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Tommasini cacciato dal corteo!!

La stampa continua a cesurare la richiesta di pubblicare i nostri manifesti con le immagini delle tre scimmiette e perfino la foto del camion con le tre sagome di Pisanu, Illy, Brandolin e Tommasini che aprivano lo spezzone libertario e che sono state l'elemento determinante che ha innescato la cacciata di Tommasini dal corteo. Infatti le cose sono andate così: alla partenza Tommasini è venuto a protestare per le sagome e per il contenuto ovviamente dileggiante degli interventi che il coordinamento libertario stava tenendo nei suoi confronti e in quel momento gli è stato gridato di andarsene fuori dal corteo, e così è stato!


L'altro elemento politicamente rilevante della manifestazione, anche questo censurato nelle fotografie dalla stampa, è stata la scritta "LAGER COMUNALE" fatta dal "Movimento Indipendenti" sul muro del CPT

DOMENICA, 23 OTTOBRE 2005

Pagina 6 - Gorizia

CORTEO ANTI-CPT Hanno sfilato 2500 persone. Massicci controlli anche dall’elicottero delle forze dell’ordine

Assalto alla Polonio con fumogeni e spray

La manifestazione si è conclusa con un’azione dei «senza volto» al recinto dell’ex caserma




di Franco Femia

GRADISCA Si sono accontentati di lanciare una decina di fumogeni all’interno del costruendo Centro di permanenza temporanea, di vergare con lo spray sul muro intonso della caserma «Polonio» la scritta «Lager comunale» gli Invisibili che ieri hanno partecipato alla manifestazione contro il Cpt. Per dare un tocco di allegria hanno pure lanciato in aria fuochi d’artificio.
Non si sono verificati incidenti tra dimostranti e forze dell’ordine. Anche se alla vigilia la tensione era alta, la manifestazione si è svolta senza sussulti con una regia che ha funzionato a dovere.
Il lungo corteo multicolore - tra i 2500 e i 3 mila i partecipanti arrivati da tutta la regione, ma anche da Brescia, Bologna, Padova e altri centri del Veneto oltre che dalla Slovenia - si è mosso in ritardo dal centro di Gradisca tra slogan contro il sindaco Tommasini, il presidente della Provincia Brandolin e quello della Regione Illy.
Ma il corteo si presentava con due realtà ben distinte: la prima parte era rappresentata da Rifondazione comunista e dai movimenti che fanno parte delle reti Migranti e antirazziste ed hanno incentrato la loro protesta in particolare contro i Cpt e la legge Bossi-Fini sull’immigrazione. «Siamo tutti clandestini» lo slogan ritmato a più voci. «Cancelliamo i lager», «Chiudiamo i Cpt», «Accoglienza e diritti a chi scappa per vivere» erano le scritte che campeggiavano su cartelli e striscioni.
La seconda parte del corteo era occupata dai «Senza volto», circa 400, con il volto coperto da passamontagna con i colori dell’arcobaleno. Li guidava il leader della rete del precariato sociale Andrea Olivieri e il portavoce dei Disobbedienti Luca Casarini. Durissima la loro posizione contro le istituzioni e in particolare il sindaco Franco Tommasini reo, assieme alla sua giunta, di aver concesso l’allacciamento delle reti fognarie al costruendo Cpt. Gli amministratori locali sono stati accusati di essere «accondiscendenti e pronti ad adeguarsi al diktat del ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, di aprire il Cpt».
Il corteo e sceso lungo via Roma a passo anche spedito tra musica e slogan, seguito discretamente dalle forze dell’ordine e osservato dall’alto da un elicottero della Polizia, che ha volteggiato sui dimostranti per tutto il periodo della manifestazione.
Una Gradisca sonnolenta, quasi assente come se il problema non la riguardasse, ha fatto ala al corteo. Pochi i gradiscani che si sono mescolati in mezzo ai rappresentanti delle tante sigle dei no global. Non sono mancati però i curiosi, una cinquantina, concentrati lungo la stradina di Borgo Santa Maria Maddalena, dinanzi alla caserma «Polonio».
Si passa dinanzi al Cpt. Il corteo rallenta: dal megafono una voce urla: «Altro che albergo a 4 stelle come definito da Pisanu, questo è un lager con tanto di reticolati, muro alto quattro metri. Noi non ci rassegniamo, continueremo a lottare contro i Cpt». L’elicottero vola basso. Sventolano le bandiere, si alzano le macchine fotografiche e i telefonini per immortale il Cpt e i volti dei poliziotti nascosti dietro la visiera del casco.
I «Senza volto» sono dietro, quasi fermi, lasciano che la prima parte del corteo sfili via prima di entrare in azione. I passamontagna sono calati, molti indossano il casco, ma si limitano a lanciare slogan. Dal gruppo escono un paio di attivisti, scavalcano il guard rail e si avvicinano al muro in cemento armato, con una bomboletta spray scrivono «lager comunale» per sottolineare la complicità dell’amministrazione civica all’apertura del Cpt. La polizia lascia fare quasi per un tacito accordo.
Partono i primi fumogeni, i più si infrangono contro il muro. I dimostranti li raccolgono e li lanciano oltre i reticolati, all’interno della caserma. La polizia osserva. Un fumogeno scoppia anzitempo in mezzo alla folla dei dimostranti, ma senza provocare danni. La strada è invasa da un fumo acre. Polizia e carabinieri rinserrano le fila e seguono passo passo i dimostranti.
«Non finisce qui. Questo Cpt non deve aprire»: è l’ultimo messaggio, quello che pone fine alla manifestazione. Il corteo ha superato la caserma «Polonio» e si dirige verso Sagrado. I poliziotti cominciano a levarsi il casco.
DOMENICA, 23 OTTOBRE 2005

