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MARTEDÌ, 08 MARZO 2005 Pagina 6 - Gorizia

Nessuna reazione da parte della procura in seguito all’autodenuncia di De Toni sulla diffusione delle immagini del progetto

Cpt, silenzio dopo le prime perquisizioni

Quattro le indagini aperte recentemente dai magistrati sui fatti legati al centro

GRADISCA
Non si sa ancora se e quando la procura della Repubblica intende ascoltare il leader del Coordinamento libertario friulano Paolo De Toni che, con una dichiarazione, si è autoaccusato della diffusione delle immagini del progetto del Centro di permanenza temporanea di Gradisca, progetto secretato dal ministero degli Interni. Sulla vicenda, infatti, si continua a mantenere il massimo riserbo al secondo piano del Palazzo di giustizia, dove si trova l’ufficio del sostituto procuratore della Repubblica Massimo De Bortoli che ha aperto il fascicolo sulla diffusione di materiale del quale era stata vietata la riproduzione.
E in attesa, oltre allo stesso De Toni, è anche il suo legale, l’avvocato goriziano Roberto Maniacco, che a sua volta preferisce non esprimere commenti, «anche se, obiettivamente - aggiunge -, l’impressione è che non ci sia proprio nulla di penalisticamente rilevante». Maniacco assiste da tempo De Toni, attivista sui temi ambientali, già in prima fila nella Bassa friulana contro la realizzazione del «tubone» nella laguna di Marano. Ma Paolo De Toni aveva già presentato un esposto sul tema della realizzazione del Cpt, denunciando nel settembre scorso il fatto che la caserma, avendo avuto al suo interno serbatoi di carburante, era un sito potenzialmente inquinato.
De Toni ha rivelato di aver scattato le foto dei progetti del Cpt nello studio del sindaco di Gradisca Tommasini, «progetti - ha precisato - datati 2004 e che sul frontespizio non riportavano alcuna indicazione su eventuali secretazioni».
Come è noto, questa sulla divulgazione di materiale del quale era proibita la diffusione è solo una delle quattro inchieste aperte in questo momento alla procura di Gorizia su fatti inerenti il Cpt: il sostituto Panzeri infatti segue il caso di Ezio Miotto (il giovane arrestato al termine della manifestazione del 26 febbraio, manifestazione che aveva seguito con il gruppo degli «indipendenti» in coda al corteo e non con i «disobbedienti» scontratisi con la polizia), mentre la sua collega Puglia segue gli ulteriori sviluppi nelle indagini sulla manifestazione ma anche deve valutare l’esposto presentato dai Verdi su eventuali irregolarità commesse nella procedura per l’esecuzione dei lavori, effettuati senza il previsto coinvolgimento della Regione.


Il Piccolo Martedì 8 marzo 2005