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Alla fine anche Tommasini ha deciso di presentare in maniera diretta il ricorso altrimenti si sarebbe sputtanato troppo ma tanto è fiducioso che, come ha preventivato l'Avvocato Figorilli nel suo parere, che il ricorso del Comune non venga accolto in quanto tardivo. Hanno fatto il minimo. Molto tardi e a denti stretti ora ammettono quello che prima per mesi hanno negato e che noi abbiamo affermato con forza dal mese di gennaio. Speriamo comunque che i ricorsi vengano accolti ma se saranno respinti la responsabilità sarà tutta loro.
Peraltro continuano a dire cazzate vedasi questa:
«L’azione si fonda su tre punti fondamentali che ci fanno concludere come l’iter del Viminale non sia stato quello corretto, sebbene parlare di abusivismo in senso stretto sia eccessivo - hanno spiegato i legali -:
Tommasini (e i suoi burattinai) non vuole (non vogliono) riconoscere di avere tutti i poteri per essere lui (loro) a bloccare i lavori !!

Il Messaggero Veneto
27 settembre 2005

MARTEDÌ, 27 SETTEMBRE 2005 Pagina 7 - Gorizia

Cpt, in partenza i tre ricorsi al Tar

Tommasini, Brandolin e Antonaz: c’è la possibilità di bloccare il Centro

GRADISCA. «I ricorsi saranno tre, uno per ente (Comune, Provincia e Regione, ndr) e sono ormai in via di ultimazione. A dire il vero quelli di Comune e Provincia erano già pronti mentre quello della Regione ha avuto un percorso più tribolato che si è concluso solo venerdì scorso. Tutti, come annunciato, verranno presentati al Tar del Lazio: un momento importante perché si passa finalmente ai fatti anche se non nascondiamo la nostra delusione per la mancata presentazione di un ricorso anche alla Corte Costituzionale: un ricorso sul quale eravamo convinti e facevamo affidamento ma la giunta-Illy avrà avuto le sue ragioni se ha scelto così». È stato il sindaco di Gradisca Franco Tommasini a inaugurare con queste parole l’incontro che ieri pomeriggio ha visto riuniti a Palazzo Torriani il Comune, la Provincia di Gorizia (rappresentata dal presidente Giorgio Brandolin) e la Regione (presente l’assessore Antonaz), oltre agli avvocati Presot (per il comune di Gradisca) e Pisani (per la Provincia), per illustrare i termini e i tempi dell’“offensiva” legale contro l’apertura del Cpt nell’ex caserma “Ugo Polonio” di via Udine.
«Tre ricorsi distinti, ma incentrati su un unico filo conduttore – ha proseguito Tommasini – visto che la lacuna procedurale su cui facciamo forza è l’ordinanza 3244 del 2002 che prevedeva la presenza di un rappresentante della regione nella speciale commissione tecnico-consultiva: commissione che, come ormai tutti sanno, un rappresentante della regione non lo ha mai avuto al suo interno. Il perché, invece, i ricorsi partono solo ora è presto detto: l’intera documentazione sul Cpt di Gradisca l’abbiamo ottenuta solo l’8 agosto 2005, grazie al decreto di desecretazione, e solo allora è stato possibile allestire in concreto i termini del ricorso, o meglio dei ricorsi».
Sul perché della scelta di diversificare il ricorso, invece, è intervenuto Brandolin. «Tre atti distinti per una semplice questione cautelativa: se per una questione di competenze dovesse esserne bocciato uno resterebbero gli altri due. I contenuti, comunque, sono gli stessi perché la documentazione su cui si basano è la stessa».
Chiarezza sulla posizione delle Regione, invece, è l’obiettivo dell’intervento dell’assessore Antonaz: «Partiamo innanzi tutto dall’importanza e dalla peculiarità di questo tipo di ricorso che, a quanto ne so, resta unico nel suo genere. La Regione, poi, ha sempre assecondato quella che chiaramente è l’opinione di ferma contrarietà al Cpt espressa dalle genti di tutto il nostro territorio anche perché una simile struttura è in netto contrasto con la politica sull’immigrazione che la Regione si è voluta dare. Ognuno, in merito, la pensi come vuole ma credo che la coerenza dimostrata dalle tre istituzioni oggi presenti sia esemplare. Cosa chiediamo al Tar del Lazio? La sospensiva e crediamo che ci siano tutti gli elementi perché il Tar sospenda i lavori e blocchi l’apertura del Cpt per indagare sulla sua legittimità. Sulla decisione della giunta regionale di non ricorrere alla Corte costituzionale, invece, va precisata una cosa. La giunta, nonostante esistessero i presupposti per una simile azione, ha ritenuto tardivo questo tipo di ricorso perché questo tipo di ricorso ha un iter nettamente più lungo. La stessa giunta, tuttavia, ha deciso di inviare una lettera direttamente al ministro Pisanu in cui si esprime la forte contrarietà al Cpt. Lettera che sarà firmata dal presidente Illy».
Marco Ceci


