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Rassegna Stampa
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01-08-04, pag. 6, Gorizia

Antonaz attacca il governo: «Un atto di forza contro la volontà dei cittadini» Brandolin: «È giusto parlare di integrazione e solidarietà, ma non di un lager»
Anche la Regione boccia il Cpt di Gradisca



GRADISCA. «Una cosa è chiara: nella nostra Regione non vogliamo nessun cento di permanenza temporanea»: è veemente il “no” espresso ieri, a palazzo Torriani, dall’assessore regionale Roberto Antonaz al Cpt in fase di realizzazione presso la caserma dismessa Ugo Polonio (dove in questi giorni sono stati eretti dei nuovi muri più spessi e alti più di tre metri). Nella conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina in municipio, Antonaz ha letto alcuni passi della lettera inviata lo scorso 27 luglio dal presidente della Regione Riccardo Illy al ministro dell’interno Giuseppe Pisanu. Nella missiva il governatore invitava Pisanu a non proseguire i lavori per la realizzazione del Centro di permanenza temporanea per clandestini, altrimenti la Regione valuterà l’opportunità di ricorrere agli organi giuridici di competenza, dato che il Governo, fin dagli inizi di questa vicenda, non ha mai consultato né la Regione, né la Provincia, né il Comune. «Lo stesso ministro Pisanu – ha detto Antonaz – in occasione del nostro viaggio risalente al gennaio scorso, ebbe modo di manifestare il suo stupore per il fatto che nell’iter burocratico non sia mai stato chiesto un parere agli enti locali». L’assessore regionale ha inoltre parlato di «mancanza di buon senso nei rapporti istituzionali», in quanto si vuole imporre la decisione di costruire il Cpt «con un atto di forza contro la volontà unanime di tutte le istituzioni locali». Antonaz ha concluso ricordando che «abbiamo recentemente predisposto un disegno di legge regionale sull’immigrazione che è attualmente all’attenzione del consiglio, i cui principi ispiratori, basati sulla solidarietà e sull’accoglienza, stridono con la logica dei Cpt». Alla conferenza di ieri a palazzo Torriani erano presenti anche il presidente della Provincia Giorgio Brandolin e il sindaco di Gradisca Franco Tommasini: Brandolin ha ribadito «la contrarietà politica al Cpt in un territorio dove è giusto parlare di integrazione e solidarietà, non certo di un vero e proprio Lager». Ricordata anche la presa di posizione della maggioranza del consiglio provinciale nel dire “no” a questo tipo di struttura e l’invito ai sindaci dell’isontino, mediante un ordine del giorno elaborato assieme al sindaco Tommasini, «a prendere parte a questa battaglia di civiltà, perché sarebbe una follia non conoscere quanto sta accadendo sul nostro territorio». Il primo cittadino gradiscano ha invece sottolineato la propria volontà di sensibilizzare la cittadinanza sul tema del Cpt (che fra prima accoglienza e temporanea permanenza dovrebbe ospitare 400 persone e non 700 come erroneamente apparso ieri sul nostro giornale) con una lettera da inviare a tutte le famiglie, ed ha comunicato che nei prossimi giorni si incontrerà con il questore e il prefetto per un confronto sulla situazione. Giuseppe Pisano

15-08-04, pag. 4, Gorizia

Gradisca: saranno eletti gli organi societari
Assemblea del comitato contro il centro immigrati
GRADISCA. «Promuovere e salvaguardare l’identità-socio culturale di Gradisca, coordinando tutte le iniziative a ciò rivolte, con particolare riguardo alle opportunità e alle problematiche derivanti dal riutilizzo dell’ex caserma “Ugo Polonio”». È questo l’obiettivo principale, evidenziato nello statuto, del Comitato per Gradisca, l’associazione nata su iniziativa di una decina di cittadini, che si propone quale punto di riferimento per quanti hanno a cuore il futuro della propria cittadina. Espressione più diretta della società civile, il Comitato intende in primo luogo migliorare l’informazione ai cittadini sull’ipotizzata costruzione di un Centro di permanenza temporanea per immigrati. E intende farlo attraverso incontri, dibattiti e coinvolgendo l’amministrazione comunale. In tal senso, il Comitato sta già lavorando per organizzare a Gradisca un appuntamento pubblico, cui invitare esperti qualificati in grado di spiegare nel dettaglio quali siano le problematiche e gli effetti reali sul territorio dati dall’eventuale presenza di un Cpt. In secondo luogo, il Comitato ha già in cantiere la convocazione della prima assemblea, che si terrà a settembre, secondo la disponibilità della sala Bergamas, dove verranno presentati lo statuto, gli scopi e le modalità di funzionamento dell’associazione. In quella sede sarà aperta la campagna per le adesioni all’associazione e nominati presidente e segretario. Il Comitato intende agire in modo assolutamente apartitico. Ciò per facilitare la partecipazione di tutti coloro i quali sono sensibili allo sviluppo di Gradisca, senza condizionamenti, a prescindere dalle proprie convinzioni politiche. Al suo interno saranno costituiti dei gruppi di lavoro per singoli argomenti i cui risultati saranno discussi nell’assemblea. Saranno aperti una sede in via Dante 8, a Gradisca, e un sito internet nel quale sarà dato conto di tutte le attività e le iniziative organizzate. Chiunque fosse interessato a ricevere informazioni prima della costituzione degli organi societari, può rivolgersi a Franco Bonanno (0481-960300 o 335-226248) o Mauro Verdimonti (0481-960066).


