La crisi dell'insegnamento della fisica
tratto dal forum dell'AIF di Udine
relazione del 1 maggio 2004
relazione annuale 2004
relazione annuale ed elenco consuntivo delle attività svolte
Uno degli aspetti che più stimola la voglia di esserci nella nostra Associazione è la vivacità e la passione con cui vengono affrontati i problemi che considerano i nostri scopi, le nostre finalità. Sono stato presente a Baia Domizia (CE) sia alla riunione dei Segretari che al Congresso Nazionale e tre sono stati i temi principali affrontati e che mi sembrano idonei a richiamare tutti gli altri: a) la riforma, b) la crisi dell’insegnamento della fisica, c) le prospettive del nostro volontariato.
Provo a riassumere e ad abbozzare qualche riflessione.
Sulla riforma... il Ministro si rivolge alle Associazioni per suggerimenti ... non per rivedere l’impianto. La riforma, se mai decollerà, risponde a esigenze diffuse di ammodernamento e accoglie la domanda del mondo della produzione di preparare meglio gli studenti alla sfida delle tre i: internet, inglese, impresa. A molti non piace lo stile di chi avanza la proposta nè i contenuti che essa esprime. Chiaro... nelle tre i non c’è fisica ma nemmeno tanta di quella cultura che chiamiamo scientifica e umanistica. Non dobbiamo, credo, nè troppo preoccuparci per le eccessive semplificazioni richiamate da frasi tamburellanti fatte apposta per conficcarsi nel pensiero debole nè ignorare i contenuti forti che si appoggiano a motivetti orecchiabili. Da un lato non possiamo glissare la domanda che pressantemente sale dai settori più legati alle necessità di formazione professionale e nello steso tempo non possiamo rassegnarci all’evidenza che nella nostra società stanno diventando sempre più rari coloro che sono in grado di ‘insegnare’ la fisica carichi del pesante fardello di studi impegnativi. Per la nostra società la fisica, le scienze pure in generale, non costituiscono un’emergenza ma piuttosto una preoccupazione, una spina, un miscuglio di aspettative salvifiche e ostilità. Le Ri-forme riflettono questa temperie e tendono a rispondere a bisogni immediati, pratici piuttosto che affidarsi investire per il beneficio di future generazioni.
È tempo di chiederci se non stia arrivando il momento di inserire la fisica in filoni più generali pena
la fuga definitiva degli studenti da un campo di apprendimento ritenuto, a torto o a ragione, troppo difficile a fronte delle aspettative dei giovani orientati a mettere in relazione dati di conoscenza e esperienza e a trarne profitto a breve termine piuttosto che a compiere approfondimenti che rinviano a un imprecisato futuro il tempo della raccolta. Sappiamo che la ricerca di base ha tempi lunghi di maturazione e che và sottratta alle leggi del profitto immediato ma dobbiamo anche riconoscere che molti ci campano su quest’idea lucrando comode posizioni di rendita. Il nostro Paese ha bisogno di un certo numero di scienziati di alto livello mentre noi stiamo dentro la scuola di massa dove gli aspiranti scienziati si trovano con il lanternino (io in trent’anni di ITI non ne ho mai incontrato uno!). C’è bisogno anche di confrontare nei tempi brevi gli esiti di un investimento di studio e ricerca. Anche l’insegnante di greco e latino ha dovuto alla lunga rassegnarsi a considerare le lingue antiche discipline da inglobare nella vasta area dell’educazione linguistica e mantenere uno spazio specializzato nei Licei classici. Lo sforzo che dobbiamo fare sarà proprio quello di lavorare sui contenuti delle discipline scientifiche inserendo i temi di fisica a sostegno di un dignitoso argomentare quantitativo e qualitativo. A questo riguardo non è tanto grave che nei documenti di lavoro riguardanti i nuovi piani di studio della Scuola dell’Infanzia e quella del Primo Ciclo di Istruzione venga condiviso il punto di vista aristotelico riguardo le ‘forze causa del moto’ (vedi risposta del Presidente Riccardo Govoni alla lettera del 4 aprile 2003 del Ministro Letizia Moratti – Notizie LFNS anno XXXVI n.1, suppl. gennaio marzo 2003) ma bensì preoccupa il sospetto che non venga tenuto nella dovuta considerazione l’approccio costruttivista e che la scienza venga considerata una cultura strumentale e non invece un pensiero fatto di concetti profondi e fondanti vasti campi di conoscenza che educano al pensiero critico e al rigore. Volendo recuperare lo ‘slogan’ delle tre i inserendolo in contenitori culturali forti, potremmo tentare una operazione sulle tecnologie (internet, impresa e inglese vanno letti secondo la priorità qui indicata). Si può partire, cioè, dalla considerazione che la cultura delle tre i si trova in un luogo di intersezione con la tecnologia e che quest’ultima si può osservare: in due modi a) riguardo alla funzione b) riguardo al sostrato scientifico che ha prodotto la funzione ovvero la ‘useful knowledge’. È chiaro che la tecnologia non può ridursi all’uso e che non tutta la tecnologia è digitale. Anzi, il digitale è nato al servizio dell’analogico dentro il quale possiamo trovare tanta bella fisica classica e moderna.
