Luigi Capuozzo
Gruppo di Storia della
Fisica dellUniversit di Napoli, luigi.capuozzo@istruzione.it
Sunto:
1) Lefficienza energetica
In tutti i libri di termodinamica si insegna il
concetto di rendimento di una macchina come il rapporto tra il lavoro compiuto
ed il calore utilizzato:
(1)

Il rendimento
rappresenta
quindi un calcolo eseguito su una macchina
data; esso ne fa una valutazione a scatola nera, cio non si interessa con
quali meccanismi interni funzioni questa scatola; invece guarda solamente
quanto entra e quanto esce. Per di pi vede quanto entra sotto forma di solo
calore e quanto esce sotto forma di solo lavoro, mentre in ingresso ed uscita
ci potrebbe essere anche laltra forma di energia. Perci il rendimento
pu essere anche
uguale o maggiore di 1, come nel caso dei frigoriferi per i quali il lavoro
di un compressore utilizzato per sottrarre calore ad una cella frigorifera a
temperatura pi bassa:
(2)
in cui
il calore
sottratto dalla cella frigorifera (poi ceduto allambiente che si trova a
temperatura pi elevata) ed L il lavoro elettrico e poi meccanico del
compressore. Qui in ingresso cՏ lavoro e calore assieme, ma
non considera
ci. Analoga difficolt si riscontra quando si producono contemporaneamente
lavoro e calore (ad esempio negli impianti di cogenerazione); allora risulta
difficile definire il rendimento in base alla relazione (1) perch in uscita non
cՏ solo lavoro.
Per questo motivo il rendimento
dovrebbe essere
pi propriamente indicato come coefficiente di prestazione.
In altri termini, il rendimento
frutto del
pregiudizio erroneo che il calore e il lavoro siano forme di energia
perfettamente intercambiabili, contrariamente al secondo principio; infatti se
in ingresso
potesse
rappresentare anche lavoro ed
in uscita
potesse rappresentare anche calore, allora
sarebbe un vero
rendimento. Il pregiudizio quello di ragionare secondo il concetto di
energia, che non permette di distinguere la degradazione dellenergia stessa:
tutto allora diventato quantitativo, senza pi considerazioni qualitative sul
tipo di energia, modalit di trasformazione e ambiente. A causa di ci la
pretesa globalit del concetto di energia si rivela inadeguata a rappresentare
il fenomeno considerato.
Lidea che
sia un buon
strumento di studio ha la radice nelliniziare la termodinamica col primo
principio; senza per tenere conto che lattuale primo principio (non enunciato
da S. Carnot) schiaccia in uguaglianza completa quella relazione tra
e
che invece ha un
limite intrinseco (tanto vero che sappiamo che non tutto Q si trasforma in L
e che le variazioni di entropia
si esprimono con
disuguaglianze, non con uguaglianze).
Occorrerebbe invece trovare la maniera di rappresentare la
trasformazione nel suo complesso; cio sia la intera macchina che la realizza,
sia il suo rapporto con lambiente esterno.
2) Il rendimento di secondo
ordine.
Il rendimento del secondo ordine valuta invece lefficienza di una macchina in relazione
alla macchina ora globalmente intesa; e in pi secondo considerazioni
qualitative che riguardano sia la modalit di funzionamento della macchina sia
il suo rapporto con lambiente. Perci questo nuovo rendimento si riferisce
alla macchina ideale, cio alla
macchina che utilizza lenergia fornita con la massima efficienza possibile sia
allinterno che con lesterno. In altri termini, il rendimento del secondo
ordine tiene conto del secondo principio della termodinamica; allora non
interessa pi quanto lavoro la macchina produce in relazione al calore ad essa
fornito, ma piuttosto interessa come
quella macchina compie la trasformazione suddetta; e cio: se sfrutti al meglio
lenergia che le fornita, se si avvicina alla macchina ideale, se fa attenzione
alla qualit dellenergia, se aumenta lentropia.
Il rendimento del secondo ordine perci dato da:
(3)
cio dal rapporto tra la minima energia disponibile che
potrebbe eseguire un certo compito e lenergia disponibile effettivamente
utilizzata per eseguirlo. A priori, stabilire questo minimo su due globalit
(macchina e ambiente) sembra un compito impossibile; ma la potenza
intellettuale della trattazione di Carnot proprio quella di aver ridotto il
tutto alle temperature dei termostati che schematizzano lambiente.
