
Il Messaggero Veneto
domenica 27 febbraio 2005
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DOMENICA, 27 FEBBRAIO 2005
Pagina 5 - Gorizia
Il sindaco Tommasini: solo la Regione può fermare lapertura della struttura
Giovani arrivati dal Friuli e dal Veneto «Perché quelle serrande abbassate?»
LE REAZIONI
GRADISCA. «Questa amministrazione è stata accusata di nascondere la verità, di fare addirittura il doppio gioco, ma non posso che ritenere tali accuse delle semplici strumentalizzazioni: la realtà è che il Comune di Gradisca, come ribadirà (un comunicato ufficiale è atteso già per oggi, ndr) il parere della commissione di legali da noi incaricata, non ha legalmente gli strumenti per operare il sequestro della struttura. Non ci sono i termini per parlare di abuso edilizio sul territorio gradiscano. Gli unici margini per bloccare ancora l'apertura del centro immigrati li ha la Regione, in quanto ente competente non interpellato nel procedimento».
Dopo le accuse dei giorni scorsi, le più forti quelle del "Coordinamento libertario contro il Cpt" e dei Verdi e le minacce di imminenti "visite" a Palazzo Torriani ribadite ieri pubblicamente dagli Anarchici friulani, il sindaco Franco Tommasini presenta le sue documentazioni. O meglio, quelle degli avvocati, che hanno accertato l'inesistenza di irregolarità a livello edilizio per quanto riguarda il Cpt di via Udine.
Dichiarazioni ai più negate dalla "colonna sonora" di un corteo che, comunque, ha voluto sottolineare soprattutto l'illegalità morale e umanitaria di strutture come i centri di permanenza temporanea. Voci provenienti da diverse regioni italiane e anche oltre confine, vista la presenza anche di gruppi della vicina Slovenia. «A parole tutti vogliono un mondo senza confini e senza barriere, ma intanto si costruiscono i centri di temporanea permanenza - hanno ricordato esponenti delle varie associazioni di immigrati e battenti bandiera della Cigl di Udine -, autentiche carceri e luoghi in umiliante contrasto con i diritti umani. L'ipocrisia morale di certi politici è una cosa avvilente».
Tantissime le bandiere e gli striscioni, comunque moltissimi anche i non ufficialmente schierati. «Siamo venute a Gradisca senza una bandiera, ma solo per dire no a leggi che ci fanno tornare indietro di sessantanni - hanno ribadito due ragazze della provincia di Vicenza - e quel muro alle spalle di tutti quei poliziotti ne è la triste conferma, un simbolo moralmente e socialmente inacettabile».
Tra gli ultimi ad abbandonare la "trincea" di fronte all'ex caserma Polonio, un gruppetto infreddolito di veronesi: «Qualcuno dirà sicuramente il contrario, ma la verità è che è stata una manifestazione pacifica. E' stato per certi versi avvilente vedere tutte le serrande dei locali in piazza abbassate e la gente che si nascondeva dietro le vetrate, ma durante il tragitto la risposta più bella l'hanno data proprio i gradiscani. Ce ne sono stati tanti che, al passaggio del corteo, sono usciti di casa e si sono uniti a noi».
Marco Ceci
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DOMENICA, 27 FEBBRAIO 2005
Pagina 5 - Gorizia
Gradisca. Anche un elicottero ha sorvolato il corteo. Una ventina i veicoli di Polizia e Carabinieri
Tutta la città controllata da terra e cielo
GRADISCA. Una mobilitazione assolutamente mai vista a Gradisca. Fin dalla tarda mattinata la cittadina isontina è stata letteralmente invasa da polizia e carabinieri pronti a mettere in campo un contingente di controllo davvero senza precedenti.
Difficile quantificare il numero di agenti e di militari dell'Arma che sono stati impiegati nel corso della giornata di ieri a Gradisca. Almeno una ventina i veicoli della polizia di stato, soprattutto camionette e fuoristrada, che hanno pattugliato le vie della cittadina e presidiato le zone "sensibili", altrettanto numerosi erano i mezzi dell'Arma.
