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All'inizio della vicenda....... dal giugno 2003 al 31 gennaio 2004
Messaggero Veneto 22-11-03, pag. 4, Gorizia
Il sindaco: non ne so nulla, forse Rifondazione conosce la verità
Mistero sul centro per clandestini
GRADISCA. Otto mesi: è il tempo trascorso dalla precedente puntata del caso “centro di temporanea permanenza” a Gradisca sino all’ultima in ordine cronologico, in scena in questi giorni dopo che Rifondazione comunista ha convocato un incontro con la stampa per ribadire un fermo “no” a una struttura di questo tipo, definita «autentico centro di detenzione». La caserma “Ugo Polonio” sembrerebbe ormai destinata a questo discusso progetto di cui si parla ormai da tre anni, ma il sindaco della cittadina isontina, Gianni Fabris, dice di non aver alcuna novità in merito: «Ho appreso dalla stampa quest’eventuale notizia, ma a me nessuno ha comunicato alcunché». Il primo cittadino gradiscano preferisce non sbilanciarsi in merito, e afferma «di non sapere il perché di quest’uscita di Rc». Un’uscita che avrà un seguito venerdì prossimo, quando, alle 18.30, all’enoteca “Serenissima”, si terrà un incontro sulla delicata questione al quale parteciperà l’assessore regionale Roberto Antonaz. Il sindaco cade dalle nuvole anche in questo caso: «Non so alcunché di quest’incontro, anche perché nessuno mi ha invitato a partecipare». Facendo un passo indietro nella vicenda è possibile ricordare come in primavera il sindaco Fabris parlasse di «un certo viavai di auto blu nei paraggi della Polonio». Un viavai ancora d’attualità? Fabris anche in questo caso è di poche parole: «Movimenti sospetti non ci sono. A mio avviso, o si tratta di una “boutade” di Rc oppure loro sanno più di me attraverso i canali nazionali che hanno». Il caso, dunque, mantiene contorni misteriosi ed è una costante sin da quando, nel dicembre 2000, l’allora ministro degli interni Enzo Bianco, in visita a Gorizia, annunciò la volontà del governo di realizzare un centro di prima accoglienza per immigrati alla “Polonio”: si levarono immediatamente discussioni e tavole rotonde più o meno animate, con il consiglio comunale gradiscano unanime nel pronunciare il proprio diniego a un centro di temporanea permanenza, ma possibilista per quanto riguarda l’ipotesi di un centro di prima accoglienza. La vicenda tenne banco per un po’ di tempo (nel frattempo il governo era cambiato), poi finì nel dimenticatoio fino al marzo scorso, quando dal Viminale il prefetto Anna Maria D’Ascenzo fece giungere segnali precisi sulla possibilità che alla Polonio nasca il discusso ctp. Proprio come nel dicembre 2000, ecco convocato straordinariamente il consiglio comunale, fermo sulla propria opinione: niente ctp a Gradisca. Fabris chiede spiegazioni scrivendo al ministero degli interni (prima Scajola, poi Pisanu), mentre il parlamentare Maran presenta un’interrogazione per avere notizie precise: notizie che non sono ancora arrivate, nonostante i gradiscani attendano ancora di sapere. Giuseppe Pisano
Messaggero Veneto 31-01-04, pag. 4, Gorizia
«Il ministro Pisanu ha ammesso che non ci sono siti alternativi»

GRADISCA. Doveva essere una giornata tranquilla per il sindaco Fabris e il Comune di Gradisca, anzi, doveva essere una giornata di festa, con la presentazione alla stampa dell’attestato che sancisce l’ingresso della cittadina isontina nel club “I borghi più belli d’Italia” (ne riferiamo in questa stessa pagina): all’improvviso è diventata, invece, una giornata piuttosto caotica, con un gruppo di disobbedienti a manifestare il proprio dissenso per il centro di temporanea permanenza prima all’ex caserma “Polonio”, poi davanti al palazzo municipale. È il “day after” del viaggio a Roma della delegazione composta da Illy, Antonaz, Sturzi e Fabris per l’incontro con il ministro Pisanu, e il sindaco accetta di raccontarne gli esiti nei particolari, anche perché i cittadini gradiscani vogliono sapere come stanno le cose. «Non mi sbilancio a fare percentuali – ha detto Fabris –, ma posso dire che il ministro dell’Interno ci ha dedicato più di un’ora del suo tempo, ascoltando le nostre proposte per un no al Cpt espresso dal nostro Comune con un ordine del giorno approvato in consiglio. Pisanu ha condiviso il diniego espresso anche dalla Provincia e dalla Regione e ha dato la massima