone. Cioè non contenti di aver provocato un disastro ambientale vogliono continuare quel gioco ed è evidente che stanno lavorando a tutti i livelli per raggiungere i loro nefasti obiettivi. Si è vista anche per i ricorsi contro le bollette la loro capacità di condizionamento politico nei posti che contano. E' chiaro però che secondo la Legge Galli il tubone non può mica appianare il bilancio della gestione del "servizio idrico integrato" con i soldi di attività di impresa conto terzi.I bilanci devono essere separati, lo dice la Galli, che per quanto fatta su misura per tenere in piedi la "banda del tubo" su questo punto non può sgarrare. Il che significa che il tubone come SpA non starà mai in piedi (perfino Cafc e Amga hanno deciso la fusione) Inoltre i soldi delle bollette devono essere vincolati ed utilizzati per "le opere mancanti" (gli allacciamenti) e non per mantenere una Presidente ed uno staff dirigenziale da "compagnia petrolifera".
L'articolo del MV dell' 11/03/05



fiorentino della Fingel di San Giorgio di Nogaro; infine Cristina e Adriano Luci, di Bicinicco e Povoletto, per i loro ruoli di vertice rivestiti nella Depura spa di Povoletto.
I rifiuti. Tra le condotte ipotizzate vi è anche quella d’aver fatto confluire nel cosiddetto Tubone rifiuti incompatibili con le capacità di smaltimento degli impianti in funzione nello stesso, che li riceveva a un prezzo inferiore a quello di mercato e comunque inferiore al costo industriale del corretto processo di smaltimento del rifiuto stesso. Ciò fino al febbraio 2003, data del sequestro.
I funzionari. Claudia Silvestro, di Povoletto, ex dirigente della Provincia responsabile tecnico dell’istruttoria autorizzativa dell’impianto, risponde di falso in concorso con l’ex presidente Turchetti. Secondo il pm Luigi Leghissa titolare dell’inchiesta, le informazioni e i dati non corrisponderebbero al vero. Un’accusa di abuso d’ufficio è contestata al dirigente regionale Giorgio Pocecco, di Duino Aurisina, in relazione al suo ruolo di responsabile del procedimento amministrativo per il rilascio dell’autorizzazione all’impianto.
Il cda. Sono otto i consiglieri dell’epoca (a partire dal maggio 2002) indagati soltanto per le ipotesi contravvenzionali contestate anche all’allora presidente: in pratica, per aver disposto lo smaltimento in assenza di autorizzazione. Sono Claudio Braida, di Palazzolo, consigliere e vice-presidente del Consorzio; quindi Giandavide D’Andreis, Udine; Armando Di Nardo, Carlino; Roberto Gregoris, Ruda; Ivano Milocco, Carlino; Matteo Piasente, San Giorgio; Elda Stefanutto, Carlino; Guido Tognan, San Giorgio.
Perizie e difese. Gli avvocati Roberto Mete e Cesare Tapparo, unitamente agli avvocati Nino Orlandi, Pieraurelio Cicuttini e a quelli per ora d’ufficio nominati dalla procura, sceglieranno adesso la linea difensiva da attuare. Si preannuncia un grande scontro specie sulle perizie che per oltre un anno hanno visto impegnati i consulenti nominati dal gip e dalle difese stesse.

San Giorgio di Nogaro. La Procura di Udine ha chiuso l’inchiesta sugli scarichi in mare del Consorzio depurazione laguna. Tonnellate di rifiuti
Tubone, disastro ambientale: 20 indagati
Inquisiti funzionari di Provincia e Regione, l’ex vertice della Spa, dipendenti, tecnici e imprenditori Per l’intero cda dell’epoca le semplici ipotesi di contravvenzione delle mancate autorizzazioni

Udine. Guido Surza.
Venti indagati e il sospetto che il Tubone, smaltendo abusivamente tonnellate di rifiuti, abbia provocato un disastro ambientale con pericolo per l’incolumità pubblica. È questa l’estrema sintesi dell’inchiesta della procura di Udine sul Consorzio depurazione laguna di San Giorgio di Nogaro, adesso arrivata al capolinea con l’avviso finale agli indagati. Posizioni differenziate per tutto il cda del 2002, funzionari di Provincia e regione, tecnici, dipendenti e imprenditori.
L’inchiesta. Le accuse principali sono mosse a tre persone: l’ex presidente del Consorzio di depurazione Bassa friulana (oggi appunto Consorzio depurazione laguna) Gianfranco Turchetti; quindi Claudio Feruglio in veste di responsabile della gestione degli impianti; e Alessandro Florit in qualità di direttore tecnico. A loro si contesta l’illecito smaltimento di rifiuti, attività diretta a cagionare un «disastro ambientale innominato» provocando un pericolo per l’incolumità pubblica.
Gli altri. Un’ipotesi di concorso nello smaltimento abusivo di ingenti quantità di rifiuti è contestata agli stessi tre e anche a Giordano Burg, di Aquileia, già responsabile tecnico-commerciale al Consorzio e procuratore alla Depura spa fino al 2001; quindi gli imprenditori Giovanni Antonio Di Taranto, di Mogliano Veneto, quale amministratore unico della Fww a Pasian di Prato; poi Roberto Andreani, manager
Comitato di Difesa Ambientale bassa friulana
1 maggio 2005
www.ecologiasociale.org