Non sappiamo oggi quanta ‘fisica’ nella scuola entrerà nei nuovi curricola e quanta di questa entrerà nella costruzione di un sillabo. Ciò che ci deve importare è che la fisica entri dappertutto anche sotto mentite spoglie e per questo contiamo molto sulle abilità dei nostri ‘infiltrati’ nelle Commissioni ministeriali che speriamo vengano adeguatamente ascoltate.
Sulla crisi della fisica ... è l’altro punto e riguarda la crisi dell’insegnamento della fisica legato al crollo delle iscrizioni a fisica nelle Università (ma anche matematica, e le altre scienze pure). Questo calo ha cominciato a preoccupare prima noi perché abbiamo sotto i nostri sguardi i giovani nel momento aurorale del loro sviluppo intellettivo, poi a ruota gli universitari che temono seriamente la sparizione di facoltà e cattedre; infine stanno preoccupando i governi che sospettano che a breve la società potrebbe scoprire, in una situazione di crisi economico energetica, di aver bisogno di persone formate su un piano scientifico e tecnico più elevato di quanto oggi le micragnoserie di bilancio prevedono. Il dibattito è in corso e si sta cercando di correre ai ripari, ammesso che siamo in tempo. Qualche considerazione tanto per offrire qualche spunto al coraggioso socio lettore che si è avventurato fin qui.
Sotto l’aspetto culturale le nostre società sembrano aver perduto il respiro profondo, le visioni di lungo termine. C’è la tendenza a impadronirsi di una collezione di pratiche affidabili con cui affrontare le emergenze, gli squilibri, gli imprevisti assecondando meccanismi di adattamento di tipo lamarckiano. Sul fronte della conoscenza nell’apprendimento c’è molta documentazione, nello studio c’è molta consultazione, nel sapere c’è molta accumulazione di dati e parole chiave. E l’esposizione graduale di concetti? il passaggio dal concreto all’astrazione? Le dimostrazioni e le sensate esperienze? Ecco perchè ci sentiamo così disorientati di fronte alle nuove generazioni.
Se i governi asseconderanno questa tendenza dobbiamo chiederci: ci saranno cattedre di fisica nella scuola di domani?
Non è una domanda oziosa. Gli insegnanti di fisica giovani sono una rarità. Pochi si sono preoccupati di orientare i laureati in fisica, o almeno i laureati di discipline che contengono molta fisica, alla docenza. L’insegnamento è considerato un ripiego frustrante (ma questo vale anche per tanti altri indirizzi di studio che offrono prospettive migliori in altri campi). La sfida dei prossimi anni consisterà, se verranno mantenute le cattedre di fisica, nel formare una ‘task force’ di formatori di fisica che ‘insegnino a insegnare’ la fisica a insegnanti che non la sanno. Insegnare è una faticosa arte e per quanto riguarda la fisica la più difficile di tutte. Ma superate le difficoltà molti tra quelli che l’anno considerata con avversione provano verso la disciplina un’ irresistibile curiosità. Anzi, mi spingo a dire che potrebbe venir vissuta come una scelta professionale che porta molto senso alla propria attività. Azzardo a indicare una possibile via di uscita per rendere accattivante lo studio della fisica ai non aspiranti scienziati. Credo che gli aspiranti ‘fisici’ non abbiano tanto bisogno di buoni insegnanti quanto di un insegnamento strutturato che potranno approfondire o autonomamente, o all’interno di scuole sperimentali per giovani molto capaci e orientati.
