|
|
DOMENICA, 23 OTTOBRE 2005
Pagina 6 - Gorizia
CORTEO ANTI-CPT Hanno sfilato 2500 persone. Massicci controlli anche
dall’elicottero delle forze dell’ordine
Assalto alla Polonio con
fumogeni e spray
La manifestazione si è conclusa con un’azione dei «senza volto» al
recinto dell’ex caserma
di Franco Femia
GRADISCA Si sono accontentati di lanciare una decina di fumogeni
all’interno del costruendo Centro di permanenza temporanea, di vergare
con lo spray sul muro intonso della caserma «Polonio» la scritta «Lager
comunale» gli Invisibili che ieri hanno partecipato alla manifestazione
contro il Cpt. Per dare un tocco di allegria hanno pure lanciato in
aria fuochi d’artificio.
Non si sono verificati incidenti tra dimostranti e forze dell’ordine.
Anche se alla vigilia la tensione era alta, la manifestazione si è
svolta senza sussulti con una regia che ha funzionato a dovere.
Il lungo corteo multicolore - tra i 2500 e i 3 mila i partecipanti
arrivati da tutta la regione, ma anche da Brescia, Bologna, Padova e
altri centri del Veneto oltre che dalla Slovenia - si è mosso in
ritardo dal centro di Gradisca tra slogan contro il sindaco Tommasini,
il presidente della Provincia Brandolin e quello della Regione Illy.
Ma il corteo si presentava con due realtà ben distinte: la prima parte
era rappresentata da Rifondazione comunista e dai movimenti che fanno
parte delle reti Migranti e antirazziste ed hanno incentrato la loro
protesta in particolare contro i Cpt e la legge Bossi-Fini
sull’immigrazione. «Siamo tutti clandestini» lo slogan ritmato a più
voci. «Cancelliamo i lager», «Chiudiamo i Cpt», «Accoglienza e diritti
a chi scappa per vivere» erano le scritte che campeggiavano su cartelli
e striscioni.
La seconda parte del corteo era occupata dai «Senza volto», circa 400,
con il volto coperto da passamontagna con i colori dell’arcobaleno. Li
guidava il leader della rete del precariato sociale Andrea Olivieri e
il portavoce dei Disobbedienti Luca Casarini. Durissima la loro
posizione contro le istituzioni e in particolare il sindaco Franco
Tommasini reo, assieme alla sua giunta, di aver concesso
l’allacciamento delle reti fognarie al costruendo Cpt. Gli
amministratori locali sono stati accusati di essere «accondiscendenti e
pronti ad adeguarsi al diktat del ministro dell’Interno, Giuseppe
Pisanu, di aprire il Cpt».
Il corteo e sceso lungo via Roma a passo anche spedito tra musica e
slogan, seguito discretamente dalle forze dell’ordine e osservato
dall’alto da un elicottero della Polizia, che ha volteggiato sui
dimostranti per tutto il periodo della manifestazione.
Una Gradisca sonnolenta, quasi assente come se il problema non la
riguardasse, ha fatto ala al corteo. Pochi i gradiscani che si sono
mescolati in mezzo ai rappresentanti delle tante sigle dei no global.
Non sono mancati però i curiosi, una cinquantina, concentrati lungo la
stradina di Borgo Santa Maria Maddalena, dinanzi alla caserma «Polonio».
Si passa dinanzi al Cpt. Il corteo rallenta: dal megafono una voce
urla: «Altro che albergo a 4 stelle come definito da Pisanu, questo è
un lager con tanto di reticolati, muro alto quattro metri. Noi non ci
rassegniamo, continueremo a lottare contro i Cpt». L’elicottero vola
basso. Sventolano le bandiere, si alzano le macchine fotografiche e i
telefonini per immortale il Cpt e i volti dei poliziotti nascosti
dietro la visiera del casco.
I «Senza volto» sono dietro, quasi fermi, lasciano che la prima parte
del corteo sfili via prima di entrare in azione. I passamontagna sono
calati, molti indossano il casco, ma si limitano a lanciare slogan. Dal
gruppo escono un paio di attivisti, scavalcano il guard rail
e si avvicinano al muro in cemento armato, con una bomboletta spray
scrivono «lager comunale» per sottolineare la complicità
dell’amministrazione civica all’apertura del Cpt. La polizia
lascia fare quasi per un tacito accordo.