15-07-04, pag. 6, Gorizia

L’ex sindaco Fabris: non è vero che il Viminale ci aveva informati Tommasini: faremo tutto il possibile per fermare questo “carcere”
Il governo ha deciso: il Cpt alla Polonio



GRADISCA. «Le prese di posizioni non favorevoli manifestate dall’amministrazione comunale che, purtroppo, riflettono una prassi costante da parte dei Comuni interessati non hanno comunque impedito di avviare le relative procedure». È praticamente riassunta in queste quattro righe diramate dal ministero degli affari interni la verità sul futuro dell’ex caserma Polonio e del Cpt nel centro isontino: il tanto discusso centro di permanenza temporanea si farà. Un comunicato scarno ma inequivocabile quello sottoscritto dal sottosegretario all’interno Antonio D’Alì in risposta all’interrogazione presentata dal senatore diessino Milos Budin e dal deputato Alessandro Maran del collegio di Gorizia. «Tra gli obiettivi strategici prioritari... – si legge –, figura quello di dare attuazione con tempestività ed efficacia alla legge 30 luglio 2002, nº 189, recante: “Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo”. Risulta fondamentale, in detto contesto, l’azione di contrasto dei flussi di clandestini attraverso le espulsioni, la cui effettività è strettamente connessa al numero dei posti disponibili nei centri di permanenza temporanea e assistenza, ancora non adeguata rispetto alle esigenze. È stata quindi avviata sul territorio nazionale un’indagine esplorativa, d’intesa con le amministrazioni provinciali competenti, tesa a individuare aree e immobili che rispondano agli occorrenti requisiti di funzionalità, qualità e sicurezza. In tale quadro la situazione di un centro nell’Italia nordorientale, completamente sprovvista, già peraltro prevista a Gradisca d’Isonzo, con decreto interministeriale del 22 dicembre 2000, assume particolare rilievo». Un documento non certo clamoroso nei contenuti per l’opinione pubblica, di fatto già messa al corrente dei fatti lo scorso 30 gennaio (quando l’irruzione dei disobbedienti “smascherò” che all’ex caserma Polonio erano già in atto lavori di adeguamento al progetto Cpt), ma di rilievo in quanto, per la prima volta, il governo ha ufficialmente indicato Gradisca come sede di un centro di permanenza temporanea. Un’ammissione che non ha mancato di scatenare le reazioni dell’apparato comunale, prima fra tutte quella del sindaco Franco Tommasini: «Per quanto ci riguarda non è cambiato nulla, la verità era già sotto gli occhi di tutti, ma è altrettanto sicuro che restiamo fermamente contrari alla realizzazione del Cpt alla Polonio, un “carcere” che non ha ragione di esistere a Gradisca. Un progetto che non piace a noi e non piace alla cittadinanza e sin d’ora posso garantire che faremo di tutto affinché il Cpt non sia realizzato. C’illudiamo, insomma, di poter fare ancora qualcosa anche perché, nonostante le ripetute sollecitazioni e richieste di un chiarimento definitivo, nessuno ci ha ancora risposto in toni ufficiali. È evidente che alla Polonio sono in atto lavori, ma tutto resta secretato: Regione, Provincia e Comune, in questo caso, continuano purtroppo a essere investiti di un ruolo volutamente marginale». Chiamato direttamente in causa dal comunicato («Si assicura che nello svolgimento delle varie fasi che hanno caratterizzato l’intera procedura il prefetto di Gorizia non ha fatto mancare un contatto diretto e costante con il Comune di Gradisca, nella persona del sindaco») puntuale anche la replica dell’ex primo cittadino gradiscano, Gianni Fabris: «Informàti sì, ma solo inizialmente, quando la prospettiva era quella della realizzazione di un Cpa (centro prima accoglienza, ndr ), struttura che rispecchiava realmente valori umanitari. Poi è cambiato il governo e sono cambiate le leggi sull’immigrazione (dalla Turco-Napolitano si è passati alla più restrittiva Bossi-Fini, ndr ). Da quanto si era appreso della volontà del governo di allestire un Cpt per ben due volte è stata ribadita la ferma contrarietà di Comune, Provincia e Regione a un simile progetto. Appelli e rimostranze sempre caduti nel vuoto, che non hanno mai ricevuto risposte in via ufficiale: al Comune è sempre stata confermata la volontà del governo centrale di costruire un Cpt, nessuno ci ha mai informati che i lavori sarebbero partiti comunque. Non soltanto: il ministro degli interni, in assenza di un parere preventivo di Comune, Provincia e Regione dichiarò ufficialmente congelato il progetto del Cpt. Progetto, com’è evidente, invece regolarmente partito nonostante la chiara contrarietà espressa da istituzioni e popolazione». Marco Ceci