3) La relazione tra i due rendimenti.
In alcuni casi possiamo esprimere il rendimento del secondo
ordine
in termini di
coefficiente di prestazione
della macchina.
Consideriamo come esempio il riscaldamento di un ambiente
effettuato mediante una macchina termica.
Indichiamo con:
la temperatura
iniziale a cui si trova lambiente
la temperatura
che si vuole realizzare nellambiente
la temperatura
del fluido intermedio utilizzato per riscaldare lambiente (
>
).
La minima energia termica utilizzabile allora data da:
(4)
in cui
il calore che
deve essere fornito allambiente quando si utilizza un fluido a temperatura
uguale a quella che si vuole realizzare nellambiente (lo scambio di calore
avviene cos con il gradiente di temperatura minimo, in coerenza con il
criterio generale di massimo rendimento dato da Carnot, che afferma doversi
rendere nulli tutti i salti termici che non siano utilizzati per ottenere la
finalit operativa della macchina).
Lenergia termica effettivamente utilizzata data da:
(5)
in cui
il calore che occorre per riscaldare lambiente utilizzando
un fluido a temperatura
, superiore a quella che si vuole realizzare nellambiente,
.
Dalla relazioni (3), (4) e (5) si ottiene allora:
(6)
in cui
il rendimento
di primo ordine della macchina termica.
Il risultato ottenuto valido per questo tipo di macchina
termica e anche per altri, ma non per tutti; proprio perch
un semplice
coefficiente di prestazione e per completarlo ad una valutazione veramente
globale della trasformazione realizzata bisogna integrarlo, opportunamente a
seconda dei casi, con considerazioni sulle modalit di interazione della
macchina con lambiente.
La seguente tabella[1]
pone a confronto il coefficiente di prestazione con il rendimento del secondo
ordine per alcune apparecchiature e macchine termiche secondo le temperature
usuali tra le quali ognuna di esse opera.
|
IMPIANTO |
RENDIMENTO I ORDINE |
RENDIMENTO II ORDINE |
|
Scaldabagno elettrico |
0,90 |
0,05 |
|
Scaldabagno a gas |
0,60 |
0,10 |
|
Caldaia a combustibile liquido |
0,60 |
0,05 |
|
Radiatore elettrico |
0,90 |
0,02 |
|
Condizionatore daria |
2 |
0,03 |
|
Frigorifero |
0,90 |
0,03 |
|
Vapore di processo |
0,85 |
0,30 |
|
Produzione energia meccanica |
0,30 - 0,40 |
0,30 - 0,40 |
Lesame dei rendimenti del secondo ordine corregge o
contraddice il valore del rendimento del primo ordine riportato nella colonna
precedente. Sebbene unalta frazione dellenergia immessa nello scaldabagno o
nel radiatore elettrico sia trasformata in calore (molto pi che in uno
scaldabagno od in una stufa a gas), in essi la trasformazione di energia
avviene con una pi alta degradazione dellenergia, cio con un maggiore spreco
di entropia e quindi con un pessimo rapporto con lambiente.
Per valutare correttamente lefficienza dei processi
termodinamici utilizzati si deve tener conto, quindi, pi che del rendimento
del primo ordine, di quello del secondo ordine.
4)
Il passaggio dal
concetto di efficienza energetica a quello del rendimento del secondo ordine in
Lazare Carnot.
Ma il concetto di macchina e tutto ci che
globale assente nella meccanica newtoniana e con essa sono assenti i concetti
successivi, di L. e S. Carnot, di: ciclo, processo, rendimento. Si pone il
problema di quale sia lorigine teorica di questultimo concetto. Lapproccio
globale derivato da Lazare Carnot (1753 1823). La sua rifondazione della
meccanica d una teoria di tutte le macchine meccaniche, come gi indica il
titolo del suo primo libro sullargomento[2].
Qui Lazare Carnot introduce, sia pure a parole,
implicitamente, il rendimento del secondo ordine[3],
quando affronta il problema delle macchine in generale ed in particolare quando
si interroga sul modo migliore di utilizzare le forze disponibili per ottenere
da una macchina il massimo effetto.