Ma noi dobbiamo rivolgere l’attenzione alla massa che si trova a scuola con poco metodo e con poco interesse per lo studio. Per costoro una delle chiavi per interessare allo studio della fisica potrebbe venire dalla tecnologia così capillarmente diffusa ormai dappertutto (a ben vedere è stata l’invenzione della tecnologia del libro stampato a diffondere rapidamente le conoscenze).
La tecnologia contiene molta fisica ma come fare a catturare l’attenzione dei nostri giovani così intelligenti ma così disturbati? Come si dovessimo condurre un corso nella Università della terza età, ma tenendo ben presente che abbiamo a che fare con la prima età giovanile.
Penso a una ‘fisica del sociale’ utile ma eccitante che propone soluzioni che promettono di risolvere problemi urgenti per l’uomo di oggi e di domani: produzione locale di energia, stabilità e controllo dei processi, superconduttività, algoritmi crittografici, nanotecnologie ecc. Una Fisica che fornisce supporti alla didattica delle professioni e dei mestieri.
Stiamo tentando di procedere lungo questa strada nella scuola sede della Sezione. Un gruppo di soci, esteso a non soci, autodenominatosi Agathos, sta cercando di coinvolgere gli studenti su attività con prototipi che contengono molta fisica ‘classica’ e molta fisica ‘moderna’. Resistere a una tentazione: fare fisica ‘moderna’ senza avere digerito la classica. Se è necessario parlare della fisica dei quanti lo si faccia ma con spirito classico senza tormentoni epistemologici.
Adesso è tempo di chiederci: e dell’altra fisica che ne facciamo? Quella che ha eccitato molta della nostra vita intellettuale: relatività generale e fisica quantistica che è la fisica di un secolo irripetibile come il Novecento? Possiamo ignorare la portata dei contenuti concettuali? La valenza culturale?
Credo che nella scuola riformata l’impresa di calare argomenti di ‘fisica moderna’ sia impresa da delegare a pochi insegnanti e a poche classi sperimentali ma impossibile da disseminare a un livello di massa anche pensando ai soli Licei Scientifici. Nello stesso tempo non possiamo ignorare culturalmente la ‘fisica del Novecento’ appunto perchè essa ha fondato la nostra civiltà e ignorarla è un delitto culturale. E allora? L’idea è forse un po’ folle ma la butto là: lasciamola fare agli insegnanti di filosofia aggiornati dai fisici a condurre un discorso sensato di filosofia della scienza. Abbiamo una scuola di storia della fisica ormai collaudata che potrebbe proporre al MIUR un piano di aggiornamento per tutti gli insegnanti di filosofia d’Italia. Che ne pensate?
Resta da considerare il campo della divulgazione scientifica. Non possiamo disinteressarcene e nello stesso tempo lamentarci dei giornalisti che scrivono della necessità di colmare un deficit di energia elettrica in 10 milioni di Megawatt lasciando il cittadino in balia di una cifra che gli impedisce di fare la benchè minima sensata considerazione dal momento che non si capisce se si tratta di potenza installata o di energia prodotta in un certo arco di tempo. E dobbiamo già ringraziare l’editorialista che lascia spazio per discutere di argomenti seri all’interno di una cultura dominata dalla retorica, dai pensieri circolari, dagli ‘spot’ pubblicitari e dai messaggini alfa-iconici. Qui non ho risposte praticabili. Fare divulgazione seria costa, Si potrebbe entrare con rubriche nei giornali firmati A.I.F. Agenzia formativa del M.I.U.R. Ma quale quotidiano o settimanale accetterebbe una proposta di questo stampo? Ci si aspetta che rispondano: ogni articolo di fisica produrrebbe una diminuzione netta del lettori della pagina e perciò dannosa per il giornale. Qua e là però qualcosa si muove e non escludo che si possa lavorare in questa direzione.