disponibilità a verificare in tempi brevi se i suoi predecessori, in particolare Scajola, hanno chiesto o meno il parere al Comune e alla Regione». Quel che è certo è che l’indirizzo è quello di realizzare un Cpt in Friuli-Venezia Giulia, come ammesso dallo stesso Fabris: «Pisanu ha confermato la volontà ministeriale di realizzare un Cpt nella nostra regione: gli serve perché arriva una ventina d’immigrati al giorno dalle varie frontiere regionali». Il sindaco ha inoltre aggiunto che «in regione non ci sono siti alternativi». In parole povere, se si farà, il Cpt si farà a Gradisca d’Isonzo e non da altre parti. Il primo cittadino prova però a tranquillizzare la cittadinanza: «Abbiamo illustrato al ministro la realtà della nostra cittadina, con l’entrata nel club “I borghi più belli d’Italia”, la firma per il Polo universitario, l’insediamento di due, forse tre, centri commerciali proprio nella zona della “Polonio”: ebbene, Pisanu ha assicurato che, se si installa il Cpt, la comunità non si accorgerà nemmeno di averlo, visto che sarà garantita la massima sicurezza». Il sindaco specifica, inoltre, che «Gradisca è stata scelta per la sua baricentricità: è a due passi dall’aeroporto e dall’autostrada. La “Polonio” è stata giudicata, inoltre, un sito idoneo». Resta da fare chiarezza su alcuni punti: in questi tre anni, per esempio, molta è stata la confusione fatta con la distinzione fra “centri di prima accoglienza” e “centri di temporanea permanenza”: «La distinzione ormai non ha senso – ha affermato Fabris – perché le due cose si fondono: in un Cpt un immigrato può ricevere benissimo una prima accoglienza». Un altro punto su cui va fatta chiarezza sono i lavori nella “Polonio”, dopo che si è parlato di una gara d’appalto già indetta e vinta da una ditta, e i colpi di scena non mancano: «I lavori sono stati consegnati il 20 gennaio – spiega il sindaco – e dovrebbero partire, se Pisanu non ferma tutto, entro trenta giorni da quella data (ma, a quanto sembra, alla “Polonio” ci sono operai al lavoro già da diversi giorni, ndr ), mentre si attende un regolamento ministeriale per fare funzionare il Cpt, sempre che si realizzi. Pisanu ha anche ribadito che le forme di volontariato esistenti avranno un termine (il punto d’accoglienza della Caritas, in questo caso, avrebbe i giorni contati, ndr ) perché il ministero vuol gestire in proprio il flusso degli immigrati». Sempre per restare in tema di chiarezza, abbiamo chiesto al sindaco da quanto tempo sapesse delle intenzioni del governo: «Ne sono venuto a conoscenza recentemente», ha detto Fabris, che però non vuole specificare cosa s’intenda per “recentemente” mentre, interpellato sul perché non abbia tempestivamente informato i cittadini della situazione, lo stesso Fabris ha risposto che «prima aspettavo di recarmi a Roma per verificare come stessero le cose: è per questo che ho chiesto a Illy l’incontro con Pisanu». Chiusura con un’ultima considerazione sulle ventilate manifestazioni democratiche sull’esempio di Scanzano Jonico: «È mio dovere sentire la gente e, se necessario, manifestare con essa». Giuseppe Pisano

Messaggero Veneto 02-10-03, pag. 5, Gorizia
Gradisca: proposta del Comune dopo che l’ipotesi di un centro per clandestini pare tramontare
L’università nell’ex caserma Polonio
GRADISCA. E se la vecchia caserma Ugo Polonio anziché ospitare gli immigrati clandestini diventasse un polo universitario? Sarebbe un colpo di scena clamoroso, dopo i tanti dibattiti, i “si dice”, i consigli comunali speciali e le interrogazioni parlamentari, ma tutto sommato realizzabile. Ed è quanto vorrebbe l’amministrazione comunale che continua, come comunicato dal sindaco Fabris, «a non ricevere notizie dal governo» per quel che riguarda il famoso centro di temporanea permanenza ciclicamente tornato alla ribalta. In una delle ultime sedute consiliari è stato infatti approvato una proposta d’accordo di programma per la realizzazione di un polo universitario a livello internazionale in aree demaniali a scopi di difesa militare giunta dal Provveditorato regionale alle Opere pubbliche per il Friuli-Venezia Giulia. Nel documento approvato dai consiglieri si parla di un «polo universitario a livello internazionale di cui saranno chiamati a far parte atenei, istituti di ricerca specializzata, fondazioni, consorzi e associazioni