Per L. Carnot "macchina" tutto ci che comunica
movimento; ma ci troviamo davanti alla realt di fatto che una macchina non
comunica in uscita tutto il movimento in ingresso; per cui si deve tenere conto
che, anche quantitativamente, cՏ movimento perduto, una grandezza che lui
considera in tutte le sue due equazioni fondamentali del moto[4].
Occorre trovare il massimo della comunicazione e quindi capire come va perso il
movimento e dove va perso. Perci qui si entra in considerazioni qualitative.
Lazare Carnot indica con
il momento di
attivit (cio il lavoro delle forze sollecitanti la macchina in movimento in un
tempo
) e con
quello delle forze resistenti, nello stesso tempo; egli
indica
come leffetto
prodotto dal momento di attivit
. L. Carnot dimostra che vale luguaglianza:
(7)
Dunque egli conclude che una macchina realizza il pi
grande effetto utile possibile
se:
a)
la quantit
la pi grande
possibile (p. 78 del testo citato3)
b)
tutto il momento
impiegato per
produrre leffetto progettato (p. 78).
Perch si realizzi la condizione a), cio
sia massimo, si
deve considerare che esso dipende da quattro fattori (p. 79):
1.
dallintensit delle
forze agenti
2.
dalla loro velocit
3.
dalla loro direzione
4.
dal tempo di azione
Per quanto riguarda il terzo punto, il massimo di
si realizza
quando le forze e le corrispondenti velocit delle parti della macchina in
movimento hanno le stesse direzioni e gli stessi versi.
Per il primo, il secondo ed il quarto punto, Lazare Carnot
introduce invece criteri aventi una natura essenzialmente qualitativa.
Afferma infatti Carnot che lintensit delle forze, le loro
velocit ed i tempi di azione non
si devono affatto determinarli in maniera assoluta, ma solo metterli nei
rapporti che lesperienza avr fatto conoscere come i pi vantaggiosi (pagina 79, paragrafo LVIII del testo citato3) e
questo perch i tre fattori indicati non sono indipendenti tra di loro ed il
massimo di
non dato
affatto dal massimo di ciascun fattore; dice ancora Carnot: nelle macchine
in movimento si perde sempre in tempo o in velocit ci che si guadagna in
forza (p. 77). Anche la condizione b) qualitativa; se si vuole ottenere
che tutto il momento di attivit
sia impiegato
per produrre leffetto desiderato, si deve evitare ogni urto o qualsiasi
cambiamento brusco nel movimento della
macchina; cio essa deve modificare il suo movimento solo per gradi
insensibili (p. 80).
Ma questa condizione solo ideale. Lazare Carnot porta
lesempio di un mulino ad acqua: se si vuole ottenere il massimo valore di
, occorre che la corrente dacqua urti nel modo pi violento
le pale della ruota; in questo modo per una parte di
non sar
utilizzata per leffetto progettato (cio la rotazione delle pale), ma perduta
a causa dell'urto violento; risulter cio
. Viceversa se si opera in modo che gli urti o le percussioni
siano ridotti al minimo, realizzando cos variazioni, del movimento della macchina
e dellacqua, che avvengono per gradi insensibili, si otterr allora
(luguaglianza
perfetta non infatti possibile, perch richiede che la velocit dellacqua,
dopo che essa urtata sulle pale, si riduca a zero); ma
sar inferiore
al massimo valore che si poteva pensare fornisse la spinta dellacqua con la
sua maggiore velocit.
5)
Il rendimento del 2
ordine nella strategia di L. Carnot
In effetti Lazare Carnot applica la sua visione globale del
rendimento del secondo ordine anche alla strategia di guerra. Egli elabora la
sua teoria strategica, di tipo solo difensivo, come una teoria scientifica;
segue il metodo che ha gi adottato in meccanica, in geometria ed in analisi,
quello di organizzare una teoria su un problema; il metodo di risoluzione
fondato su una logica non classica, nella quale la doppia negazione di una
proposizione non equivale alla proposizione:
essendo la
disuguaglianza dovuta al carattere idealistico, non operativo, della
proposizione A[5].
