Intervista a Giovanni Berlucchi

"Ma ciascuno ha una mente irripetibile"

ROMA - «La tecnica del "brain imaging" è uno strumento di indagine importante, ma pur facendo vedere molte cose, ne nasconde molte altre». Giovanni Berlucchi, docente di fisiologia umana presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche dell´università di Verona e accademico dei Lincei, valuta con un certo scetticismo le indagini sulle differenze cerebrali basate sulle neuroimmagini. Troppo generalizzate, a suo avviso, rispetto all´incredibile variabilità del cervello di ciascuno di noi.
Secondo alcuni studi, le donne userebbero entrambi gli emisferi cerebrali e gli uomini soprattutto uno.
«Non è mai vero che noi funzioniamo con un solo emisfero. I dati, compresi quelli del "brain imaging", indicano che anche il linguaggio, che è la funzione più lateralizzata, in realtà impegna entrambi gli emisferi. Questi tentativi di differenziare in base all´attivazione di certe aree lasciano perplessi. E´ un po´ una frenologia moderna. Se studiamo le attività cognitive guardando quello che fanno i soggetti, e non guardando nel cervello, le differenze tra uomo e donna risultano piccole, a parte alcune nel campo delle emozioni».

Insomma, nessuno dei due sessi può rivendicare una "superiorità" cerebrale in qualche campo?

«Un po´ sì. Ci sono dati della psicologia sperimentale ben documentati, ad esempio l´affluenza verbale. In quel campo le donne vincono. Però siccome si tratta di un compito verbale, che ha gli stessi substrati nell´uomo e nella donna, io dubito che si possa vedere una differenza significativa nell´attivazione cerebrale».

Grande o piccola che sia, qualche differenza generale tra i due cervelli c´è. Dovuta a cosa?

«Il cervello dell´uomo e il cervello della donna sono sottoposti ad un ambiente chimico, umorale, che è diverso, questo è innegabile. Certamente il testosterone ha degli effetti anche prima della pubertà, e ugualmente gli estrogeni».

Ma cosa incide di più sullo sviluppo del cervello? La natura o la cultura?

«Contano tutte e due, ma c´è anche una terza componente. Oltre alla natura e alla cultura, nello sviluppo del cervello interviene il caso. Non nel senso di qualcosa che avviene senza cause, ma di una situazione di estrema complessità, in cui ci sono talmente tante variabili che anche partendo dagli stessi geni, come nel caso di gemelli, è impossibile che si producano esattamente gli stessi risultati. Per assurdo, anche se avessimo il Dna di Leonardo e riuscissimo a riprodurre tutte le condizioni ambientali in cui è cresciuto, alla fine non avremmo Leonardo. La diversità, che è una ricchezza biologica, è determinata secondo me soprattutto dalla diversità cerebrale. Ciascuno di noi è unico e irripetibile perché ha un cervello unico e irrepetibile. La variabilità del cervello è un ostacolo a fare generalizzazioni come quelle per sesso».

LA REPUBBLICA / mercoledì, 24 luglio 2002


Maschi e femmine : a Spoletoscienza fanno discutere le ricerche di una psichiatra americana

Il cervello del sesso debole invecchia più lentamente

di PIETRO M. TRIVELLI

SESSO forte? A muscoli, forse. Quanto al cervello, meglio sorvolare. Esso invecchia più precocemente negli uomini che nelle donne. Precisamente con dieci anni di anticipo, a partire dai 45 per il "sesso forte" e dai 55 per il "sesso debole". Ecco la novità annunciata a Spoletoscienza dalla psichiatra americana Nancy Andreasen, cattedra all’università dello Iowa, fiera di una diapositiva che la mostra mentre riceve il più ambìto premio Usa per la scienza: unica donna, timida e minuta, in mezzo a una decina di soli uomini alti e pettoruti, tra i quali spicca lo spilungone Bill Clinton.

