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Volantino distribuito dal Coordinamento Libertario contro i Cpt + commento (su Indymedia)

Il Messaggero Veneto
domenica 3 aprile 2005




DOMENICA, 03 APRILE 2005

Pagina 9 - Gorizia

Non si è ripetuto il 26 febbraio: polizia e carabinieri “inoperosi”

Discreta la presenza delle forze dell’ordine lungo il percorso

GRADISCA

Lievi disagi soltanto per la viabilità




GRADISCA. Oltre un centinaio fra agenti della polizia e carabinieri, una decina di veicoli della polizia di Stato, soprattutto camionette e fuoristrada oltre a un elicottero che ha volteggiato per tutto il pomeriggio tra Sagrado, la strada statale 305 e l’ex caserma “Polonio”. Questo lo schieramento congiunto delle forze dell’ordine che ieri ha accompagnato lo svolgimento della manifestazione allestita contro la realizzazione del Centro di permanenza temporanea per immigrati.
Un contingente di polizia e carabinieri sicuramente inferiore a livello numerico rispetto alla mobilitazione straordinaria registrata in occasione della manifestazione del 26 febbraio quando Gradisca era stata letteralmente invasa da polizia e carabinieri pronti a mettere in campo un contingente di controllo davvero senza precedenti per la cittadina isontina. Il fatto che il contingente delle forze dell’ordine fosse decisamente ridotto rispetto all’iniziativa di febbraio era legato evidentemente alle dimensioni assai minori del corteo al quale, secondo le previsioni, non avrebbero dovuto partecipare più di mezzo migliaio di manifestanti, pronostico rivelatosi poi fondato.
A indurre carabinieri e polizia a evitare una mobilitazione eccessiva è stata anche l’annunciata assenza dell’ala più “dura” dei no global e dei disobbedienti, tant’è vero che non si sono visti o quasi agenti o carabinieri in tenuta anti-sommossa a testimonianza di come non fossero paventati particolari scontri.
Insomma, questa volta il corteo anti Cpt ha visto le forze dell’ordine “inoperose”, in quanto l’iniziativa non ha fatto registrare i tafferugli tra gli attivisti e il cordone delle forze dell’ordine a differenza del 26 febbraio quando due manifestanti erano rimasti leggermente feriti. In quell’occasione al termine della manifestazione un anarchico 19enne di Romans d’Isonzo, come si ricorderà, era stato arrestato con l’accusa di aver partecipato alla sassaiola contro gli agenti. Era stato rimesso in libertà dopo quattro giorni.
Lievi disagi solo per la viabilità per le tre ore di durata della manifestazione. (p.t.)


DOMENICA, 03 APRILE 2005

Pagina 9 - Gorizia

L’assessore Antonaz (Rc): credo che il Pontefice non avrebbe avuto nulla da ridire su questa iniziativa

In 400 nella catena umana contro il Cpt

Cgil, Ds e Pdci: più sobrietà per rispetto verso il il Papa. Perplessa pure la giunta

Gradisca. Si è svolto pacificamente il corteo a favore dei diritti degli immigrati