Qual il problema da cui parte Carnot per elaborare la sua
teoria strategica? In passato le piazzeforti sembravano imprendibili. Ma
allinizio del 1700 Vauban (in onore del quale Carnot scrisse il discorso:
ǃloge de M. Le Marchal de Vauban, 1784) elabor una strategia che puntava
tutto non sullo scontro, ma sulla modalit dellattacco. Vauban adott una
strategia passo passo; per cui le truppe assalitrici avanzano poco a poco,
scavando trincee e gallerie fino a portarsi a ridosso della piazzaforte e poi
sferrare lattacco finale alla guarnigione, sfiancata dallinutile difesa. Con
questa strategia si dimostr che qualsiasi piazzaforte, per quanto difesa, era
destinata a cadere.
Per opporsi a questa strategia di Vauban, Lazare Carnot
affronta il problema in modo globale.
L. Carnot infatti considera il problema della difesa
valutando le risorse disponibili non solo in termini quantitativi, ma
qualitativi, quindi ragionando non in termini di rapporto
, di rapporti di forza, ma piuttosto con un criterio del
secondo ordine. L. Carnot infatti elabora la sua strategia con lintento di
diminuire al massimo il numero di soldati morti (aspirazione che non avrebbe
potuto perseguire in una prospettiva di rendimento del primo ordine). In pi
porta in conto tra le risorse disponibili la valorosit dei soldati e
lindustriosit di militari e civili, che certamente non possono considerarsi
elementi di un bilancio materiale.
Soprattutto la strategia proposta da Carnot usa sortite di
manipoli di soldati, mirate a distruggere le opere di avanzamento del nemico;
in effetti la strategia passo passo di Vauban, ma ora applicata alla
difesa. In questo modo, con poche perdite, la piazzaforte, pu essere difesa;
e, se ben dotata di mezzi ed uomini, illimitatamente.
In effetti Carnot giunge perfino a definire, sia pure solo
concettualmente, il rendimento del secondo ordine, quando introduce il grado
di utilizzazione per il confronto tra la
strategia di difesa attuata con un esercito mobile e quella ideale
rappresentata da piazzeforti (in grado di assicurare una difesa con il minimo
impiego di risorse)[6]: Non cՏ
persona che non convenga che impiegando centomila uomini per la loro difesa e
altri centomila per difenderne i paraggi, noi dobbiamo essere al riparo da ogni
timore, e molto pi sicuri che avendo trecentomila uomini, perch i
trecentomila uomini possono essere sconfitti pi volte di seguito...[7].
6)
Il rendimento del
secondo ordine in Sadi Carnot
La pubblicazione dellopera di Sadi Carnot
(1796 1836)[8], avvenuta a
Parigi nel 1824, levento che segna la nascita della termodinamica. Il lavoro
di Carnot scritto con uno stile informale, poco usuale nelle opere
scientifiche precedenti; infatti non espone il risultato di ricerche originate
in ambito accademico ed interne al discorso scientifico dominante basato
sullanalisi infinitesimale e sul meccanicismo di
; non neppure un testo destinato a studiosi e studenti ma
ad artigiani ed ingegneri. Lopera vuole infatti inserirsi nella societ
complessiva, che in quegli anni subiva grandi rivolgimenti politici (fine della
rivoluzione francese e restaurazione) e tecnologici (indicati con il nome di prima
rivoluzione industriale) e militari
(popolo chiamato alla difesa della democrazia). Il cannone e la macchina a vapore erano le conquiste tecniche principali di questa
rivoluzione. Il problema su cui si sviluppa il lavoro di Carnot era lesigenza
di inquadrare tali macchine in una teoria organica che consentisse di dare
risposte teoriche precise alle richieste di miglioramento delle prestazioni e
di affidabilit che provenivano da militari, imprenditori e tecnici; problema
che da lui viene trattato prima di tutto sulla tecnologia civile, quella non
distruttiva dellambiente, e poi in generale, cio universalmente per tutte
le macchine termiche confrontando le macchine tra loro. Carnot dunque svolge la
sua analisi scientifica partendo dalla concretezza, fisica e sociale, delle trasformazioni compiute dalle
macchine termiche allora esistenti; e si pone il problema di come migliorare la
loro efficienza e di quali fossero i limiti teorici per il loro miglioramento.
Quindi lo stesso approccio di tipo ingegneristico, ma
universalista e globale del padre, conduce S. Carnot ad introdurre nel 1824,
implicitamente, il rendimento del secondo ordine quando per la prima volta
introduce il concetto di reversibilit delle macchine termiche (ripreso in
effetti dal concetto di invertibilit e di spostamenti per gradi insensibili
del padre Lazare).