di carattere accademico, scientifico e culturale». Le aree tematiche interessate sarebbero tre: una comprenderebbe Umanesimo, Storia, Lettere e Arte; la seconda comprenderebbe Ricerca, Scienza e Tecnologia; la terza riguarderebbe Ambiente, Territorio, Economia e Reti di comunicazione. «La scelta di tali materie – si legge nel documento – è frutto di una serie d’incontri con prestigiosi esponenti del mondo accademico e scientifico, sia in sede nazionale sia internazionale. L’iniziativa si inquadra nel più ampio contesto dello storico processo d’integrazione verso est dell’Unione europea». Affinché quest’idea possa concretizzarsi il prossimo passo dovrebbe essere lo studio di fattibilità del progetto, che si gioverebbe dei fondi inseriti nel piano triennale 2003-2005 degli interventi del ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Fra le varie aree demaniali la più idonea sembra proprio la “Polonio”: il castello rischia infatti di rimanere un sogno irrealizzabile e la vecchia caserma di via Papalina sembrerebbe già destinata ai Carabinieri, mentre l’ex caserma della Guardia di finanza, che il Comune ha acquisito dal demanio alcuni anni or sono, è troppo piccola per un progetto di questo tipo. Giuseppe Pisano
Messaggero Veneto 21-11-03, pag. 1, Gorizia
Secondo Rifondazione, la struttura starebbe per aprire i battenti alla “Polonio”
Rispunta il centro per clandestini

Torna d’attualità il progetto per la realizzazione del tanto discusso Centro di permanenza temporanea per gli immigrati extracomunitari clandestini che dovrebbe trovare posto nella caserma dismessa “Ugo Polonio” di Gradisca. Il Cpt, struttura già prevista dalla legge Turco Napolitano e riproposta dalla legge Bossi Fini è destinata anche agli immigrati che chiedono asilo e che devono inoltrare l’istanza alle rispettive commissioni di valutazione delle richieste di asilo. Commissioni che in base all’articolo 12 delle bozze attuative della legge dovranno essere
sette in tutto e Gorizia, con la rispettiva Prefettura, è la sede di riferimento per il Triveneto. Come mai è stata scelta proprio la nostra città? Il motivo è semplice: la bozza attuativa disposta dal consiglio dei ministri specifica che la commissione di valutazione delle richieste di asilo dev’essere situata nella sede provinciale sul cui territorio trova posto il centro di permanenza temporanea e ciò, implicitamente, certifica come il progetto di realizzare a Gradisca il Cpt sia non solo confermato ma anche, oramai, in dirittura d’arrivo a dispetto delle indicazioni emerse nelle ultime settimane quando il progetto sembrava essere stato messo nel cassetto. Ieri Rifondazione comunista, da sempre contraria alla logica del centro di permanenza temporanea, ha convocato un incontro con la stampa nel corso del quale il responsabile regionale del partito per il settore “pace e immigrazione” Michele Negro, affiancato dal segretario provinciale Sandro Moschion e dal capogruppo comunale Gianluca Pinto, ha stigmatizzato ancora, senza mezzi termini, il progetto per l’istituzione del Cpt gradiscano. «Quelli che la legge chiama centri di permanenza temporanea sono in realtà degli autentici centri di detenzione – ha affermato Negro – e noi ci batteremo perché tale logica non prevalga e le istituzioni tornino a incentivare progetti come i Pna per accogliere in alloggi gestiti dall’amministrazione comunale gli immigrati richiedenti asilo. E come se non bastasse il governo non ha concesso voce in capitolo alle Regioni e ora anche i consiglieri della nostra regione sono decisi a farsi sentire». Insomma sulla realizzazione del centro di permanenza temporanea alla “Polonio” non sembrano esserci più dubbi con buona pace del consiglio comunale di Gradisca che dopo il black out di notizie da parte del governo lamentato dal sindaco Fabris, in una delle ultime sedute consiliari aveva approvato una proposta d’accordo di programma per la realizzazione di un polo universitario a livello internazionale nella dismessa “Polonio”. E proprio a Gradisca, venerdì prossimo alle 18.30, si terrà nella sala conferenze dell’enoteca Serenissima un incontro sul tema al quale parteciperà anche l’assessore regionale Roberto Antonaz. Piero Tallandini

Messaggero Veneto 07-06-03, pag. 5, Gorizia

Serafini (Lega Nord), invece, critica il sindaco: perché tacque con Bianco?