Partono i primi fumogeni, i più si infrangono contro il muro. I
dimostranti li raccolgono e li lanciano oltre i reticolati, all’interno
della caserma. La polizia osserva. Un fumogeno scoppia anzitempo in
mezzo alla folla dei dimostranti, ma senza provocare danni. La strada è
invasa da un fumo acre. Polizia e carabinieri rinserrano le fila e
seguono passo passo i dimostranti.
«Non finisce qui. Questo Cpt non deve aprire»: è l’ultimo messaggio,
quello che pone fine alla manifestazione. Il corteo ha superato la
caserma «Polonio» e si dirige verso Sagrado. I poliziotti cominciano a
levarsi il casco. |
|
DOMENICA, 23 OTTOBRE 2005
Pagina 6 - Gorizia
Il 3 novembre quattro
no global sotto processo
TRIBUNALE
GRADISCA Un altro appuntamento attende i rappresentanti della rete no
global. Ed è quello del 3 novembre prossimo, quando al tribunale di
Gorizia sono in calendario quattro udienze che riguarderanno
altrettanti rappresentanti della rete no-global imputati di
partecipazione a manifestazioni non autorizzate.
«È una data importante perché rappresenta un tentativo di processare le
lotte sociali – è stato detto nel corso di una recente incontro –, ma
quello che faremo noi sarà essere presenti, a modo nostro, alle
udienze».
Il che significa che la mattina di giovedì 3 novembre i rappresentanti
delle associazioni per i diritti organizzeranno una manifestazione
davanti al Tribunale di via Sauro in sostegno dei compagni sotto
processo.
«Avere ragione quando lo Stato ha torto è pericoloso – ha spiegato
Massimo Christian di Razzismo Stop – ma noi vogliamo lo stesso
continuare ad avere ragione».
|
|
|
|
DOMENICA, 23 OTTOBRE 2005
Pagina 6 - Gorizia
I diritti umani chiusi in una bara di cartone
GRADISCA Una bara di cartone ricoperta all’interno da un drappo nero e
riportante la scritta «Dichiarazione universale dei diritti umani» è
stata adagiata dinanzi alla nutrita schiera di poliziotti che
presidiava l’ingresso principale del Cpt e che non ha battuto ciglio.
L’hanno portata a spalla due giovani che fanno parte del gruppo
Movimento indipendente isontino. Con questa iniziativa gli
organizzatori hanno voluto segnalare come, secondo loro, i Centri di
permanenza temporanea violano quelli che sono i diritti umani
riconosciuti con al dichiarazione universale del 1948. |
|
DOMENICA, 23 OTTOBRE 2005
Pagina 6 - Gorizia
Il governatore Illy ha inviato al Viminale l’ennesima comunicazione in
cui precisa la contrarietà della Regione
Il consigliere Metz: «Risposta eccellente, è stata fondamentale la
dimostrazione di venerdì nei confronti della Croce Verde»
Antonaz: «Questi sono lager,
non ci arrenderemo»
L’assessore regionale annuncia nuove strategie
per contrastare l’apertura
GRADISCA «Il governatore Riccardo Illy nei giorni scorsi ha inviato al
Viminale l'ennesima comunicazione nella quale ha ribadito la
contrarietà di una regione intera, della sua gente e dei suoi immigrati
a questi centri che stanno fuori dalla Costituzione e da qualsiasi
concezione di umanità. Per questo non credo sia poi così importante chi
ha partecipato fisicamente e chi no alla manifestazione di Gradisca:
c'era una massa di persone che ancora una volta ha detto di non
accettarli, e non ascoltarla per il governo vorrebbe dire andare contro
a qualsivoglia principio democratico».
L'assessore regionale alle politiche per l'immigrazione, Roberto
Antonaz, si gode il successo di una manifestazione «plurale, capace di
mettere pacificamente insieme anime diverse» e annuncia che le
istituzioni sono ancora disposte a dare battaglia. «Alla luce di decine
di manifestazioni ed iniziative di protesta, di un parere giuridico che
ha bollato questi nuovi lager come incostituzionali, della contrarietà
di tutti gli enti locali - afferma -, credo proprio che voler aprire il
Cpt alla ’Polonio’ sia quanto di più irragionevole possa venire
commesso. Se succederà, comunque, non ci arrenderemo. Percorreremo
tutte le strade possibili: da quelle politiche, perché sul fenomeno
migratorio serve un'ottica finalmente nuova, a quelle giudiziarie».
Strategico, in questo senso, è il ricorso al Tar del Lazio da cui
Regione, Provincia e Comune di Gradisca attendono un primo responso
sull'istanza di sospensiva entro dicembre. Ma una strada è anche la
disobbedienza civile: «L'atto con cui la Croce cerde ha deciso di
rinunciare alla gara d'appalto è la testimonianza di un certo
isolamento nei confronti dei Cpt: nessuno li vuole».