Per tutto il pomeriggio, a partire dalle 14, l'elicottero della polizia ha "vigilato" dall'alto prima sulla stazione di Sagrado e poi sulle vie di Gradisca coadiuvando il lavoro di centinaia di agenti e militari dell'Arma, molti dei quali, come detto, in assetto antisommossa.
Un dispiegamento di forze che ha reso necessaria anche una serie di interventi sul piano della viabilità, con la chiusura al traffico del tratto della statale 256, compreso il ponte tra Gradisca e Sagrado oltre a via Trieste e via Roma, interessate dal passaggio del maxi-corteo e liberate dal traffico veicolare.
Nessun problema, come detto, tra i manifestanti e le forze dell'ordine almeno fino all'arrivo del serpentone umano dinanzi all'ex caserma Polonio: la polizia ha "scortato" i manifestanti seguendoli dalle retrovie, senza che si verificassero i momenti di tensione che, viceversa, hanno contraddistinto gli scontri davanti all'ingresso principale della struttura destinata ad ospitare il Centro di permanenza temporanea. Eppure i negozianti gradiscani hanno preferito evitare brutte sorprese decidendo di tenere le serrande abbassate dal primo pomeriggio e fino al termine della manifestazione.
Da non dimenticare, infine, la disponibilità garantita dai volontari delle Croci private, a cominciare dalla Croce verde di Gradisca, i cui sanitari hanno provveduto a medicare i due manifestanti rimasti leggermente feriti nello scontro con le forze dellordine. (p.t.)
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DOMENICA, 27 FEBBRAIO 2005 Pagina 5 - Gorizia
Agenti in assetto antisommossa hanno disperso un gruppo di giovani che volevano stendere un filo spinato
«Ci hanno caricato a freddo» Slogan e striscioni contro i politici accusati di «accettare il Centro»
Molti gli amministratori locali, i no-global provenienti dallItalia del Nord e tanti stranieri, la maggioranza dei quali di origine africana
Scontri e fumogeni al corteo anti-Cpt
Spintoni e manganellate davanti alla caserma Polonio: un arresto e due feriti
TENSIONE
DENUNCIA
Gradisca. In 1500 partono da Sagrado e sfilano attraverso il centro
GRADISCA. Un arresto per lesioni, un manifestante leggermente ferito e uno contuso: questo il bilancio della manifestazione contro la realizzazione del Centro di permanenza temporanea per immigrati clandestini nell'ex caserma Polonio, a Gradisca, che si è svolta ieri pomeriggio nella cittadina isontina. Un corteo che si è protratto all'insegna della massima tranquillità, un serpentone umano variopinto formato almeno da 1500 persone che ha attraversato tutto il centro di Gradisca per arrivare dinanzi all'ex caserma Polonio e qui la situazione, improvvisamente, è degenerata.
Mancano una decina di minuti alle 17 quando i manifestanti più intraprendenti del movimento no global provano un blitz per cercare di estendere un simbolico filo spinato dinanzi al cordone della polizia e dei carabinieri in assetto antisommossa davanti allex caserma. Contemporaneamente alcuni fumogeni partono dal corteo piombando oltre il cordone. Militari e agenti, allora, caricano la folla e si vivono momenti di grande tensione con centinaia di manifestanti che fuggono per alcune decine di metri mentre tra le forze dell'ordine e la testa di ponte degli attivisti volano spinte e manganellate. Fortunatamente la calma viene ristabilita nel giro di un paio di minuti, ma la tensione è poi aleggiata ancora, palpabile, per almeno un'altra mezz'ora con le forze dell'ordine in assetto antisommossa che continuavano a serrare i ranghi davanti all'ingresso principale dell'ex caserma e dal megafono dei manifestanti arrivavano accuse dirette a polizia e carabinieri: «Volevamo stendere questo simbolico filo spinato - arringava al megafono il leader della rete del precariato sociale - e ci avete caricato a freddo. Siete cani da guardia di una democrazia falsa, basata sulla guerra». Fatto che che, in seguito agli scontri, un 25enne isontino è finito in carcere con laccusa di lesioni per il lancio di sassi.