MARTEDÌ, 27 SETTEMBRE 2005 Pagina 7 - Gorizia

Le prime risposte attese entro Natale

GRADISCA. "Il governo ha sempre fatto leva sull'ordinanza 3287 del 2003, un'ordinanza che conferisce poteri straordinari in tema urbanistico ed edilizio al Ministero ma per quanto ci riguarda in questo caso specifico l'iter seguito non è corretto, non può essere applicata questa normativa. E' palese, infatti, che non è mai stata raggiunta un'intesa con la Regione visto che la Regione non ha mai nominato un suo rappresentante per la commissione tecnico-consultiva nè tantomeno la commissione stessa ha provveduto a richiedere formalmente alla Regione un suo rappresentante. Non sono quindi stati rispettati i due punti fondamentali dell'ordinanza 3287".
A precisare il cavillo legale su cui si basano i tre ricorsi sono gli avvocati Martina Pisani (Provincia) e Lorenzo Presot (Comune), pronti comunque a precisare come legalmente le lacune procedurali che hanno contraddistinto l'iter seguito dal Ministero sul Cpt siano anche altre. "Il sindaco Tommasini ha giustamente parlato di ordinanza 3244 del 2002 perchè è stata di fatto la prima in termini di tempo e la 3287 del 2003 è arrivata ad integrarla, se non addirittura a contraddirla introducendo sia la necessità di passare per il giudizio di una commissione tecnico-consultiva che la necessità della stessa di avere al suo interno un rappresentante della Regione".
Sul futuro dei ricorsi, invece, è l'avvocato Presot a far chiarezza. "Ipotizzando che i ricorsi vengano formalizzati entro la prossima settimana e considerando che i tempi di esercizio del Tar sono relativamente brevi direi che è plausibile affermare che entro Natale un primo fondamentale passo sarà fatto. Nella sua prima udienza, infatti, il Tar valuterà sommariamente gli elementi dei ricorsi ai fini della richiesta cautelare di sospensione e se li valuterà in termini positivi potrebbe anche decidere per la sospensione cautelativa vera e propria dei lavori. Un'ipotesi che rappresenterebbe un segnale sicuramente positivo visto che il Tar ha facoltà anche di rigettare immediatamente i ricorsi se li dovesse ritenere non idonei. Va ricordato, comunque, che il Tar potrebbe rigettare i ricorsi anche in un secondo momento, anche a seguito di un primo verdetto positivo".
Un'altra incongruenza rilevata dai legali di Regione, Provincia e Comune, tuttavia, resta quella relativa alla catalogazione catastale. "Al tavolare - conclude Presot - l'ex caserma Polonio risulta ancora come proprietà del Demanio militare. Condizione, questa, che autorizza il Ministero a fare un po' quello che vuole visto che in tal caso non è necessaria nessuna variante urbanistica per autorizzare i lavori. La questione, però, è che da indagini svolte dalla Provincia direttamente all'Agenzia del Demanio di udine l'ex caserma Polonio è iscritta come bene patrimoniale disponibile dello Stato, un bene quindi sdemanializzato. Cosa che, ovviamente, cambierebbe le carte in tavola e rappresenterebbe una nuova contraddizione da parte del Ministero". (ma.ce.)



