
Il Messaggero
Veneto
26 ottobre 2005
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MERCOLEDÌ,
26 OTTOBRE 2005 Pagina 7 - Gorizia
De Toni: io e Tommasini a un confronto pubblico
LA SFIDA
GRADISCA. «Sfido Tommasini a un confronto pubblico. Notoriamente non
sono un “senza volto”, ho fatto almeno dieci manifestazioni a Gradisca
e sono nuovamente pronto a rivendicare una totale trasparenza politica».
Torna all’attacco Paolo De Toni, l’anarchico friulano che, alla guida
del “Coordinamento libertario contro i Cpt”, per primo fece breccia nel
“muro” legale della vicenda legata al centro per immigrati di via Udine
spianando di fatto la strada ai ricorsi al Tar del Lazio (incentrati
proprio sulle sue “scoperte”) presentati poche settimane fa da Regione,
Provincia e Comune (le istituzioni da lui pesantemente criticate e
contestate per il loro presunto immobilismo e collaborazionismo con il
governo in merito alla vicenda-Cpt), e stavolta lo fa lanciando un
guanto di sfida clamoroso al primo cittadino gradiscano.
«Quello che non sono riusciti a fare gli oltre 500 militanti “Senza
volto” di Casarini sono riuscito a farlo io urtando volutamente e
deliberatamente la debole struttura caratteriale del sindaco di
Gradisca Franco Tommasini, sulla quale avevo già fatto un test il 26
febbraio. Dopo aver letto il comunicato del Comune emesso qualche
giorno prima della manifestazione mi risultava evidente che i nostri
volantini distribuiti l’8 ottobre, e i manifesti attaccati dal
Coordinamento libertario (quelli delle tre scimmiette per intenderci)
avevano messo in evidenza un nervo scoperto e sensibilissimo. Fin da
venerdì sera avevo ben chiaro che il mio obiettivo principale alla
manifestazione del 22 ottobre era proprio quel “dileggiamento” di
Tommasini che anche la maggioranza che lo sostiene denunciava e
respingeva. La contestazione era peraltro annunciata alle riunioni
della rete. I militanti di Rifondazione per molte ragioni erano
paralizzati e non potevano fare i pretoriani di Tommasini, e così pure
Verdimonti sapendo benissimo di essere anche lui sotto tiro. La
situazione era troppo complessa e la nostra azione avrebbe trovato
tutti impreparati. Tommasini non poteva reggere ad un continuo
“dileggiamento” che lo avrebbe accompagnato per tutto il corteo. Quando
ha visto di essere raffigurato fra le “sagome” e ha visto che chi
parlava al radio-microfono era il sottoscritto ha capito che era meglio
alzare i tacchi ed andarsene. Questi i retroscena, ma il problema è un
altro e cioè che adesso il vero “atto dovuto” di Tommasini è quello di
venire in pubblico a sostenere un contraddittorio sulle sue
responsabilità. E io gli lancio la sfida garantendogli che potrà
portare con se tutti gli avvocati che vuole». (ma.ce.) |
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MERCOLEDÌ,
26 OTTOBRE 2005 Pagina 7 - Gorizia
A pezzi il
coordinamento anti-Cpt
Abbandonano “Rinnovare” di La Torre
e la lista civica di Cocco
POLEMICHE A GRADISCA
La decisione dopo il corteo di sabato e gli attacchi a sindaco e
maggioranza «Inaccettabile che Rc e “Cittadini” abbiano lasciato
l’iniziativa ai manifestanti»
GRADISCA. «Alla luce di quanto successo sabato e delle polemiche che vi
hanno fatto seguito riteniamo che il coordinamento cittadino abbia
mancato i suoi obiettivi: di qui la decisione di tirarci fuori». Se il
terremoto politico scatenatosi dopo la manifestazione del 22 aveva
incrinato il fronte anti-Cpt, a mandarlo in frantumi sono arrivate ieri
sera le clamorose decisioni delle liste “Rinnovare Gradisca” e
“Gradisca Unita”.
Un gesto, quello delle uniche due liste civiche presenti in consiglio
comunale (“Rinnovare Gradisca” in maggioranza, Gradisca Unita”
all’opposizione), destinato non solo a stravolgere gli assetti e le
strategie nella battaglia contro il centro di permanenza temporanea ma,
anche e soprattutto, gli stessi equilibri politici comunali.
«Un atto moralmente dovuto – spiega il coordinatore di “Rinnovare
Gradisca, Giampiero La Torre – perché quanto successo sabato e le
feroci polemiche rivolte in questi giorni a sindaco e maggioranza hanno
pesantemente e gravemente distolto l’attenzione da quello che doveva e
deve essere il reale obiettivo di tutti, ovvero impedire l’apertura del
centro. Se i manifestanti hanno scelto come bersaglio il sindaco e
l’amministrazione comunale hanno dimostrato la loro vera incapacità a
combattere i Cpt: gli obiettivi sono stati clamorosamente mancati.