Brancati e Lazzeri stanno con Fabris
GRADISCA. Mario Brancati e Paolo Lazzeri, candidati di Forza Italia alle regionali, esprimono solidarietà al sindaco di Gradisca, Gianni Fabris, schierandosi sostanzialmente contro il progetto di un centro immigrati nella Fortezza, perseguito dal ministro dell’interno, Giuseppe Pisanu. «Ti esprimo – scrive Brancati a Fabris – la contrarietà nel metodo e nel merito della proposta formulata dal ministro dell’interno relativa all’insediamento di un centro per immigrati a Gradisca e la mia piena solidarietà a te e alla popolazione di Gradisca d’Isonzo. L’aver riproposto in maniera estermporanea e al di fuori di ogni preventivo coinvolgimento degli amministratori locali, una proposta sulla quale la comunità gradiscana aveva manifestato tutte le legittime e giuste perplessità e contrarietà, risulta inaccettabile per chiunque creda nel rispetto dovuto al ruolo delle istituzioni locali e al principio che il futuro di una comunità non può che essere rispettoso delle vocazioni e delle caratteristiche di ciascun territorio». «Gradisca – osserva Brancati – ha avuto e dovrà avere sempre più in futuro un ruolo importante di centro di servizi e un ruolo di richiamo turistico e culturale e in questo senso già oggi, con le iniziative assunte dall’amministrazione e dagli operatori locali, è diventata un punto riferimento regionale esaltato dalla progressiva risistemazione dell’asseetto urbano e storico, a cui contribuì finanziariamente la giunta regionale che mi vide presente nel mio ultimo mandato. Peraltro, sono impegnato – al di là delle vicende elettorali – a dar vita al “Comitato per Gorizia città europea della cultura”, il cui progetto con finanziamenti comunitari non può prescindere dalla valorizzazione dell’area gradiscana e cormonese. «Infine, l’immigrazione nella nostra provincia non è più un fenomeno di emergenza, come alcuni anni fa e l’apertura delle frontiere il prossimo primo maggio 2004 renderà questo fenomeno diverso del passato. Le azioni per l’immigrazione (una ricchezza per le nostre imprese) devono riguardare ora l’insediamento scolastico, l’alfabetizzazione degli adulti, la disponibilità di alloggi, anche in collaborazione con i datori di lavoro, nonché il sostegno a momenti di aggregazione, per una piena integrazione nel contesto sociale locale, onde evitare tensioni e degrado. É questo l’impegno e per questo la proposta del ministero dell’interno è sbagliata e controproducente». Anche Lazzeri esprime «l’assoluta contrarietà alla realilzzazione di un centro per immigrati a Gradisca così come proposto dal ministro Pisanu» e si impegna, come si è già espresso in consiglio comunale a Gradisca, «a opporsi alla realizzazione anacronistica nel momento in cui cadranno i confini con la Slovenia e i confini orientali dell’Europa di sposteranno fino alla lontana Ungheria». Lazzeri si impegna nei confronti degli elettori di Gradisca «ed esprime la sua contrarietà in ogni sede». Lazzeri, infine, dichiara il proprio «stupore nei confronti di quei rappresentanti di Forza Italia presenti alla riunione che nulla hanno detto e fatto per difendere Gradisca». Chi invece stigmatizza la condotta dell’amministrazione Fabris è Giancarlo Serafini, segretario provinciale della Lega Nord. «Abbiamo letto in questi giorni le contraddittorie dichiarazioni del sindaco di Gradisca, Fabris, e di altri “compagni” che improvvisamente si sono svegliati e si schierano a fianco della Lega Nord nella vicenda del centro per immigrati di Gradisca. Teniamo a sottolineare che in passato eravamo da soli a combattere la decisione del ministro dell’epoca, l’ulivista, Bianco, che voleva insediare questo tipo di