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Il Piccolo domenica 27 febbraio 2005
DOMENICA, 27 FEBBRAIO 2005
Pagina 7 - Gorizia

LA PROTESTA Il sindaco spiega: «Soltanto la Regione ha un minimo spazio di intervento per bloccare la realizzazione del Centro»

Tommasini: «Ma il Comune ha le mani legate»




«Tutte le accuse tornino al mittente: il Comune di Gradisca ha le mani legate e, soprattutto, la coscienza pulita di chi ha fatto tutto il possibile contro l'apertura del Cpt. Ora non dipende più solo da noi».
È un Tommasini teso, quello che rilascia le prime dichiarazioni a caldo a margine della protesta davanti alla «Polonio». Da pochi minuti si sono conclusi gli scontri fra i Disobbedienti e le Forze dell'ordine che di fatto hanno nettamente spezzato in due la manifestazione. Poco distante, gli Anarchici friulani sta ancora incalzando duramente il primo cittadino: «Tommasini preferisce rischiare una denuncia per omissione di atti di ufficio piuttosto che dimostrare di essere un uomo». Intanto i Verdi confermano: martedì presenteranno alla Prefettura di Gorizia la richiesta di sequestro del Cpt «che avrebbero dovuto inoltrare le nostre istituzioni» firmata anche da Alfonso Pecoraro Scanio. Tommasini non si scompone e anzi rivela: «I legali della Regione l'hanno confermato e già oggi potrebbe venire ufficializzato: per il Comune non c'è il minimo margine di manovra per procedere per abuso edilizio e bloccare i lavori. L'unica speranza viene dalla Regione che può battersi in quanto mai consultata. I legali stanno studiando il da farsi ed è probabile un'azione congiunta fra Comune, Provincia e Regione, ma lo ripeto: è quest'ultima che ha in mano il tutto».
Sull'esito della manifestazione il parere di Tommasini è agrodolce: «La mobilitazione è stata intensa e civile sino a quell'episodio di tensione che non voglio commentare. Un motivo di delusione è la partecipazione dei gradiscani: mi aspettavo di più». E' molto negativo, invece, il bilancio di Rifondazione Comunista, che per bocca della sua rappresentante Greta Defend parla di «manifestazione non riuscita» ed «occasione persa». Rc condanna l'atteggiamento dei Disobbedienti, in quanto «indebitamente appropriatisi di una manifestazione che doveva essere di tutti. Non avevano aderito al programma ufficiale, ma si sono uniti al corteo. Il risultato è stata la netta frattura di una protesta che nelle sue diverse anime stava riuscendo splendidamente».
Secondo il portavoce del coordinamento cittadino dei partiti contro il Cpt Claudio Verdimonti «la giornata è stata un successo, che quell'episodio non può e non deve offuscare. Non è vero che i gradiscani non hanno partecipato: io ne ho visti in buon numero, se altrettanti non hanno partecipato è anche per l'atteggiamento intimidatorio di chi li ha spaventati alla vigilia», riferimento a Prefettura e Questura, che venerdì avevano invitato commercianti ed esercenti alla massima prudenza al passaggio del corteo.
Luigi Murciano

DOMENICA, 27 FEBBRAIO 2005
Pagina 7 - Gorizia

LA PROTESTA Pesanti conseguenze sulla circolazione a causa del blocco della statale 305