Il Piccolo
27 settembre 2005

MARTEDÌ, 27 SETTEMBRE 2005 Pagina 5 - Gorizia

Regione, Provincia e Comune fanno fronte comune con tre ricorsi distinti. Tre le contestazioni all’iter del riutilizzo della Polonio
«Ci pensi il Tar del Lazio a bloccare il Cpt»
L’istanza di sospensiva dei lavori motivata da Antonaz, Brandolin e Tommasini

GRADISCA Centro di permanenza temporaneo, due mesi di speranza per scongiurarne l’apertura. O quantomeno, al momento, per rinviarla. In quest’arco di tempo, il Tar del Lazio si pronuncerà infatti sull’ammissibilità della richiesta di sospensione dei lavori contenuta nel triplice ricorso che Regione, Provincia e Comune faranno partire entro questa settimana. Non sarà una sentenza definitiva sull’annosa vicenda, si badi bene, ma la possibilità di un primo congelamento che aprirebbe spiragli di ottimismo e, almeno per ora, potrebbe ritardare l’apertura del Cpt.
Questo l’obiettivo a breve termine: l’istanza di sospensiva è infatti la principale richiesta avanzata dai tre enti locali nell’azione legale, unitaria nelle finalità ma triplice nella forma (nel senso che le tre documentazioni prodotte saranno le medesime) intrapresa nei confronti del ministero dell’Interno cui si contestano profondi vizi nell’iter che ha portato alla costruzione del centro immigrati all’ex caserma Polonio.
I ricorsi sono stati presentati ieri a palazzo Torriani dall’assessore regionale Antonaz, dal presidente della Provincia Brandolin e dal sindaco di Gradisca Tommasini, accompagnati dai consulenti legali Pisani e Presot.
«L’azione si fonda su tre punti fondamentali che ci fanno concludere come l’iter del Viminale non sia stato quello corretto, sebbene parlare di abusivismo in senso stretto sia eccessivo - hanno spiegato i legali -: anzitutto, non ci pare applicabile l’ordinanza 3287 del Presidente del Consiglio che conferisce in materia di Cpt poteri straordinari al Dipartimento per l’immigrazione, in quanto sulla stessa non vi è mai stata un’intesa con la Regione».
A ciò si aggiunge il «giallo» sullo status dell’ex compendio militare: proprietà demaniale secondo il Tavolare, bene già sdemanializzato e in attesa di cessione agli enti locali secondo l’Agenzia del demanio medesimo. Ipotesi questa che rafforzerebbe l’incisività del ricorso. Nessun richiamo degli amministratori presenti, invece, sull’altra pista volta a scongiurare l’apertura: quella della riconversione della Polonio in struttura penitenzaria.
Secondo l’assessore regionale Antonaz «la contrarietà al Cpt non è ideologica o preconcetta ma espressione di una volontà amplissima della popolazione che contesta una struttura dalla dubbia costituzionalità. E l’unità con cui tre amministrazioni si battono per impedirne l’apertura la dice lunga sulla trasversalità, la coerenza e la trasparenza messe in campo contro questi centri borderline».
D’accordo, ma la delusione per il mancato ricorso della sola Regione alla Corte Costituzionale? «La giunta, escluso il sottoscritto, ha ritenuto tardivo rivolgersi alla Corte perché vista la lunghezza dei tempi anche una sentenza positiva non avrebbe risolto il problema. Io resto dell’idea che in questo modo sia venuta meno la valenza politica del gesto, che avrebbe ulteriormente rafforzato il dissenso degli enti locali del Friuli Venezia Giulia al di là degli effetti della sentenza. Ma forse la mia contrarietà è più forte di quella di altri».
Nei prossimi giorni, comunque, da Trieste partirà una lettera nella quale il governatore Illy chiederà con forza la non apertura del Cpt. Brandolin infine ha risposto per le rime, ma senza nominarlo, al consigliere regionale Gherghetta che non aveva condiviso il suo sfogo sul comportamento della Regione: «La prima gallina che canta ha fatto l’uovo».
Luigi Murciano


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