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Chimica
Tratto da Scienza Esperienza 04 marzo 2004

La chimica in crisi d'identità

Schiacciata tra fisica e biologia, insidiata da scienze emergenti e vittima di un'immagine pubblica poco attraente, deve ritrovare il suo ruolo nel panorama scientifico

04 marzo 2004

Maria Chiara Montani

La chimica è in crisi: questa la tesi di un articolo pubblicato all'inizio di dicembre su New Scientist. Schiacciata tra fisica e biologia, e insidiata da scienze emergenti, come la nanotecnologia e le biotecnologie, che si appropriano della chimica di base per ottenere risultati applicativi, la chimica ha bisogno di trovare nuove energie. Se non lo farà, la rivista britannica ha già pronto il necrologio: "Dopo molti secoli di onorato servizio, la chimica è morta la scorsa settimana per una lunga malattia. Non ci mancherà, ha commentato un nanotecnologo. Questa scienza è stata a lungo tenuta sotto assedio da parte delle altre discipline, e l'assalto finale è avvenuto su due fronti. Da una parte c'è stata l'insidiosa avanzata della biologia, che ha reclamato per sé lo studio delle molecole biologiche; dall'altra la fisica si è autoproclamata la scienza fondamentale di tutto, inclusa l'interazione tra atomi e molecole. Ci mancava ormai poco, ha osservato un fisico, perché la chimica diventasse semplicemente un altro capitolo dei libri di testo di fisica".

Ma come è possibile che la chimica, scienza che più di ogni altra influenza la vita di tutti i giorni, sia così bistrattata e oscurata dalle altre? Alla base, ci sono problemi di immagine: le scienze che oggi si "vendono meglio" sono caratterizzate da una grande idea, attorno alla quale ruotano tutte le ricerche che si fanno in quel campo. I fisici teorici cercano di unificare le forze, i biologi classici si interrogano sull'evoluzione della vita, i bioastronomi vogliono scoprire se siamo solo nell'universo: queste sono tutte sfide che affascinano anche i profani e che giustificano gli investimenti di tempo e di soldi nella ricerca. La chimica, invece, manca di una grande idea alla quale tutti i chimici possano lavorare.

Non solo: mentre non si parla di un'"industria fisica" o un'"industria biologica," l'industria chimica è una realtà molto fiorente. Questa, purtroppo, è un'arma a doppio taglio: infatti, oltre ai benefici, l'industria può provocare anche disastri, che poi rimangono negativamente e a lungo impressi nell'opinione pubblica.

Così si spiega anche l'allarme lanciato a settembre in occasione dell'incontro annuale dell'American Chemical Society, a New York: il numero dei laureati in chimica negli Stati uniti è sceso dell'otto per cento tra il 1997 e il 2001. I partecipanti all'incontro sono stati concordi nell'individuare tra le cause della crisi anche la poco attraente immagine pubblica della chimica, soprattutto se confrontata a quella di discipline più "sexy", come la nanotecnologia e la biologia molecolare avanzata.

I chimici però non ci stanno: dopo essersi mascherati ora da biochimici e ora da scienziati dei materiali, cercano di ritrovare il loro ruolo nel panorama scientifico, e, secondo New Scientist, avrebbero anche trovato un paladino: Harry Kroto, presidente della Royal Society of Chemistry in Gran Bretagna, e premio Nobel per la chimica nel 1996. Kroto ha individuato anche una possibile grande idea verso cui convogliare gli sforzi dei chimici e l'attenzione del grande pubblico: "Il problema più importante per il futuro è la sostenibilità. Forse la sfida più grande è trovare il modo di sostituire i combustibili fossili con sorgenti alternative. E' tutto nelle nostre mani".



I COMMENTI:

Sono d'accordo. Da tempo mi sto occupando di sviluppo sostenibile, che per me non va limitato ai combustibile ma richiede ricerche a tutto campo. Occorre, per esempio,trovare alternative industriali all'acqua nei lavaggi, nelle refrigerazioni ecc. e riservarne l'uso solo dove è fondamentale per la qualità dei prodotti come in agricoltura. Per i chimici si aprono molte possibilità purchè riescano ad uscire per un po' di tempo dalle provette.

Giulia Scherillo, Docente Chimica Università di Napoli "Parthenope"

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