Anche S. Carnot, daltra parte, utilizza una logica non
classica come indicano le numerose frasi doppiamente negate ed i ragionamenti
per assurdo presenti nelle Rflexions [9].
Sadi Carnot si pone il problema del massimo rendimento di
una macchina termica. domandandosi (p. 14 della sua opera8): la
potenza motrice immutabile in quantit, o varia con lagente impiegato per
realizzarla, cio con la sostanza intermedia, scelta come mezzo dellazione del
calore?. S. Carnot (ragionando con un
ciclo in tre tempi) schematizza lambiente esterno con due termostati, uno
caldo e uno freddo, e giunge alla conclusione che il massimo lavoro ottenibile
indipendente dal fluido. S. Carnot scrive ancora che, piuttosto, la miglior
modalit di funzionamento dipende dalla reversibilit: la condizione
necessaria per il massimo allora, che nei corpi impiegati per realizzare la
potenza motrice del calore non avvenga alcun cambiamento di temperatura che non
sia dovuto ad una variazione di volume (p.
23). Lefficienza di una macchina termica reale, dunque, deve essere valutata
confrontandola con la macchina ideale (reversibile), che opera tra le stesse
temperature, nella quale lenergia completamente utilizzata per produrre
leffetto progettato: cos come aveva gi indicato L. Carnot per le macchine in
movimento e per le piazzeforti.
7) La
definizione matematica di Gouy e di Stodola.
Poi il rendimento del secondo ordine stato definito matematicamente dal fisico francese Gouy (1854 1926)[10], circa 50 anni dopo S. Carnot.
Non ci si meravigli di questo ritardo; in effetti la storia della termodinamica ne presenta parecchi. Ad esempio limportanza del secondo principio della termodinamica affermata da Planck solo nel 1890; i processi irreversibili sono studiati in modo sistematico da Onsager e da Prigogine nel 1930; il riconoscimento della termodinamica come scienza delle simmetrie avviene nel 1974[11] ed infine solo nel 1975 si ha lutilizzo del rendimento del 2 ordine nella progettazione di macchine e processi.
La lentezza di questo sviluppo non priva di significato. Infatti lo sviluppo del secondo principio della termodinamica (ed in particolare lintroduzione del rendimento del secondo ordine) costituisce laffermarsi di una modalit di intendere la scienza che, come abbiamo visto, nata con Lazare e portata a compimento da Sadi Carnot secondo un ideale di scienza alternativa a quella newtoniana; globale, attenta alla relazione tra sistema-ambiente, fondata su una logica intuizionista[12].
Nellarticolo suddetto Gouy fa riferimento ad altri due suoi lavori[13], nei quali egli affronta il problema di determinare in modo generale lefficienza dei processi termodinamici; perci introduce una nouvelle fonction, come egli stesso la chiama, cio lenergia utilizzabile.
Per giungere alla definizione dellenergia utilizzabile, Gouy distingue innanzitutto le forze esterne agenti sul sistema in forze che ammettono un potenziale (come la forza peso, le forze generate dalla pressione atmosferica) e in forze che non necessariamente lo ammettono; Gouy indica queste forze come dovute ad un operatore esterno.
Anche Gouy utilizza doppie
negazioni e quindi una logica non classica; ad esempio nellarticolo pubblicato
nei Comptes rendus del 18 febbraio 1889[14]
si trovano le seguenti frasi decisive per definire i risultati, tutte con
doppie negazioni: les conditions instables sopposent laction de loprateur, pour de
petites transformations
(p. 342) ; cette ingalit montre immdiatement que les effets instables produits par ces actions sy opposent, et que leurs effets stables les
favorisent (p.
342) ; leurs effets instables diminuent la capacit lectrique et que leur
effets stables laugmentent (p. 342); la capacit calorifique du systme est plus petite dans des conditions instables que dans des conditions stables (p. 343).