struttura. «All’epoca il sindaco Fabris era favorevole e, anzi, polemizzò lungamente con la Lega anche quando io chiesi una consultazione popolare a livello comunale sull’argomento. A proposito, già mesi fa avevamo informato il capogruppo della Lega Nord al Senato, Francesco Moro, esprimendo le nostre preoccupazioni. Certamente ci stupisce che quando al governo c’era l’Ulivo e le frontiere erano colabrodo (o si vuole negare che ora conta legge Bossi Fini entra dai nostri confini nemmeno un quarto dei clandestini di qualche anno fa?), la giunta Fabris sia rimasta inerte. Ora, forse anche vista la campagna elettorale, fa fuoco e fiamme dimostrandosi come sempre poco obiettiva e palesemente faziosa. Probabilmente, se si fosse attivata per tempo senza aver paura di contraddire il ministro “amico” ora non saremmo in questa situazione. Ricordiamo che il ministro Pisanu altro non fare che applicare quanto deciso dal suo predecessore».
Messaggero Veneto 15-07-03, pag. 4, Gorizia
Ex caserme: idee e progetti per tre edifici
GRADISCA. Castello a parte, sono tre gli edifici demaniali di Gradisca che attendono di conoscere la loro nuova destinazione: la caserma Polonio di via Udine, quella di via Papalina e l’ex caserma della Guardia di finanza in largo Bersaglieri, anche se va detto che quest’ultimo edificio è stato ceduto dal demanio statale all’amministrazione comunale due anni fa. La caserma Polonio da due anni a questa parte ogni tanto torna di prepotenza alla ribalta, anche se in realtà di concreto ancora non si è visto nulla: il suo nome è infatti associato a quello di un centro di temporanea permanenza (all’inizio si parlava anche di centro di prima accoglienza) per immigrati, e ogni volta si leva alta la contestazione popolare. Era accaduto in occasione del blitz dell’allora ministro degli interni, Enzo Bianco, è accaduto anche poche settimane fa in occasione della visita in Prefettura, a Gorizia, del ministro attuale Giuseppe Pisanu: «Eppure noi non sappiamo assolutamente nulla delle reali intenzioni del governo – ha detto il sindaco Fabris –. Di tanto in tanto apprendiamo qualcosa soltanto leggendo i giornali». L’amministrazione comunale, è noto, non è affatto favorevole alla soluzione del centro per immigrati e alla Polonio vorrebbe accasare gli studenti dell’ambizioso progetto che prevede la costituzione di un polo universitario a livello internazionale, com’è emerso in uno dei recenti consigli comunali: anche in questo caso, però, sarà decisivo il parere di un ministero, quello delle infrastrutture, che ha già stanziato fondi per l’avvio della fase di ricognizione dei beni demaniali e dello studio di fattibilità tecnico-economica. Il futuro della Polonio, quindi, è ancora nebuloso e quello della vecchia caserma di via Papalina lo è ancor di più: da alcuni anni si rincorrono le voci secondo cui nell’edificio dovrebbe traslocare la caserma dei carabinieri di Gradisca, ma di conferme neppure l’ombra. «Questa voce gira da tre anni – ha affermato il primo cittadino –, ma non esiste nulla di certo, mancano le comunicazioni ufficiali. Del resto, il demanio a casa sua può fare ciò che vuole». Resta la vecchia caserma della Guardia di finanza, che con grande tempismo il demanio ha ceduto al Comune gradiscano proprio mentre stava per crollarne il tetto: «Per quest’edificio – conclude Fabris – siamo in attesa dei finanziamenti richiesti (circa 300 mila euro) per rimettere a posto il tetto. Una volta sistemato, lo stabile, assieme a quello dell’ex macello, ospiterà i corsi dell’Accademia di studi medievali dell’Università di Trieste, che per il momento troveranno ospitalità nel palazzo del Monte di pietà». Giuseppe Pisano