Sulla crisi del volontariato ... è un’altra spinosa questione che riguarda l’identità della nostra Associazione che, a ben vedere, è legata strettamente all’attenzione che le future generazioni dedicheranno alla fisica, sia in senso culturale che professionale. Possiamo dirci una Associazione di volontariato tradizionale? Un volontariato che dedica risorse e tempo strappato ad altre attività? Possiamo dirci una Associazione di volontariato che attrae a lavorare uomini e donne per il puro interesse culturale scritto nell’articolo uno del nostro statuto? Confessiamolo: sono domande che ci mettono in imbarazzo! In primo luogo mi sento di sostenere che la nostra ‘mission’ è debole se paragonata alle Associazioni di volontariato tradizionali: Associazioni per il finanziamento della ricerca contro il cancro, le malattie infantili, la costruzione di case e ospedali in zone povere del pianeta ma anche il volontariato civile dalle tantissime etichette: dalla tutela dei prodotti di malga alla protezione civile diffusa in tutti i paesi. Non c’è dubbio che da noi alcuni considerino la propria militanza impregnata dal senso di una Weltenschauung ma francamente fra tutti quelli che si interessano dell’insegnamento della fisica la percentuale dei ‘fanatici’ deve essere modesta. Per la maggioranza l’AIF è considerata una Associazione alla stregua di un ordine professionale esclusa la promozione di interessi sindacali. Uno strumento insomma per migliorare la propria professionalità docente. Si spiega così perchè molti ‘soci’ si sentono nulla di più che abbonati a una ottima rivista di qualità, ricca di spunti, per taluni anche uno strumento per dare visibilità al proprio lavoro e sperare, non è peccato, in una progressione di carriera che potrebbe anche finire per portarli a occupare uno spazio all’Università fuori dagli angusti spazi della scuola locale. Rimaniamo una Associazione atipica: un ordine professionale incompiuto e un volontariato che si esprime parzialmente. Molte professioni non sono riuscite ad esprimere una Associazione come la nostra ed è questo che meraviglia molti. Noi stessi, d’altronde, ci meraviglieremmo se scoprissimo l’esistenza di una Associazione per l’Insegnamento della Ragioneria ...
Non posso nascondere, però, una preoccupazione. Quest’anno ho cercato, con il conforto di alcuni soci, di convocare una assemblea straordinaria. Ho spedito una circolare chiedendo di inviarmi adesioni. Hanno risposto i soliti 4 o 5 di età media avanzata, nessuno sconosciuto giovanotto si è fatto sentire. Come dire che il proselitismo è inesistente!
Disposizioni sul bilancio.
Riscontriamo una diminuzione sul consuntivo 2002 delle entrate accertate di circa il 23% (considerate le entrate deliberate di competenza dell’esercizio 2002 ma non accreditate nel conto cassa/banca) e del 44,7 % delle uscite documentate (comprese quelle di competenza del 2002 ma non uscite dal conto cassa/banca). Rispetto al bilancio previsionale si riscontra una diminuzione delle entrate del 31,5 % e di 31, 8 % delle uscite. La forte diminuzione dei flussi finanziari ha avuto, ovviamente un riflesso sulle attività come si desume dalla lettura analitica del bilancio.
È stata fatta la tiratura del libro su ‘Maria Curie’ e composto il libro del ‘X Orlandini 2001’ ma non è stata fatta la tiratura. Per la prima volta dal 1996 non si sono realizzati Seminari in autunno. Sono stati composti i contributi del ‘Convegno Studenti’ mentre non sono stati raccolti i contributi del libro ‘Due secoli di corrente continua’ la cui composizione slitta al prossimo anno. Congelata anche l’esperienza della piccola scuola di fondamenti di fisica teorica che è stata l’unica riuscita saldatura tra universitari e insegnanti medi gestita dalla Sezione.
Il gruppo Agathos continua a operare all’interno dell’I.T.I. “A. Malignani” grazie alla convenzione messa a punto tra la Scuola l’AIF Udine e la società EIDON. I Fondi provengono dal POF della Scuola e dai contributi della Sezione.
