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Smascherati i giochi politici
di Comune Provincia e Regione.
Hanno aspettato che il CPT fosse finito prima di muoversi,
e il Comune non si muove proprio, anche se "...l’interesse vero a contestare le soluzioni tecniche prescelte previste dal progetto medesimo sussisteva in capo al Comune di Gradisca..."
(Avv. Figorilli 25 agosto 2005)

Il Messaggero Veneto
15 settembre 2005

GIOVEDÌ, 15 SETTEMBRE 2005
Cpt, accuse al Comune

De Toni: fu espresso un parere tecnico sulle fognature

POLEMICHE A GRADISCA

Il leader del Coordinamento libertario cita anche l’assessore provinciale Buttignon Intanto la Regione decide di ricorrere al Tar contro la realizzazione del Centro




GRADISCA. «Presa visione dei documenti desecretati (peraltro ancora incompleti in quanto manca almeno un verbale della commissione tecnico consultiva quello del 17 ottobre 2003) si scopre, dal verbale del 26 settembre 2003 della suddetta Commissione si può ragionevolmente affermare che gli amministratori e l’ex sindaco Fabris sapessero del Cpt contrariamente a quanto hanno sempre affermato».
Mentre la Regione Friuli-Venezia Giulia ha deciso di presentare ricorso al Tar contro la realizzazione del Centro di permanenza temporanea di Gradisca, decisa dal governo, a tornare all’attacco è Paolo De Toni. A supporto delle sue accuse il leader del “coordinamento libertario contro il Cpt” presenta anche nuove “prove”.
«Il verbale in questione riporta
“per quanto attiene alla soluzione progettuale relativa all’impianto di depurazione delle acque nere,
la Commissione ritiene che in fase di progettazione esecutiva debbano essere esperiti accertamenti preliminari presso gli uffici tecnici del Comune di Gradisca d’Isonzo, allo scopo di verificare se esistono opere di urbanizzazione primaria nell’ambito dell’area sede del complesso, che consentano nel rispetto delle norme vigenti, soluzioni alternative per lo smaltimento dei reflui, ivi compreso il recapito diretto nei collettori fognari”. Questo collima con una misteriosa affermazione fatta a febbraio in una riunione a Gradisca dall’assessore provinciale Buttignon di Rc, che dichiarava che l’ufficio tecnico del Comune di Gradisca aveva rilasciato pareri al ministero. Quindi almeno qualcuno degli amministratori doveva sapere».
Una teoria che conta anche su altri indizi quella di De Toni: «Ora si riesce a spiegare anche l’inaudita recentissima deliberazione della giunta del Comune del 17 agosto con cui lo stesso dichiara – “Di approvare l’iniziativa assunta dalla amministrazione provinciale di Gorizia di costituirsi in giudizio avverso la legittimità degli atti assunti nella procedura utilizzata dal ministero dell’interno per la realizzazione del Centro di permanenza e accoglienza di Gradisca d’Isonzo condividendone le motivazioni e le finalità; di dare atto che
il sostegno all’iniziativa resta limitato all’aspetto politico per il paventato difetto di legittimazione alla costruzione in giudizio da parte del Comune di Gradisca d’Isonzo rispetto alle eccezioni di legittimità da sollevare e per il costo di un giudizio che sarebbe pleonastico sostenere a fronte dell’impegno della Provincia di Gorizia”. È invece vero il contrario come ha affermato l’avvocato Fabrizio Figorilli nel suo parere del 25 agosto 2005 (“Per altro verso, l’interesse vero a contestare le soluzioni tecniche prescelte previste dal progetto medesimo sussisteva in capo al Comune di Gradisca il quale ben era a conoscenza dello svolgimento dei lavori anche in assenza di comunicazioni formali al riguardo”). Ora il teorema è matematicamente dimostrato. Il ricorso della Provincia ha pochissime possibilità di essere accolto in quanto nella fattispecie non ha interessi specifici da difendere, si tratta solo di un atto politico per poter dire “abbiamo pur fatto tutto il possibile...” sapendo bene come stanno le cose. E anche probabilmente che ora come ora stanno tentando la via d’uscita della conversione del Cpt in carcere per salvare la situazione».
Marco Ceci




Il Piccolo
15 settembre 2005

GIOVEDÌ, 15 SETTEMBRE 2005 Pagina 7 - Gorizia

Probabile anche la promozione di un contenzioso davanti alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzioni

La Regione ricorre al Tar contro il Cpt

L’annuncio dell’assessore Antonaz: «Ci sono illegittimità nelle decisioni governative»