Impossibile, su queste basi, cercare un futuro al “coordinamento contro
i Cpt”».
Perfettamente in linea le motivazioni presentate dal coordinatore di
“Gradisca Unita”, Walter Cocco, pronto a prendere nuovamente le difese
(dopo averlo fatto già durante il corteo, condividendo la scelta della
maggioranza di abbandonare la manifestazione alla luce dei pesanti
attacchi al Comune da parte dei manifestanti). «Riteniamo finito lo
spirito che aveva fatto nascere e animato il coordinamento, anche
perché non è accettabile che partiti come Rifondazione comunista e
“Cittadini”, presenti e responsabili sul territorio, lascino
l’iniziativa di una manifestazione come quella di sabato a
organizzazioni esterne e, soprattutto, a quel tipo e quelle forme di
protesta. La situazione è chiaramente sfuggita di mano. Non era più una
manifestazione della gente. La buona volontà da parte
dell’amministrazione comunale c’è stata, ma insulti e menzogne di
quell’inciviltà, oltre che chiaramente strumentalizzate, non potevano
essere né politicamente, né moralmente né civicamente condivise».
Un gesto, oltre tutto, che a breve potrebbe essere imitato anche dalla
principale forza politica della maggioranza gradiscana, ovvero i Ds.
Eloquenti, infatti, le dichiarazioni del segretario comunale della
Quercia, Pino Salamone: «Trovo avvilente constatare la pochezza
politica del dibattito che si è aperto dopo la manifestazione contro il
Cpt. Anzi, più che a dibattere si è preso a sproloquiare. Come si può
pensare che una manifestazione dei soli Movimenti possa impensierire il
governo? Se non c’è la popolazione, se non ci sono i sindacati, se non
ci sono i rappresentanti delle istituzioni, se non c’è l’intero mondo
politico del centrosinistra, allora il governo non ha motivo di
preoccuparsi. A questo punto nemmeno io so trovare una ragione comune
per far sopravvivere il Coordinamento cittadino». (ma.ce.) |
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MERCOLEDÌ,
26 OTTOBRE 2005 Pagina 7 - Gorizia Gradisca. Parla il parroco
«Incappucciati,
non è il vostro il volto della pace»
GRADISCA.
Il parroco di Gradisca, Maurizio Qualizza, interviene sulla
manifestazione contro il Cpt affermando che «la pace ha un volto, non
ci si può mascherare».
«Padre dica una preghiera: questo mi sono sentito dire da un giovane
carabiniere in assetto anti-sommossa, sabato pomeriggio davanti
all’Addolorata – racconta il sacerdote –. Non meno di 30 militari delle
forze dell’ordine, vestite come io non le avevo mai viste se non in tv,
aspettavano lì il corteo che si stava dirigendo dalla piazza verso il
municipio, cioè di fatto davanti alla chiesa dell’Addolorata. Quella
richiesta non l’ho letta come dettata dalla paura, ma da un sentimento
religioso, anzi di fede. Mi ero intrattenuto infatti con questi
giovanissimi militari che se non fossero stati in divisa li avrei
scambiati per giovani dell’Azione cattolica o degli Scout. Ragazzi
motivati, umanissimi, in gran parte provenienti dal Sud d’Italia, lì
per tutelare da possibili rischi in quel momento la nostra città. Sì,
li ho apprezzati, molto di più della mischia degli incappucciati,
magari con il passamontagna con i colori della pace sul volto, che
formavano la testa di ponte del rumoroso corteo. Nulla di quel corteo
mi parlava di pace, sicuramente nelle intenzioni di tanti singoli c’era
la buona fede e della buona volontà, ma mi spiace moltissimo, lo dico a
voce alta, nulla mi parlava di pace, come l’ho detto nelle prediche di
domenica nelle mie tre chiese di Gradisca. La pace infatti ha un volto».
«Mentre anch’io vivevo uno strano stato d’animo e mi accingevo a
raggiungere i bambini dell'Acr e il nuovo reparto scout del Gradisca
1º, che nonostante la tensione che si respirava anche per il sorvolo
degli elicotteri, erano venuti tutti, magari per le mura dietro al
Coassini, al via dell’attività che li avrebbe fatti incontrare per la
prima volta con i nuovi 15 esploratori e guide. Inutile negarlo, mi
chiedevo nella mischia degli eventi, chi costruisce la pace? Allora mi
sono affiorate alla mente immagini suggestive di don Tonino Bello.
Ricordo che giorni prima della sua partenza per Sarajevo nell’ormai
lontano dicembre ’92 gli avevo telefonato per dirgli che l’avrei
ricordato nella preghiera perché tutto andasse bene (a Sarajevo eravamo
in piena guerra), E mi disse amabilmente come lui sapeva essere:
Maurizio, anche la tua è una telefonata per dissuadermi? No, gli
risposi, e lui, come un torrente in piena: vedi, la pace ha un volto e
non è quello di chi laggiù è violento, ma quello dei poveri, dei
bambini, delle donne violentate, io, noi vogliamo incontrare quei
volti, lì vedremo riflesso il volto di Cristo perché è Lui il volto
della pace. Riuscii a dirgli solo: auguri don Tonino. Fu la mia ultima
telefonata con lui».