Il bilancio si chiude con un saldo ampiamente positivo a causa della mancata rendicontazione di un cespite.
Elenco delle attività svolte nel 2003 (programma consuntivo)
? Continuazione del Seminario “L’INCERTEZZA DIVENTA PRINCIPIO” con partecipazione di Giancarlo Ghirardi del ICTP di Miramare (Trieste) su “Indeterminazione e tempo” e di Isidoro Sciarratta sul tema “Determinazione del tempo” nell’ambito del marzo della cultura al polo scientifico dei Rizzi dell’Università di Udine
? Dentro il filone ‘IL PENSIERO DI EINSTEIN NELLA CULTURA CONTEMPORANEA’ interventi il 14 marzo di Gianni Zanarini, Francesco de Stefano e Roberto Del Frate rispettivamente dell’Università di Bologna, del Liceo Scientifico “G. Marinelli” e del Liceo Scientifico “Niccolò Copernico” di Udine sul tema “Le distribuzioni statistiche” presso l’I.T.I. “A Malignani di Udine; l’11 aprile Marcello Mancini dell’Università di Firenze presso il Liceo Scientifico “N. Copernico” di Udine sul tema Campi gravitazionali, campi elettromagnetici ed effetti relativistici – simpatica appendice all’Abbazia di Rosazzo di Manzano (UD) dove la discussione è continuata e terminata con il gemellaggio tra il vino Galluzzo toscano e i vini dell’Azienda agricola di Poggiobello (Manzano (UD)); l’ultima manifestazione è stata organizzata con la collaborazione de CAST (Centro Astrofili Talmassons)
? organizzazione del forum ‘IL FUTURO DELL’ENERGIA FOTOVOLTAICA’ presso l’Azienda agricola di Poggiobello (Manzano (UD)) in collaborazione con l’I.T.I. “A. Malignani” e l’A.N.T.E.L. (Associazione Nazionale Tecnici Enti Locali)
? Raccolta dei contributi dei relatori e delle comunicatoni degli insegnanti del X Convegno “Ettore Orlandini” e composizione del libro.
? Partecipazione al XVI CONGRESSO NAZIONALE DELL’A.I.F. a Baia Domizia (CE) con presentazione di una comunicazione.
? stesura di una convenzione AIF – ITI “A. Malignani” – EIDON Spa Società di Ricerca Applicata
? riunioni del gruppo Agathos per lo sviluppo di prototipi per l’ES&T
? progetto di una mostra Agathos “ELETTRICITÀ DAL SOLE E DALLA MATERIA” all’interno dell’ITI “A. Malignani” prevista a gennaio 2004 (alla data del verbale realizzata il 10 e 11 gennaio)

Elenco delle attività da svolgere nel 2004 (programma preventivo)
? ‘IL PENSIERO DI EINSTEIN NELLA CULTURA CONTEMPORANEA’ 2004
? mostra Agathos “ELETTRICITÀ DAL SOLE E DALLA MATERIA” nell’ambito della XIV Edizione della Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica – Giornate Scientifiche 2004 Udine dal 23.03.2004 al 03.04.2004 organizzate dal CIRD dell’Università di Udine
? istituzione di un comitato redazionale della piccola scientifica malignani
? Tiratura del libro ‘X CONVEGNO ‘ETTORE ORLANDINI 2001’
? Tiratura del libro ‘CONVEGNO STUDENTI’
? Raccolta dei contributi ‘DUE SECOLI DI CORRENTE CONTINUA’
? Sviluppo del progetto ES&T di costruzione prototipi del gruppo AGATHOS e organizzazione mostre sull’energia
? Collaborazione al progetto di un corso di formazione professionale sull’uso della TECNOLOGIA FOTOVOLTAICA con l’ITI “A Malignani” e Enti di formazione professionale
? Organizzazione in collaborazione di conferenze sull’ENERGIA e le ‘NUOVISSIME TECNOLOGIE’
? Inserimento del progetto di corso ‘DISTRIBUZIONI STATISTICHE’ verso Enti Pubblici e Scuole
? Sviluppo del progetto ES&M con aggiornamento del sito www.aif.ud.it