E il traffico è andato in tilt
Viabilità in ginocchio, Gradisca trasformata in una cittadina-fantasma, Sagrado isolata. Sono state più che tangibili le conseguenze della grande mobilitazione contro il Cpt: per quasi cinque ore la statale 305, punto nevralgico della rete stradale isontina, è rimasta chiusa al traffico dal ponte sull’Isonzo all’incrocio semaforico che porta a Romans e Mariano, così come l’uscita dal raccordo autostradale, che ha costretto gli automobilisti a servirsi di quello di Redipuglia per raggiungere la Sinistra Isonzo, con la conseguenza di lunghissime code. Ma, Gradisca a parte, è stato chi vive o lavora a Sagrado a pagare il prezzo più salato, come denuncia un isontino particolarmente irritato: «Non avrei potuto raggiungere il negozio dove avevo un appuntamento di lavoro molto importante, neanche uscendo a Redipuglia. È grave che nessuno si sia degnato di fornire una comunicazione ufficiale sulla durata del blocco».
La disinformazione è parsa piuttosto diffusa, come nel caso di una signora che non sapendo un bel nulla della protesta, non si è capacitata di non poter raggiungere da Sagrado il padre malato e ha quasi tentato di forzare il blocco.
Clima irreale, invece, a Gradisca: i negozianti ed i titolari dei bar sono stati invitati alla massima cautela. E così, non c’è stato esercente in piazza Unità o lungo viale Regina Elena che non abbia abbassato le serrande sino a quando il lungo corteo non è sparito, ingoiato da via Roma. «Il danno è stato notevole, ma che dovevo fare... – allarga le braccia il titolare di un caffè - Anche perchè poi il corteo in centro mi è parso pacifico e civile”. Secondo la portavoce della Rete contro i Cpt, Genni Fabrizio, la visita «preparatoria» dei Carabinieri ai commercianti gradiscani è stata «un deprecabile atto intimidatorio. Ciò nonostante ho apprezzato che molti cittadini, affacciati alle finestre o sul ciglio della strada abbiano poi deciso di unirsi a noi». Per ore sono poi precauzionalmente spariti dal centro storico oltre quaranta cassonetti per i rifiuti.
l. m.


LA PROTESTA Carica delle forze dell’ordine a Gradisca dopo che i manifestanti avevano steso un filo spinato

Scontri al corteo per il «no» al Cpt

Un giovane leggermente ferito alla testa. Arrestato un 25enne isontino per lesioni




Roteano i manganelli della polizia e dei carabinieri, volano sassi da parte dei manifestanti. Sassi e sacchetti pieni di vernice a imbrattare le tute antisommossa delle forze dell’ordine, i loro caschi, i loro scudi. Accade tutto in un attimo, davanti alla caserma Polonio di Gradisca, al culmine della manifestazione organizzata contro la realizzazione del Centro di permanenza temporanea. Il bilancio è di un contuso accertato e un arresto, un 25enne isontino accusato di lesioni. È stato colto il flagranza a tirare sassi alle forze dell’ordine. Non sono esclusi altri provvedimenti giudiziari nei prossimi giorni.
Il corteo era partito poco prima delle 15 dalla stazione di Sagrado. Quattromila persone secondo gli organizzatori, una stima assai generosa: più verosimilmente millecinquecento, massimo duemila manifestanti. Un paio di ore dopo, l’arrivo alla «Polonio». Già da qualche centinaio di metri i rappresentanti del movimento dei Centri sociali arrivati da tutto il Triveneto con in testa il loro leader Luca Casarini, che avevano occupato il blocco centrale del corteo, si stavano preparando, tirandosi su le sciarpe e i fazzoletti a coprire il volto. E una volta davanti al cancello principale della caserma, dove erano schierati carabinieri, poliziotti e militari della Guardia di Finanza in tenuta antisommossa, è scattata l’azione dimostrativa: un filo spinato steso davanti al futuro Cpt (ma a «chiudere» anche le forze dell’ordine), «a simboleggiare l’illegalità di questo posto» come hanno dichiarato. Ma i manifestanti non hanno avuto nemmeno il tempo di tendere il filo spinato che è scattata la carica «di alleggerimento» come è stata definita, che ha spinto i manifestanti in un viottolo proprio di fronte. Manganellate (anche, da parte di un maresciallo dei carabinieri, contro una telecamera che stava documentando i fatti) e dall’altra parte qualche sasso raccolto nelle vigne e quei sacchetti di vernice. In realtà, uno scontro lampo: nessun contuso tra le forze dell’ordine, un unico manifestante accompagnato al pronto soccorso per due punti di sutura alla fronte e molti bernoccoli dall’altra parte. Poi, le forze dell’ordine si sono ritirate, il corteo si è ricongiunto con la sua «coda» che era rimasta isolata dagli scontri ma di fatto si è anche sciolto lì, mentre inutilmente poco più in là, lungo quel viottolo, era stato allestito il palco per i discorsi ufficiali. Sì, perchè il leader dei movimenti dei disobbedienti del Nord Est Luca Casarini e il leader triestino Andrea Olivieri hanno monopolizzato l’attenzione rubando la scena a tutte le forze politiche e sociali che avevano organizzato il corteo.
«Dalla manifestazione, mai così forte, mai così numerosa, è partita forte la richiesta che chi ha gli strumenti per farlo, e quindi la Regione, e quindi la Provincia e il Comune di Gradisca, vada fino in fondo per denunciare l’abuso edilizio che si sta compiendo con la realizzazione di questo Centro. Ancora una volta abbiamo dovuto registrare l’uso della forza contro chi dissente dalle scelte del Governo» ha dichiarato Andrea Olivieri. A qualche metro di distanza gli rispondeva indirettamente l’assessore regionale Roberto Antonaz (di Rifondazione comunista), presente «come rappresentante della Giunta e non solo a titolo personale. Una Giunta - ha aggiunto - che ha già espresso con chiarezza il suo ’no’ alla realizzazione di questo vero e proprio carcere: l’altro giorno Illy ha inviato l’ultima lettera al Governo. Del resto, gli avvocati hanno accertato evidenti carenze nelle autorizzazioni, questa realizzazione è illegittima».
Intanto, per terra sono restate le macchie di vernice e gli slogan tracciati sulle strisce pedonali. Il muro è rimasto immacolato.
Guido Barella