«Il corteo però si stava avvicinando con rumore crescente, ormai i
militari erano schierati, li ho salutati e sono entrato in Oratorio a
partecipare all'attività con i ragazzi. Loro erano sereni, i capi
invece con gli occhi mi chiedevano: fuori come va? Che clima diverso,
mi son detto, ecco dove ci sono le radici, il futuro della pace,
nell’educazione, nel prendersi a cuore questi pre-adolescenti mettendo
le proprie cose in secondo piano e qui penso a precisi capi ed
educatori che ringrazio, senza la loro generosità, né Azione cattolica
né Scout esisterebbero. Verso le 17.30, all’uscita tutto era tornato
calmo, anche se rimaneva dentro di me quel sentimento di amarezza: una
città blindata, tutti chiusi in casa, le chiese pure chiuse su invito
delle forze dell’ordine, l’unico vociare era quello dei ragazzi usciti
in strada a fine attività, contenti di aver trovato tanti amici.
Facevano un certo che, quasi mescolandosi con i carabinieri e i
finanzieri ancora lì davanti al Coassini. Dentro al cuore ho detto:
grazie, don Tonino. Scusa se non ho avuto il coraggio di andare vicino
almeno a un manifestante a dire: ragazzi, giù le maschere, anche se
della pace, questo non è neppure pacifismo, è una strada sbagliata,
reinventiamo altre strade».
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Il
Piccolo
26 ottobre 2005
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MERCOLEDÌ,
26 OTTOBRE 2005
Pagina 4 - Gorizia
La Lega Nord chiede l’apertura di un’inchiesta giudiziaria
sull’occupazione della Croce verde
Cpt:
le liste civiche lasciano il Coordinamento
IL CASO CPT
GRADISCA Le due liste civiche (una di maggioranza e l’altra di
opposizione) in Consiglio comunale lasciano il Coordinamento contro il
Cpt. Lo hanno annunciato ieri sera Valter Cocco (Gradisca unita) e
Gianpiero La Torre (Rinnovare Gradisca) sostendo che non esistono più
le condizioni per collaborare dopo quanto acacduto durante la
manifestazione di sabato. Intanto sul caso Cpt è sempre più bagarre con
la maggioranza ( e la lista civica di Cocco) schierata a difesa del
sindaco e le opposizioni a rimarcare le loro critiche. «Hanno
delegittimato il sindaco e assecondato bugie e strumentalizzazioni per
protagonismo» ringhiano Margherita, Ds e la civica Rinnovare Gradisca.
Le forze di opposizione non ci stanno: «Assenza gravissima, se davvero
ritiene di aver combattuto con ogni mezzo il sindaco avrebbe dovuto
partecipare e con orgoglio. Ciò fermo restando la contrarietà a
strumentalizzazioni e metodi propri di una certa componente del
corteo», replica il capogruppo di Cittadini per Gradisca Boscarol. Dal
canto suo il segretario cittadino Ds Salamone va giù duro: «Pur ridotte
a un ruolo servile, emarginate dai movimenti e delegittimate nel loro
impegno contro il Cpt, alcune forze di minoranza hanno cavalcato la
tigre appiattendosi sulle posizioni di anarchici e disobbedienti».
Concorda Rinnovare Gradisca, attraverso La Torre: «Chissà come se la
ridono in casa Cdl e a Roma. Nessuno ha il potere di espellere
chicchessia da una manifestazione, tanto meno un sindaco. Sabato non
c'era motivo per partecipare ad un corteo incentrato su atti come la
tentata occupazione del Comune da parte degli incappucciati, offese e
denigrazione della maggioranza». Anche la Lega Nord dice la sua: «I
disobbedienti sono il braccio aggressivo della sinistra in giacca e
cravatta. Chissà se i magistrati goriziani non ravvisano alcuna ipotesi
di reato sull'occupazione della Croce verde. Si ricordino tutti che il
Cpt lo volle il ministro Bianco quando le frontiere erano un colabrodo».
Torna su Croce xerde anche Valter Cocco (lista civica): «Sarebbe stato
preferibile avere un occhio affidabile dentro al Cpt: col suo stile,
l'associazione avrebbe denunciato ogni abuso». L'anarchico
Paolo De Toni, infine, stuzzica ancora Tommasini: «Sfido il sindaco a
un confronto pubblico. Non sono un senza volto, Tommasini venga a
sostenere un contraddittorio sulle sue responsabilità, se è così
convinto. Potrà portare con sè tutti gli avvocati che vuole".
l.m.
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