La Andreasen dirige una ricerca, non ancora ultimata, per studiare le differenze tra uomini e donne, specie per quanto riguarda il loro modo di pensare, con l’ausilio di tecniche diagnostiche che, ad esempio, consentono di misurare lo spessore della corteccia cerebrale, oltre al quoziente d’intelligenza, mediante l’intensità del flusso di sangue al cervello; o con l’aiuto dei più avanzati strumenti di risonanza magnetica che producono "lastre" del cervello simili ad altrettante "impronte digitali" dell’attività cognitiva. «Ma certe differenze dipendono pure dalla diversità dei test con cui se ne ottiene conferma o smentita», osserva il professor Menotti Calvani, direttore scientifico della Sigma-Tau e vice presidente della Fondazione che organizza Spoletoscienza, il quale ricorda che da simili ricerche si è persino scoperto che le donne hanno "più naso" degli uomini, l’olfatto più accentuato.

«Prima che uomini (o donne), siamo animali, e prima ancora esseri materiali composti di molecole», avverte Edoardo Boncinelli, il più noto genetista italiano, che alla XIV edizione di Spoletoscienza (sul tema "Differenza e identità"), ha anticipato le osservazioni del suo prossimo studio, intitolato Io sono, tu sei (da Mondadori, a settembre). Per spiegare, ad esempio, come soltanto nella specie umana - senza troppa differenza tra uomini e donne - esista "l’amore romantico". «Deriva dal fatto che uomini e donne restano bambini per molto tempo, dopo che il nostro cervello (a differenza di quello degli animali, subito completo) ha finito di maturarsi intorno ai 15 anni di età», sostiene Boncinelli, definendo questa umana prerogativa un «prolungamento della vita sotto tutela».

Quanto a identità e differenza, se le particelle elementari (molecole, atomi) non ne hanno alcuna, è da quando nasce la vita e ogni cellula racchiude in sé anche il proprio genoma con precise istruzioni genetiche (diversamente dalla materia inerte, come un sasso), che si può parlare della permanenza di determinate prerogative attraverso il mutamento. E poi bisogna fare i conti con la "coscienza", per sapere chi siamo e perché siamo proprio così. «E’ come un imbuto, o meglio un clessidra - è la metafora di Boncinelli - attraverso cui scorrono le elaborazioni della mente».

Ma perché, dunque, siamo sempre identici e al tempo stesso diversi da noi stessi? Bella domanda pure per la filosofia che, in passato, risolveva il problema (non meno della teologia) con l’immortalità dell’anima, eterna ed immutabile. Anche le cose del pensiero sono cambiate - ricorda a Spoletoscienza il filosofo Remo Bodei - da quando si è cominciato a riflettere sull’esistenza dell’Io, a cominciare dalla "personal identity" coniata da Locke nel 1694. Più di un secolo prima, Montaigne diceva che siamo fatti di tanti pezzetti che ci rendono più diversi da noi stessi che dagli altri. E più si è "diversi" (fino alla follia, come in tante menti eccezionali), più ne soffre l’identità personale, la fragilità dell’Io. «Ci salva la stupidità»: ecco la cura che Montaigne non poteva applicare nemmeno a se stesso.

Domenica 14 Luglio 2002


Il mondo del cervello: il cervello sessuato

Il cervello sessuato: ... Queste differenze di abilità in diverse funzioni cerebrali non sono attribuibili soltanto a diverse esperienze vissute o ad una diversa pressione sociale esercitata sugli uomini o sulle donne. Un ruolo importante certamente lo giocano gli ormoni nel primo periodo della vita intrauterina ... Anche dal punto di vista dell'asimmetria tra i due emisferi cerebrali, gli uomini differiscono dalle donne: nei maschi la dominanza emisferica è più marcata che nelle femmine. Poichè nelle donne le varie funzioni cerebrali sono meno specializzate nei due emisferi, le lesioni localizzate nell'uno o nell'altro emisfero hanno spesso effetti meno devastanti che negli uomini. Sembra anche che le connessioni tra i due emisferi siano più estese nelle donne che negli uomini ...


Lamberto Maffei, Il mondo del cervello, Laterza, Bari 1998

cervello sessuato