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La gente è contraria al CPT

Il Piccolo sabato 23 luglio 2005

SABATO, 23 LUGLIO 2005 Pagina 4 - Gorizia

Il sindaco rilancia la sua proposta, concordata in Giunta comunale con l’approvazione anche delle opposizioni

Da Cpt a carcere, Tommasini ci crede

«La caserma Polonio può sostituire la struttura goriziana di via Barzellini»

«Quella del carcere è una soluzione che risolverebbe perlomeno la questione dell’impatto di una simile struttura sul territorio. L’ho sottoposta al prefetto D’Ascenzio e ci ha consigliato di compiere celermente tutti i passi necessari. Le possibilità sono remote, ma potremmo provarci».
Il giorno dopo la visita dei funzionari del Viminale a Gradisca, il sindaco Franco Tommasini svela i retroscena della proposta a sorpresa rivolta ai rappresentanti del governo: il cambio di destinazione della caserma Polonio da Cpt a struttura penitenziaria, a maggior ragione in caso di esito positivo di un’eventuale ricorso al Tar. Entro fine mese il ministero dell’Interno dovrà fornire tutta la documentazione mancante relativa al mancato coinvolgimento della Regione nella famigerata commissione tecnico-consultiva, e le istituziono locali vogliono farsi trovare pronte in caso di azione legale. «L’idea del cambio di destinazione in carcere è stata discussa in giunta, non senza aver sentito che anche l’opposizione l’ha sposata in pieno – racconta Tommasini -. Mi sembra una soluzione ragionevole, date le condizioni del carcere goriziano, e che giustificherebbe il pesante investimento del Viminale sulla caserma (17 milioni di euro, ndr)».
Il primo cittadino torna con la mente alla visita che giovedì ha svelato cosa cela il muro sulla statale 305: «Le sensazioni sono nettamente contrastanti – dichiara -: nella prima parte del sopralluogo ci siamo trovati di fronte a una struttura realmente dotata di servizi di prim’ordine. Quando abbiamo raggiunto i dormitori è chiaro che sbarre e inferriate hanno colpito molto tutti quanti. Del resto sapevamo di visitare un luogo di detenzione e non certo un villaggio-vacanze. Un luogo, lo ribadisco, sul quale siamo profondamente contrari e contro cui ci batteremo fino alla fine, tantopiù se dovessimo trovare il pertugio giusto in cui infilarci congiuntamente a Regione e Provincia».
Tommasini definisce altresì «pittoresca» la mancata protesta simbolica che avrebbe dovuto vedere i consiglieri comunali e, chissà, anche la giunta indossare una t-shirt con la scritta «No al Cpt»: «Era l’occasione per dimostrare con un gesto d’impatto che la contrarietà non è solo a parole» aveva accusato Greta Defend (consigliere comunale di Rifondazione comunista), l’unica rappresentante dei cittadini ad aver portato la maglietta nel corso del sopralluogo con i funzionari del Viminale. «Abbiamo preteso che anche i consiglieri potessero prendere parte alla visita, abbiamo ribadito per iscritto la nostra contrarietà ed abbiamo preannunciato le nostre contromosse: credo che i fatti dimostrino il nostro dissenso al Cpt più della t.shirt».
Frattanto in un documento congiunto Indipendenti, Rete e Coordinamento civico dei partiti condannano «la repressione ed i procedimenti penali sulle presunte illegalità commesse durante le azioni politiche di opposizione al Cpt. Chiediamo il ritiro delle accuse a carico di imputati ed indagati che hanno solamente dimostrato coscienza e solidarietà sociale».
Luigi Murciano


SABATO, 23 LUGLIO 2005 Pagina 4 - Gorizia

La reazione dei gradiscani: «Dopo cinque anni di parole, descrivano quello che hanno visto»

«Gli amministratori incontrino la città»
Gradiscani divisi, ma non certo disinteressati sul caso-Cpt. C’è chi ritiene la struttura della Polonio inaccettabile, chi la ritiene necessaria purchè umanizzata, chi non ha gradito il can-can della politica e giustifica la posizione del governo, chi accusa amministratori passati e presenti.
Lorenzo Lenhardt parte dalla proposta avanzata dal sindaco Tommasini nel corso della visita dei funzionari del Viminale: «L’idea sarebbe stata anche accettabile, viste le difficili condizioni di via Berzellini, ma è una carta tardiva. I giochi sono fatti e ora dobbiamo fare i conti con una struttura fuori dal tempo: non è certo alzando muri che risolve il fenomeno migratorio». Concorda Bianca Redivo: «Sono contraria ai Cpt, non hanno niente a che fare con l’accoglienza. Il fatto che le famiglie vengano separate, ad esempio, è inaccettabile. I clandestini sono fuori dalla legalità ma non per questo vanno trattati da criminali. Servirebbero centri più umani, quelli che ci hanno descritto non sono tollerabili in uno Stato che pretende di esportare democrazia e principi cristiani e non li applica nemmeno a casa propria».
A detta di Luciano Condolf «gli amministratori dovrebbero incontrare la gente per raccontare cos’hanno visto. Dopo cinque anni di silenzi è il minimo. Ci si è mossi tardi, l’impatto per Gradisca sarà micidiale». E secondo Erica Morgut la cosa più grave «è non sapere cosa avviene davvero all’interno dei centri. Quel muro è angosciante. Non credo che l’impatto del Cpt sia devastante a livello territoriale: sarà devastante piuttosto a livello umano».
«Secondo me il problema è stato ingigantito – commenta Celestina Bertoli – non credo che questo centro sarà così repressivo come lo dipingono tutti. Gli immigrati vanno piuttosto aiutati a rimanere nella propria terra d’origine». Per Giovanni Severo «non era il caso di impiantare questa struttura, che richiama alla memoria realtà orribili come i lager. Non c’entra con la nostra cultura. Poi purtroppo la speculazione politica ha svilito il problema». Pierpaolo Saunig, invece, afferma di «non voler affatto mettere in discussione una decisione che il Governo ha ritenuto giusto prendere in tutte le regioni italiane e, per evidenti ragioni logistiche, proprio a Gradisca. L’emergenza-clandestini esiste e lo Stato ha il dovere di farsene carico, poi è chiaro che nessuno accetterebbe mai un lager». L’opinione di Luca Lipovscek, che il tema lo conosce bene anche per aver operato come volontario al centro di accoglienza San Giuseppe di Gorizia, è che «i Cpt vanno riformati quanto prima. Una forma di controllo deve esistere, ma non può certo giustificare strutture carcerarie come queste. Una cosa invece mi ha indignato: vedere amministratori che sulla vicenda hanno avuto pesanti responsabilità manifestare il proprio dissenso. A parole».
l. m.


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