Pagina 6 - Gorizia

Il 3 novembre quattro no global sotto processo




TRIBUNALE
GRADISCA Un altro appuntamento attende i rappresentanti della rete no global. Ed è quello del 3 novembre prossimo, quando al tribunale di Gorizia sono in calendario quattro udienze che riguarderanno altrettanti rappresentanti della rete no-global imputati di partecipazione a manifestazioni non autorizzate.
«È una data importante perché rappresenta un tentativo di processare le lotte sociali – è stato detto nel corso di una recente incontro –, ma quello che faremo noi sarà essere presenti, a modo nostro, alle udienze».
Il che significa che la mattina di giovedì 3 novembre i rappresentanti delle associazioni per i diritti organizzeranno una manifestazione davanti al Tribunale di via Sauro in sostegno dei compagni sotto processo.
«Avere ragione quando lo Stato ha torto è pericoloso – ha spiegato Massimo Christian di Razzismo Stop – ma noi vogliamo lo stesso continuare ad avere ragione».


DOMENICA, 23 OTTOBRE 2005

Pagina 6 - Gorizia

I diritti umani chiusi in una bara di cartone




GRADISCA Una bara di cartone ricoperta all’interno da un drappo nero e riportante la scritta «Dichiarazione universale dei diritti umani» è stata adagiata dinanzi alla nutrita schiera di poliziotti che presidiava l’ingresso principale del Cpt e che non ha battuto ciglio.
L’hanno portata a spalla due giovani che fanno parte del gruppo Movimento indipendente isontino. Con questa iniziativa gli organizzatori hanno voluto segnalare come, secondo loro, i Centri di permanenza temporanea violano quelli che sono i diritti umani riconosciuti con al dichiarazione universale del 1948.

DOMENICA, 23 OTTOBRE 2005

Pagina 6 - Gorizia

Il governatore Illy ha inviato al Viminale l’ennesima comunicazione in cui precisa la contrarietà della Regione

Il consigliere Metz: «Risposta eccellente, è stata fondamentale la dimostrazione di venerdì nei confronti della Croce Verde»

Antonaz: «Questi sono lager, non ci arrenderemo»

