
Il Messaggero Veneto
lunedì 7 marzo 2005
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LUNEDÌ, 07 MARZO 2005 Pagina 8 - Gorizia
Cpt, nuove accuse sul progetto
De Toni: il Comune non è in possesso del vero piano
GRADISCA. Fra tante parole, erano stati i primi a dotarsi di documentazioni giuridico-legali su cui fondare le proprie accuse (principalmente a denuncia di un abuso edilizio) contro la realizzazione del centro di permanenza temporanea nellex caserma Ugo Polonio di via Udine, ma, dopo la prevedibile valanga di conferme e smentite da parte delle istituzioni, il Coordinamento libertario contro il Cpt cambia obiettivo.
O, meglio, allarga il fronte delle accuse, parlando apertamente dincongruenza tra il progetto esecutivo sulla cui base si stanno ultimando i lavori nellex caserma Polonio e quello depositato in Comune a Gradisca.
Denuncia per certi versi clamorosa, ma puntualmente illustrata dallanarchico Paolo De Toni, leader del coordinamento.
«Se il primo a diffondere tale progetto, come giustamente ha rilevato il sindaco Franco Tommasini, è stato il prefetto di Gorizia ha osservato , e, visto che il prefetto non è sottoposto a indagine, allora vuol dire che tale progetto non è secretato. Personalmente, abbiamo sempre sostenuto, anche di fronte al sindaco Tommasini, che tale progetto è un falso in quanto riporta la data dellottobre 2004, mentre il progetto definitivo, come affermato dalla Prefettura, è stato approvato con decreto del 20 ottobre 2003 dal capodipartimento per le libertà civili e limmigrazione del ministero dellinterno. Divergenza quantomeno anomala per non dire sospetta, documenti alla mano, viene spontaneo chiedersi come mai una simile incompatibilità non sia mai stata rilevata dalle istituzioni e, ovviamente, resa pubblica o denunciata. Visto lormai riconosciuto immobilismo delle istituzioni che hanno competenza in materia, proviamo noi, quindi, a chiedere al dottor De Bortoli di andare a confrontare il progetto depositato in Comune a Gradisca con quello originario, secretato, e soprattutto che verifichi, una volta per tutte, se il muro di quattro metri che giganteggia davanti alla struttura fosse già previsto o meno».
«Chiarimenti doverosi ha concluso De Toni , visto che i progetti erano liberamente visionabili in Comune in una stanza del secondo piano e, quindi, non certo coperti da segreti politici o militari. Come, del resto, facili da ottenere erano anche le foto dei plastici del progetto, visto che chicchessia, come il sottoscritto, poteva tranquillamente fotografarle e diffonderle tramite un comunissimo cellulare».
Marco Ceci |
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