Il corteo, in cui figurava anche il leader nazionale dei Disobbedienti, Luca Casarini, è stato contraddistinto invece da toni meno accesi svolgendosi in maniera assolutamente pacifica e richiamando la partecipazione di tantissimi cittadini gradiscani, di centinaia di giovani dei movimenti no global provenienti da tutto il nord Italia, ma anche da Slovenia ed ex Jugoslavia e poi numerosi cittadini extracomunitari, soprattutto africani. Massiccia la presenza di esponenti politici a cominciare dall'assessore regionale Roberto Antonaz, in testa al corteo, e poi i consiglieri regionali Paselli, Bolzan e Brussa, i parlamentari Alessandro Maran e Milos Budin, quattro assessori provinciali (Minin, Marincic, Migliorini e Buttignon) e poi i sindaci di Sagrado, Fogliano, San Canzian, l'assessore comunale di Monfalcone Bou Konate, mentre il sindaco di Gradisca, Franco Tommasini, ha atteso l'arrivo dei manifestanti in piazza.
Il corteo è partito verso le 14.40 dalla stazione ferroviaria di Sagrado per poi percorrere le vie principali di Gradisca: tutti i negozi avevano le serrande abbassate. Innumerevoli le bandiere arcobaleno delle pace, dei Comunisti italiani e di Rc, meno numerose quelle dei Ds e dei Verdi, tantissimi gli striscioni e gli slogan dei manifestanti, da Cpt è fascismo di stato a Meno prigioni, più soluzioni passando per un Giuliana Sgrena è una di noi fino a Cpt = lagher. Incessante il battage del megafono che ha lanciato frequenti i richiami ai politici: «Illy e Antonaz voi sapete che questo Cpt è illegale, voi lo potete fermare». Peccato che gli slogan al cospetto dell'ex Polonio siano degenerati: «Il sindaco Tommasini sappia che la prossima settimana gli ribaltiamo l'ufficio - ha annunciato un manifestante al megafono mentre ormai il corteo cominciava a disperdersi, verso le 17.30 - perché ha fatto il doppio gioco, come i suoi compari Illy e Brandolin».
Dei due manifestanti feriti, uno è stato medicato per una leggera ferita alla testa che ha richiesto l'applicazione di un paio di punti di sutura.
Piero Tallandini
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DOMENICA, 27 FEBBRAIO 2005 Pagina 5 - Gorizia
I cancellati sloveni: quello è un lager
GRADISCA. «Noi cittadini cancellati della Slovenia salutiamo tutti gli immigrati, coloro che cercano asilo, rifugiati e persone senza documenti che hanno lottato con noi e che manifestano contro l'apertura del Cpt di Gradisca. Proprio oggi, a 13 anni esatti di distanza dalla cancellazione illegale di 18.305 persone dai registri di residenza permanente dello Stato sloveno». Comincia così la lettera, firmata dal coordinatore dei "cancellati" Toporovic e poi letta da un rappresentante durante la manifestazione gradiscana, che i "cancellati" sloveni (le persone provenienti da diversi stati dell'ex Jugoslavia e residenti in Slovenia ai quali, nel 1992, fu permesso di mantenere la residenza, ma cui furono tolti tutti gli altri diritti riconosciuti a un cittadino, a cominciare da quelli sanitario e al lavoro) hanno voluto far pervenire, in segno di solidarietà, ai manifestanti riunitisi a Gradisca. «Con la cancellazione del 1992 furono violati in massa i diritti umani subimmo moltissime tragedie personali e familiari. I burocrati dello Stato ci hanno cancellato dalle nostre famiglie, dai nostri indirizzi, hanno cancellato la nostra sicurezza sanitaria e sociale, hanno distrutto i nostri documenti, ci hanno deportato, picchiato, insultato e umiliato. Per anni e anni lo Stato ci ha rinchiuso nei "Centri di rimozione degli stranieri", strutture in tutto e per tutto simili, a livello istituzionale, ai Cpt come quello che sta nascendo a Gradisca». (m.c.)
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