GRADISCA La giunta regionale ha deciso di ricorrere al Tar contro la realizzazione del Centro di permanenza temporanea nell’ex caserma Polonio di Gradisca d’Isonzo. Ne ha dato comunicazione ieri l’assessore Roberto Antonaz, sottolineando che la decisione, presa all’unanimità, segue al parere espresso dal professor Fabrizio Figorilli, docente di diritto amministrativo all’università di Perugia, al quale la giunta Illy aveva affidato nelle scorse settimane l’esame tecnico-giuridico della questione. Ed ecco, acquisito il parere dell’esperto sulla sussistenza di «profili di illegittimità» delle decisioni governative (per esempio è stata emessa la convocazione di un rappresentante del Fvg da parte della competente commissione tecnico amministrativa) la decisione di presentare un ricorso di concerto con la Provincia di Gorizia e col Comune di Gradisca.
La giunta regionale si è però riservata una valutazione sull’opportunità di ricorrere davanti al Tar di Trieste, ai fini dell’ottenimento di una rapida sospensiva, o a quello del Lazio.
«Non vi è dubbio - secondo quanto riferito dall'assessore Antonaz - che sussistano negli atti istitutivi del Cpt vari profili di illegittimità in grado di giustificare ampiamente la proposizione di un ricorso giurisdizionale avverso le determinazioni ministeriali che hanno istituito la commissione tecnico-consultiva senza procedere alla convocazione di un rappresentante della Regione, nonchè il verbale della medesima commissione con cui è stata cambiata la destinazione d'uso della caserma Polonio». A questo ricorso se ne potrà aggiungere un secondo presentato dalla sola Regione alla Corte Costituzionale, per conflitto di attribuzioni.
g.p.

GIOVEDÌ, 15 SETTEMBRE 2005 Pagina 7 - Gorizia

Spunta un verbale della commissione

GRADISCA Un verbale della commissione tecnico-consultiva istituita per l'edificazione del Cpt, abbinato ad una passata dichiarazione dell'assessore provinciale Silvano Buttignon passata però sotto silenzio, «inchioderebbero» il Comune di Gradisca alle proprie responsabilità: qualcuno ha dato un assenso, anche indiretto, ai lavori all'interno della Polonio e, in ogni caso, ne era comunque a conoscenza.
È quanto emerge dalla lettura di un verbale della commissione tecnica (quella in cui non era stato coinvolto un rappresentante della Regione nonostante un decreto del Presidente del Consiglio lo prevedesse) che getta una nuova luce sull'annosa vicenda del quasi ultimato Cpt. Sarebbe la fase progettuale per la realizzazione di un impianto autonomo di depurazione a tirare in ballo i passati amministratori della fortezza: «per quanto attiene la soluzione progettuale relativa all'impianto di depurazione delle acque nere, la Commissione ritiene che debbano essere esperiti accertamenti preliminari presso gli uffici tecnici del Comune di Gradisca, allo scopo di verificare se esistono opere di urbanizzazione primaria nell'ambito dell'area sede del complesso, che consentano nel rispetto delle norme vigenti, soluzioni alternative per lo smaltimento dei reflui, ivi compreso il recapito diretto nei collettori fognari».
A rivelare un collegamento con una dichiarazione dell'assessore Buttignon è l'esponente anarchico Paolo De Toni, che non ha mai smesso di seguire la vicenda, tuttora tutta da chiarire, della legittimità dei cantieri all'ex caserma Polonio. «Quanto riportato nel verbale collima con una misteriosa affermazione fatta nel febbraio scorso da Buttignon di Rc nel corso di una riunione a Gradisca, nella quale dichiarava che l'ufficio tecnico della cittadina aveva rilasciato dei pareri al ministero. Possiamo ragionevolmente arrivare alla conclusione che gli amministratori e l'ex sindaco Fabris sapessero del Cpt, contrariamente a quanto hanno sempre affermato».
Secondo l'attivista De Toni questo giallo spiegherebbe anche come mai l'attuale giunta-Tommasini abbia deliberato un atto nel quale definisce «pleonastico» il costo da sostenere per il ricorso al Tar del Lazio, che sarà affrontato dalla sola Provincia pur sostenuta «limitatamente all'aspetto politico». Aggiunge De Toni: «La Provincia non ha interessi specifici da difendere ed il suo ricorso è buono solo per dire ’abbiamo fatto tutto il possibile’, ben sapendo invece come stanno le cose: in realtà doveva agire il Comune, e non basta la via d'uscita della conversione in carcere per nascondere un mosaico ormai ben chiaro:
Fabris e Tommasini dovrebbero dimettersi e tornarsene a casa».
Luigi Murciano


Luglio 2004 Brandolin, Michele Negro e Tommasini

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