DIFFERENZE TRA ECOSISTEMI NATURALI ED AGRICOLI
Un sistema agricolo, nonostante il controllo da parte dell’uomo rimane sempre e comunque un ecosistema, anche se con importanti differenze nelle caratteristiche con uno naturale.
La principale differenza in queste due tipologie di ecosistemi consiste nel fatto che la Natura tende a far sopravvivere e competere, e di conseguenza selezionare, il maggior numero di specie viventi. Il suo obiettivo non é la massima produzione di sostanza “economicamente” utile, bensì la sopravvivenza di tutte le specie ed il loro continuo miglioramento ed aumento della fitness adattativa. In natura non importa il fatto che tutte le piante sopravvivano e producano (anzi, questo sarebbe dannoso e, probabilmente, incompatibile con la vita) ma importa che almeno alcune di esse (le migliori, quelle con la fitness adattativa più elevata) riescano a riprodursi ed a perpetuare la propria specie.
L’uomo ha invece come obiettivo di produrre di più e quindi ha interesse affinché la coltura non competa con nessun’altra specie, affinché tutti gli individui possano sopravvivere e produrre. La natura non deve riuscire in questo caso ad esplicare la sua attività selezionatrice (che andrebbe sicuramente contro i canoni produttivi umani). Sarà poi compito dell’uomo selezionare (secondo i propri criteri) quelle sementi provenienti dalle colture che presentano un’elevata produttività, un’elevata efficienza produttiva.
Le differenze sostanziali nelle due tipologie di coltura stanno comunque nel controllo che dipende da vari fattori interni all’ecosistema (quando parliamo di quello naturale) e che invece dipendono da controlli esterni (l’uomo) in quelli agricoli.
Consideriamo anche il flusso energetico che viene utilizzato in modo più efficiente (ricordiamo, dal punto di vista produttivo) nell’ecosistema agricolo, ove la radiazione solare può essere sfruttata con una maggiore efficienza grazie all’utilizzo di altre energie supplementari che comprendono tutti quei mezzi che noi utilizziamo per la coltivazione e che comportano un consumo di energia (es. concimi, macchinari, carburanti...).
Come già prima accennato, nell’ecosistema naturale é presente un elevato grado di biodiversità che é il fondamento necessario per garantire alla specie la capacità di sopravvivenza in seguito a cambiamento dell’ambiente dove l’organismo vive. Ciò non accade negli ecosistemi agricoli perché in questi vige la logica della monocoltura, ove ogni altra specie coltivata (lasciamo perdere per adesso le consociazioni di colture differenti) che vada a danneggiare la crescita della nostra monocoltura, deve essere eliminata.
Il ciclo dei nutrienti é in una situazione di equilibrio nell’ecosistema naturale dove vengono sfruttati ogni anno i residui organici. Nell’ecosistema agricolo ciò non avviene perché la sostanza organica viene quasi tutta asportata con la conseguenza che é necessario apportare nuova sostanza organica al terreno per permettere la crescita delle altre colture. Ciò avviene quindi artificialmente con la fertilizzazione dei terreni.
Negli ecosistemi naturali la sostanza organica tende ad aumentare col tempo, mentre negli ecosistemi agricoli questa tende a diminuire a seguito delle lavorazioni del terreno che provocano un'accelerata ossidazione della sostanza organica del suolo.