31-07-04, pag. 4, Gorizia

I sindaci dell’Isontino faranno approvare un odg per scongiurare l’insediamento della struttura
Mobilitazione contro il Cpt



GRADISCA. È mobilitazione generale contro il Cpt (centro di permanenza temporanea). Il sindaco di Gradisca, Franco Tommasini, ha già pronte le lettere da inviare in ogni famiglia del Comune per invitarle a sostenere, anche con eventuali manifestazioni, la battaglia per far sì che il centro di permanenza temporanea per clandestini non sia realizzato in città, mentre tutti gli altri sindaci dell’Isontino, su proposta del presidente della Provincia, Giorgio Brandolin, faranno approvare nei rispettivi consigli comunali un ordine del giorno contro la struttura. E oggi, in municipio, sarà illustrata la lettera che il governatore Illy ha scritto al ministro Pisanu. «Tutte le istituzioni si stanno muovendo coralmente per bloccare i lavori alla caserma “Polonio” – conferma Tommasini – e spero che questo impegno unitario, alla fine, porti i suoi frutti. Il governo non potrà non tenere conto della forte opposizione che tutti i rappresentanti istituzionali del territorio stanno esprimendo, rappresentando il sentire della comunità». Una comunità che, secondo Tommasini, deve essere informata su tutti i particolari riguardanti la vicenda. «È per questo che invieremo in ogni casa una lettera dove illustreremo con chiarezza ciò che diventerà la “Polonio” – ribadisce il sindaco –. Perché la gente deve sapere che qui saranno ospitati 700 immigrati suddivisi in due strutture, il centro di temporanea permanenza per chi è in attesa di espulsione, e il centro di prima accoglienza per i nuovi arrivati. Ma deve anche conoscere le modalità con cui si è giunti a queste decisioni, calate direttamente dall’alto senza alcun coinvolgimento degli enti locali. E alle sollecitazioni giunte da parte di questi ultimi, il ministro degli interni Giuseppe Pisanu non ha mai risposto. Anzi – prosegue Tommasini – nonostante la nostra manifesta contrarietà, nei giorni scorsi non solo ha confermato la volontà di proseguire con la realizzazione del Cpt, ma ci ha dato la notizia ufficiale che il centro per immigrati sarà addirittura raddoppiato. Tutto questo dirò ai miei concittadini, invitandoli a mobilitarsi contro l’imposizione di questa struttura che va contro la cultura delle comunità di queste terre». E a fianco di Tommasini si schierano anche gli altri primi cittadini dell’Isontino che, durante il recente incontro con il presidente della Provincia, Brandolin hanno accolto l’invito di quest’ultimo a presentare in ogni consiglio comunale lo stesso ordine del giorno approvato recentemente dall’assemblea provinciale. «Ho trovato nei sindaci un’adesione totale a questa linea – commenta Brandolin – e la protesta di Gradisca, ne sono certo, diventerà la protesta di tutta la provincia». Le iniziative per evitare la costruzione del Cpt si allargano, dunque, a tutto l’Isontino e se le istituzioni non riceveranno le attese risposte dal governo, molto probabilmente la battaglia si sposterà sulle piazze. Patrizia Artico

01-06-04, pag. 7, Gorizia

«Troppi costi, problemi di ordine pubblico, scarsa incidenza anti-clandestini»
Il Siulp: no al centro per immigrati