DOMENICA, 27 FEBBRAIO 2005

Pagina 7 - Gorizia

Musica, colori, bandiere Ma non c’erano i gradiscani




Musica, tanta musica. La musica sparata dagli altoparlanti montati sui furgoni e la musica ritmata dai tamburi e dagli altri strumenti a percussione in mezzo al corteo.
Bandiere, tante bandiere. Quelle delle organizzazioni sindacali e culturali (dalla Cgil all’Arci), dei partiti (dai Verdi ai Ds, dal rosso dei Comunisti italiani e di Rifondazione all’arancione degli Umanisti), dei movimenti (comprese quelle rossonere degli anarchici, sorprendentemente numerosi). E poi, tante, tantissime, con i colori dell’arcobaleno della pace. E non solo: su un camion è spuntata anche una vecchia bandiera jugoslava (quella con la stella rossa in mezzo) affiancata da una bandiera finlandese (!).
Gente, non tantissima gente. Beh, millecinquecento/duemila persone non sono proprio pochissime di questi tempi da queste parti. Ma soprattutto sono mancati i gradiscani. Hanno seguito il lungo corteo occhieggiando da dietro le finestre. Sbarrate, come sbarrati erano i negozi al passaggio del corteo. Una strana sensazione, e infatti qualcuno a un microfono, durante il corteo, ha commentato: «La Gradisca che vediamo è una Gradisca triste». Una Gradisca anche impaurita, forse. Come impauriti erano quei cittadini che affollavano al momento del corteo un supermercato di via Trieste che ha sigillato le porte per evitare visite indesiderate da parte di clienti che avevano tutta l’aria di non voler pagare la spesa.
Non c’erano i gradiscani, dunque, ma c’erano i loro amministratori. I gonfaloni dei Comuni di Gradisca e Monfalcone, alcuni sindaci, un paio di assessori provinciali (Marincic e Buttignon), l’assessore Antonaz con alcuni consiglieri regionali, l’onorevole Maran e il senatore Budin... Avrebbero dovuto parlare sul palco allestito nei pressi della «Polonio» e hanno anche parlato. Ma non li ha sentiti nessuno, perchè i «disobbedienti» arrivati da tutto il Triveneto avevano rubato loro la scena. Hanno invece fatto sentire la loro voce e la loro rabbia tanti lavoratori di colore, come quelli dello stabilimento friulano di una ditta di smaltimento rifiuti che, pur lavorando a tempo pieno, si sono visti tagliato il contratto a part time e vivono con 300 euro al mese. Per loro un pomeriggio per spiegare la situazione in cui versano ma anche per sorridere un po’, tra i colori di questa manifestazione, ballando sulle note di Aisha, cantata da Khaled.
g. bar.