Soddisfatto anche Alessandro Metz, consigliere regionale dei Verdi: «La
giornata di oggi è l'ennesimo segnale forte nei confronti di questi
non-luoghi che non accetteremo mai. Per quanto ci riguarda, poi, è un
successo che viene da lontano perché la giornata di venerdì con
l'obiezione di coscienza della Croce verde è stato un successo di
fondamentale importanza. Un gesto che deve far riflettere. È
inaccettabile che associazioni umanitarie, che riteniamo fondanti per
la società civile, si arricchiscano sulla pelle dei disperati».
Sull'adesione, Metz è soddisfatto ma con distinguo: «Direi che la
risposta è stata eccellente, ma avrebbe potuto essere persino più
gratificante se qualcuno non si fosse defilato perché su quei centri ha
le sue responsabilità», afferma con riferimento nemmeno troppo velato
alla base dei Ds. Il segretario regionale di Rc Giulio Lauri condivide:
«Spiace perchè popolo della sinistra ha dimostrato di non volere e non
capire alcuni continui distinguo verificatisi nei passaggi cruciali
della storia recente del Paese -spiega - a partire da Genova. Eppure è
proprio la politica che deve mettere la parola fine a questo triste
capitolo che sono i Cpt. Umanizzandoli? No, chiudendoli uno ad uno e
superando la logica della Bossi-Fini. Ed il centrosinistra non può non
farsi trovare pronto su queste battaglie».
Infine, il portavoce del Coordinamento anarchico
Paolo De Toni si assume la paternità dell'allontanamento degli
amministratori gradiscani, sindaco Tommasini in testa: «Gli abbiamo
detto che non lo volevamo in corteo: non solo è uno dei tanti complici
di questa truffa da 17 milioni di euro, ma colui che per la propria
funzione aveva il dovere di bloccare l'abusivismo di questo lager di
Stato».
Luigi Murciano |
|
DOMENICA, 23 OTTOBRE 2005
Pagina 6 - Gorizia
Il corteo è partito dalla struttura di internamento eletta a
progenitore del Cpt
Il
precedente del campo di Poggio
GRADISCA La vergogna del campo di concentramento isontino ed il dramma
dei cancellati sloveni rinchiusi in strutture che ricordano
tremendamente da vicino i Cpt. Storie di diritti calpestati, di vite
spezzate, di umanità negata e nascosta dietro a un cancello.
Quasi a tracciare un filo rosso con la storia, la manifestazione
gradiscana contro i centri di permanenza temporanea ha avuto il suo
prologo a Poggio Terza Armata, davanti ad un muro più consumato e meno
imponente di quello eretto alla Polonio, eppure altrettanto
inquietante: quello del campo di internamento sulla strada provinciale
8, che unisce Sagrado a Gorizia, è il muro che 63 anni fa inghiottiva
nel nulla le vittime dei rastrellamenti sul territorio isontino. Un
luogo dimenticato, nessuna targa rammenta l’infausto passato del luogo.
«Viene da pensare che lo Stato non voglia ricordare il lager di ieri,
edificandone uno oggi a pochi chilometri di distanza» riflettono gli
organizzatori. Alexander Todorovic ha invece spalancato le coscienze
sulla vicenda dei «cancellati» sloveni, cittadini dell’ex Jugoslavia
privati dei diritti civili più fondamentali. Una vicenda che qualcuno
vorrebbe destinare all’oblio della storia, e che invece ha anch’essa
inquietanti affinità con quelli che sono i Cpt.
Nel 1992 il primo governo di centrodestra della neoindipendente
Slovenia cancellò, senza preavviso, dal registro dei residenti
permanenti 18.305 cittadini rei di non aver regolarizzato in tempo il
proprio status, non avendo richiesto di acuisire la nazionalità slovena
entro sei mesi dalla dichiarazione di indipendenza. I «cancellati»
persero improvvisamente i diritti riconosciuti ai residenti stranieri:
al lavoro, all’assistenza sanitaria e sociale, al domicilio. Pena la
chiusura nel centro di temporanea permanenza di Lubiana. Da qui la loro
solidiarietà al popolo migrante: «Salutiamo tutti gli immigrati e le
immigrate i richiedenti asilo, gli uomini e le donne rifugiati, le
persone senza documenti: la loro battaglia è la nostra».
l.m.
|
|
|