GRADISCA. Il Siulp isontino, «il maggiore tra i sindacati di polizia», torna a esprimere la propria contrarietà alla realizzazione del previsto Centro di permanenza temporanea (Cpt) che, come è noto, dovrebbe sorgere a Gradisca, presumibilmente nell’ex caserma Polonio (nella foto). Una posizione forte e netta espressa all’unanimità dal direttivo provinciale del sindacato, riunitosi il 28 maggio. «I Cpt introdotti dalla legge Turco - Napolitano e successivamente sostenuti e ampliati dalla più recente Bossi - Fini, si sono rivelati inadeguati rispetto alle finalità prefissate – ribadisce il Siulp –. L’insostenibilità dei costi, i numerosi problemi di ordine pubblico che essi comportano e la scarsa incidenza sul piano del contrasto all’immigrazione illegale - posto che servono ad allontanare dal Paese cittadini extracomunitari verosimilmente innocui, distogliendo energie e risorse all’opera di contrasto di soggetti effettivamente pericolosi sul piano sociale - dovrebbero bastare a considerare conclusa questa esperienza. Invece, purtroppo, le nuove rigidità procedurali introdotte dalla nuova legislazione hanno comportato ulteriore aggravio sia per le forze di polizia, sia della magistratura, sia del circuito penitenziario». Ma al di là della valutazione di merito, il Siulp isontino «è contrario all’istituzione un centro di permenenza temporanea in provincia anche per altre ragioni. Intanto, perché è fin troppo chiaro che la struttura, la cui ricettività prevista è di circa 250 posti è destinata ad accogliere “trattenuti” provenienti da tutte le altre città e non certo da Gorizia. Città, vale la pena ricordarlo, ove non si ritenne di ricorrere a tale struttura nemmeno quando i numeri erano di vera e propria emergenza nazionale. In secondo luogo, perché i Cpt sono motivo di destabilizzazione del tessuto sociale; e se ciò vale per le grandi città sedi di Cpt, figuriamoci l’impatto che questi possono avere in un territorio di modeste dimensioni come Gradisca e l’Isontino in generale. Inevitabile, infine, l’aggravio per le forze di polizia locali, la cui attività sarebbe assorbita considerevolmente dagli adempimenti di legge derivanti dalla presenza del centro; vedi accompagnamenti - che sarebbero tutti a carico della Questura locale, gestione dell’ordine pubblico - stanti le frequenti manifestazioni dell’area antagonista avverso l'attività dei centri - e vigilanza alla struttura. Un onere aggiuntivo - considerata l’assenza in Regione di un Reparto mobile - che per non andare in detrimento dell’attuale livello di sicurezza assicurato, dovrebbe necessariamente essere compensato con un rafforzamento di almeno qualche centinaio di uomini». «Un dettaglio, di questi tempi – conclude il Siulp –, per nulla scontato».

01-06-04, pag. 4, Gorizia

Auspicato da Lazzeri in consiglio provinciale un intervento da parte di Brandolin
Forza Italia dice no al cpt



Forza Italia contro il governo sulla questione del centro di permanenza temporanea di Gradisca d’Isonzo. Il capogruppo degli azzurri in consiglio provinciale Paolo Lazzeri ha auspicato ieri sera, nel corso della seduta dell’assemblea, «un’azione politica forte a livello provinciale per esprimere la contrarietà al progetto del governo in carica di confermare il via libera alla realizzazione del cpt che porterebbe seri problemi di ordine pubblico non soltanto sul territorio gradiscano». Un sorprendente e incondizionato accordo trasversale anti-governativo? Non esattamente, visto che Lazzeri nel proprio intervento non ha mancato di addossare al centro-sinistra la primigenia responsabilità sulla scelta di realizzare a Gradisca il centro di permanenza temporanea: «Sono sempre stato contrario al cpt – ha sottolineato Lazzeri –, che rappresenta a tutti gli effetti una vera e propria prigione e non può essere collocato a Gradisca in quanto incompatibile con il tessuto sociale della cittadina, ma ricordo che la sua eventuale realizzazione sarebbe causata dal sindaco uscente Fabris e dalla sua maggioranza di centro-sinistra che, unici in tutta la provincia, diedero la propria disponibilità ad accogliere il centro all’allora ministro dell’interno Bianco, ministro di un governo di sinistra». Lazzeri, dopo aver sottolineato «l’inutilità della collocazione a Gradisca o in un’altra zona della provincia di un centro di permanenza temporanea, visti il recente ingresso della Slovenia nell’Ue e lo spostamento dei flussi migratori», ha chiesto al presidente Brandolin «quali azioni la Provincia voglia intraprendere per fornire sin d’ora tutto l’appoggio a quelle persone che nel centro-destra si sono sempre espresse contro la realizzazione del cpt qualunque fosse la maggioranza politica romana». Ma l’avvicinamento forzista alle posizioni del centro-sinistra, almeno per quanto riguarda la contingente contrarietà al cpt, non hanno convinto la maggioranza: «Si prendono a pretesto questioni delicate come quelle riguardanti la caserma Polonio per fare campagna elettorale – ha attaccato Alessandro Fabbro della Margherita riferendosi alle parole di Lazzeri –. Ricordo che ai tempi del governo di centro-sinistra si registravano nella nostra provincia oltre 300 ingressi clandestini per notte e la soluzione Polonio era stata pensata per offrire sostegno alla Caritas, che si stava facendo interamente carico della sistemazione dei clandestini e non per creare un lager per immigrati, come previsto con l’introduzione della legge Bossi-Fini». Piero Tallandini