L’assessore regionale annuncia nuove strategie per contrastare l’apertura




GRADISCA «Il governatore Riccardo Illy nei giorni scorsi ha inviato al Viminale l'ennesima comunicazione nella quale ha ribadito la contrarietà di una regione intera, della sua gente e dei suoi immigrati a questi centri che stanno fuori dalla Costituzione e da qualsiasi concezione di umanità. Per questo non credo sia poi così importante chi ha partecipato fisicamente e chi no alla manifestazione di Gradisca: c'era una massa di persone che ancora una volta ha detto di non accettarli, e non ascoltarla per il governo vorrebbe dire andare contro a qualsivoglia principio democratico».
L'assessore regionale alle politiche per l'immigrazione, Roberto Antonaz, si gode il successo di una manifestazione «plurale, capace di mettere pacificamente insieme anime diverse» e annuncia che le istituzioni sono ancora disposte a dare battaglia. «Alla luce di decine di manifestazioni ed iniziative di protesta, di un parere giuridico che ha bollato questi nuovi lager come incostituzionali, della contrarietà di tutti gli enti locali - afferma -, credo proprio che voler aprire il Cpt alla ’Polonio’ sia quanto di più irragionevole possa venire commesso. Se succederà, comunque, non ci arrenderemo. Percorreremo tutte le strade possibili: da quelle politiche, perché sul fenomeno migratorio serve un'ottica finalmente nuova, a quelle giudiziarie».
Strategico, in questo senso, è il ricorso al Tar del Lazio da cui Regione, Provincia e Comune di Gradisca attendono un primo responso sull'istanza di sospensiva entro dicembre. Ma una strada è anche la disobbedienza civile: «L'atto con cui la Croce cerde ha deciso di rinunciare alla gara d'appalto è la testimonianza di un certo isolamento nei confronti dei Cpt: nessuno li vuole».
Soddisfatto anche Alessandro Metz, consigliere regionale dei Verdi: «La giornata di oggi è l'ennesimo segnale forte nei confronti di questi non-luoghi che non accetteremo mai. Per quanto ci riguarda, poi, è un successo che viene da lontano perché la giornata di venerdì con l'obiezione di coscienza della Croce verde è stato un successo di fondamentale importanza. Un gesto che deve far riflettere. È inaccettabile che associazioni umanitarie, che riteniamo fondanti per la società civile, si arricchiscano sulla pelle dei disperati».
Sull'adesione, Metz è soddisfatto ma con distinguo: «Direi che la risposta è stata eccellente, ma avrebbe potuto essere persino più gratificante se qualcuno non si fosse defilato perché su quei centri ha le sue responsabilità», afferma con riferimento nemmeno troppo velato alla base dei Ds. Il segretario regionale di Rc Giulio Lauri condivide: «Spiace perchè popolo della sinistra ha dimostrato di non volere e non capire alcuni continui distinguo verificatisi nei passaggi cruciali della storia recente del Paese -spiega - a partire da Genova. Eppure è proprio la politica che deve mettere la parola fine a questo triste capitolo che sono i Cpt. Umanizzandoli? No, chiudendoli uno ad uno e superando la logica della Bossi-Fini. Ed il centrosinistra non può non farsi trovare pronto su queste battaglie».
Infine, il portavoce del Coordinamento anarchico Paolo De Toni si assume la paternità dell'allontanamento degli amministratori gradiscani, sindaco Tommasini in testa: «Gli abbiamo detto che non lo volevamo in corteo: non solo è uno dei tanti complici di questa truffa da 17 milioni di euro, ma colui che per la propria funzione aveva il dovere di bloccare l'abusivismo di questo lager di Stato».
Luigi Murciano

DOMENICA, 23 OTTOBRE 2005

Pagina 6 - Gorizia

Il corteo è partito dalla struttura di internamento eletta a progenitore del Cpt

Il precedente del campo di Poggio




GRADISCA La vergogna del campo di concentramento isontino ed il dramma dei cancellati sloveni rinchiusi in strutture che ricordano tremendamente da vicino i Cpt. Storie di diritti calpestati, di vite spezzate, di umanità negata e nascosta dietro a un cancello.
Quasi a tracciare un filo rosso con la storia, la manifestazione gradiscana contro i centri di permanenza temporanea ha avuto il suo prologo a Poggio Terza Armata, davanti ad un muro più consumato e meno imponente di quello eretto alla Polonio, eppure altrettanto inquietante: quello del campo di internamento sulla strada provinciale 8, che unisce Sagrado a Gorizia, è il muro che 63 anni fa inghiottiva nel nulla le vittime dei rastrellamenti sul territorio isontino. Un luogo dimenticato, nessuna targa rammenta l’infausto passato del luogo. «Viene da pensare che lo Stato non voglia ricordare il lager di ieri, edificandone uno oggi a pochi chilometri di distanza» riflettono gli organizzatori. Alexander Todorovic ha invece spalancato le coscienze sulla vicenda dei «cancellati» sloveni, cittadini dell’ex Jugoslavia privati dei diritti civili più fondamentali. Una vicenda che qualcuno vorrebbe destinare all’oblio della storia, e che invece ha anch’essa inquietanti affinità con quelli che sono i Cpt.
Nel 1992 il primo governo di centrodestra della neoindipendente Slovenia cancellò, senza preavviso, dal registro dei residenti permanenti 18.305 cittadini rei di non aver regolarizzato in tempo il proprio status, non avendo richiesto di acuisire la nazionalità slovena entro sei mesi dalla dichiarazione di indipendenza. I «cancellati» persero improvvisamente i diritti riconosciuti ai residenti stranieri: al lavoro, all’assistenza sanitaria e sociale, al domicilio. Pena la chiusura nel centro di temporanea permanenza di Lubiana. Da qui la loro solidiarietà al popolo migrante: «Salutiamo tutti gli immigrati e le immigrate i richiedenti asilo, gli uomini e le donne rifugiati, le persone senza documenti: la loro battaglia è la nostra».
l.m.

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