Gouy prosegue quindi nella direzione indicata da Lazare e soprattutto da Sadi Carnot.9
Gouy dimostra,
applicando il principio di Carnot, che il lavoro totale delloperatore (nel quale Gouy comprende anche il lavoro termico che loperatore compie per trasferire, mediante
cicli di Carnot, calore sul sistema) non dipende, nelle trasformazioni
reversibili, dal particolare processo considerato. Gouy associa dunque a questo
lavoro totale una funzione di stato: lenergia utilizzabile, la cui variazione,
in una trasformazione reversibile del sistema tra due stati A e B del sistema,
cambiata di segno, rappresenta il lavoro massimo ottenibile per quella
trasformazione. In una trasformazione reale tra gli stessi stati del sistema,
il lavoro ottenibile certamente inferiore; per ottenere lo stesso lavoro
della trasformazione reversibile, di solito si usa una quantit di energia in
maniera anche irreversibile
che superiore;
da cui la formula (3) per il rendimento
del secondo
ordine.
Quindi al
lavoro massimo corrisponde lenergia minima
della formula
(3).
Il rendimento
del secondo ordine fu utilizzato dallo scienziato ed ingegnere cecoslovacco
Aurel Boleslaw Stodola (1859 1942). Stodola[15]
studi a Praga e qui svolse anche un periodo di praticantato in ambito
industriale; soggiorn poi a Berlino, a Parigi ed a Zurigo dove divenne
professore nel Politecnico Federale, dedicandosi allo studio dei problemi di
regolazione di turbine a vapore ed a gas ad alta pressione[16].
Stodola, a Zurigo, fu stimato collega di Einstein con il quale tenne una
prolungata corrispondenza; da essa egli trasse un libro che apparve poi con il
titolo Limmagine del mondo di un ingegnere[17].
8)
La storia recente del
rendimento del secondo ordine.
Si afferma cos una diversa modalit di progettazione che,
oltre a massimizzare il rendimento del primo ordine dei processi termodinamici
realizzati, cura che gli sprechi entropici di tali processi siano i pi bassi
possibili; cio, che i rendimenti del 2 ordine siano i pi alti possibili.
Nella pratica progettuale viene introdotta la funzione energia,
, che rappresenta la parte di energia disponibile nel sistema
che pu essere trasformata in lavoro (
) mediante processi reversibili, cio lenergia utilizzabile
di Gouy.
La reversibilit dei processi termodinamici per ideale;
nei processi reali il lavoro
prodotto
certamente inferiore. La differenza tra i due lavori il lavoro perduto
a causa
dellirreversibilit del processo; esso rappresenta lexergia perduta
ovvero lanergia
prodotta nella
trasformazione, cio la quota di energia che non pu essere convertita in
lavoro a causa della degradazione dellenergia, cio della produzione di
entropia della trasformazione reale.
La seguente equazione, nota come equazione di Gouy
Stodola, consente di calcolare lexergia perduta in un processo termodinamico;
cio il lavoro perduto (e quindi il rendimento del secondo ordine), in
relazione al grado di irreversibilit del processo, ovvero dello spreco di
entropia che esso determina:
(8)
in cui
la temperatura
dellambiente,
lentropia
finale del sistema totale (nellipotesi che il processo termodinamico sistema -
ambiente sia reversibile cio che durante la trasformazione il sistema sia in
equilibrio con lambiente),
lentropia
finale del sistema totale (nellipotesi che il processo termodinamico sia
irreversibile).
La diffusione del rendimento del secondo ordine avvenuta
con ritardo e molto lentamente ed il suo uso si afferma pienamente solo negli
ultimi decenni del XX secolo, a 150 anni dal lavoro di S. Carnot, quando
diviene pratica comune per la valutazione dellefficienza del secondo ordine
nella progettazione di processi e macchine.
In questi anni, infatti, matura la consapevolezza che
lenergia non un bene pressoch gratuito e disponibile in modo illimitato;
lallarme provocato dalla drastica riduzione dei rifornimenti di petrolio, il
timore che questa fonte energetica sia destinata ad esaurirsi nel giro di pochi
decenni, lo spettro di una grave crisi energetica mondiale, inducono molti enti
e ricercatori a studiare seriamente il problema con conseguenze sorprendenti.
Negli anni settanta, Amory Lovins[18],
fisico, educato a Harvard e Oxford, sostiene, applicando il criterio di
efficienza del secondo ordine, lidea che lenergia nucleare antieconomica,
in quanto essa produce energia ad alta temperatura e la utilizza a temperatura
bassa; per questo Lovins sostiene la necessit che le utenze domestiche e
quelle industriali di processo debbano produrre in proprio (con pannelli
solari, biogas, legna) lenergia elettrica di cui hanno bisogno.