GRADISCA. Circa 400 persone hanno manifestato, ieri a Gradisca, contro la realizzazione del Centro di permanenza temporanea. La stima è del tavolo migranti dei Social forum italiani, organizzatore della manifestazione. Il corteo pacifico è partito poco prima delle 16 dalla stazione di Sagrado per raggiungere, lungo la statale 305, l’ex caserma di via Udine, dove i manifestanti hanno formato una catena umana. Tra i partecipanti, oltre ai giovani dei movimenti no-global e a cittadini extracomunitari, l’assessore regionale Antonaz, il consigliere regionale Bolzan e gli assessori provinciali Buttignon e Marincic.
I 400 si sono radunati ieri pomeriggio alla stazione di Sagrado, punto di partenza della manifestazione, promossa dal tavolo migranti dei Social forum italiani in occasione della seconda giornata europea di mobilitazione e di lotta per i diritti degli immigrati. I manifestanti – immigrati bengalesi, africani, esponenti politici, movimenti provenienti da tutta Italia – intendevano ribadire, all’unisono, la loro contrarietà al centro di permanenza temporanea in costruzione nella periferia gradiscana.
Ma se la convergenza di vedute c’era sul significato dell’iniziativa, ovvero battersi per la realizzazione di politiche di integrazione degli immigrati nella società e contrastare invece le misure restrittive della libertà personale e di movimento dei migranti, altrettanta coesione non c’è stata sulle modalità di svolgimento del corteo. La manifestazione ha infatti rischiato di spaccarsi, poco prima del suo inizio. Alle 15 gli organizzatori, in attesa dell’arrivo dei manifestanti provenienti da Monfalcone che avevano perso il primo treno utile per arrivare in orario, si sono riuniti in conciliabolo per decidere che tono dare al corteo.
Su questa assolata giornata di primavera pesava la tensione del mondo intero per la salute del Pontefice e la modalità tradizionale dei cortei, musica a tutto volume, striscioni multicolore e bandiere di partito, a molti (fra i quali il segretario dei Ds di Gradisca Giuseppe Salamone e Alessandro Perrone, dell’esecutivo isontino del Pdci), pareva di cattivo gusto e poco rispettosa. Perplessità hanno manifestato anche sindaco e assessori di Gradisca.
Una corrente di pensiero più radicale invece ha suggerito di far saltare la manifestazione, con buona pace di quanti erano giunti da Brescia, Bologna e altre città italiane. Ma gli organizzatori non hanno accettato l’idea del corteo in sordina, mentre alcuni esponenti di Rifondazione comunista si sono rifiutati di riporre gli stendardi, avocando a sé il diritto di esprimere il proprio pensiero anche attraverso questi simboli.
La musica è stata mantenuta in sottofondo, tanto che alcuni di quelli che si erano chiamati fuori sono poi rientrati nel corteo mentre percorreva l’asfalto caldo della statale 305 verso la caserma Polonio, scorato da un centinaio fra poliziotti e carabinieri.
Ha pesato invece sulla manifestazione una defezione importante: quella degli stessi immigrati per i quali era stata organizzata. Una quindicina ha deciso di non partecipare, seguendo l’esempio della Cgil, che non ha condiviso la scelta dell’organizzazione. «Il minimo che si poteva fare per questo Papa, che ha sempre cercato la pace e il dialogo con il Sud del mondo e che per la nostra causa si è sempre impegnato, era sfilare in silenzio. Noi non ci stiamo», ha dichiarato Abdou Faye, dell’ufficio immigrazione Cgil del Friuli Vg, prima di lasciare la manifestazione.
Oltre il ponte di Sagrado, la carovana multicolore dell’associazione degli indipendenti di Romans si è unita al corteo, divenuto mesto e silente. «Credo che Giovanni Paolo II non avrebbe avuto nulla da ridire su questa manifestazione – ha commentato l’assessore regionale Roberto Antonaz (Rc) –, i manifestanti hanno espresso il loro sdegno, oserei dire in un’ottica cristiana, contro la soppressione dei diritti degli immigrati. Il corteo non ha interrotto il dovuto raccoglimento per il Santo Padre».
Anche don Andrea Bellavite, pur con il cuore e la mente altrove, è riuscito a fare una capatina alla manifestazione e ha dichiarato: «Non ci vedo nulla di male, anzi, perché avrebbero dovuto impedirci di manifestare per rivendicare i diritti dei migranti? Non c’è nulla di offensivo».
Il corteo è arrivato infine pacificamente di fronte all’ingresso della caserma Polonio, dopo circa un’ora di cammino. I manifestanti hanno circondato il cpt con una catena umana, «una catena di vita intorno a un Lager di morte», hanno spiegato.
Ilaria Purassanta

DOMENICA, 03 APRILE 2005

Pagina 9 - Gorizia

I “Disobbedienti” snobbano l’iniziativa: solo una passerella

GRADISCA. I “Disobbedienti” del Friuli Venezia Giulia hanno preso le distanze dalla manifestazione indetta a Gradisca per la “Giornata europea contro i centri di permanenza temporanea”.
Il portavoce degli “Invisibili” e della “Rete del precariato sociale”, Andrea Olivieri, ha precisato che tale dissociazione è legata «agli scopi e alle modalità della manifestazione. L’iniziativa europea è intesa come una giornata di azioni, non di sfilate, e quella di Gradisca rischiava di essere solo una passerella fine a se stessa e per giunta di una sola parte politica».
I “Disobbedienti”, che hanno celebrato la giornata a modo loro venerdì, occupando venerdì la sede della “Misericordia” di Cormòns, non nascondono le loro critiche a Rifondazione e, in particolare, all’assessore regionale Antonaz, «colpevole – a loro giudizio – di non fare abbastanza per impedire l’apertura del Cpt di Gradisca»