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Caffaro: disastro ambientale
«L’inchiesta non influenza minimamente il piano industriale del gruppo»

Caffaro, l’impianto a mercurio resta attivo

Il manager di Snia Vanoli: non abbiamo i 50 milioni per riconvertire il soda-cloro

Torviscosa. L’azienda: la crisi non ci consente un investimento così oneroso

TORVISCOSA. Disastro ambientale innominato, vertici dello stabilimento sotto accusa, carabinieri del Noe che nelle ultime ore hanno messo al setaccio gli uffici amministrativi della Caffaro di Torviscosa. L’inchiesta della Procura di Udine va avanti. I responsabili dello stabilimento di Torviscosa collaborano con gli inquirenti, mentre a prendere posizione sulla vicenda è l’amministratore delegato della Snia, colosso da cui dipende Caffaro, Carlo Vanoli. «Abbiamo fiducia nella magistratura, crediamo di aver operato rispettando le leggi e l’inchiesta in corso non influirà sulle decisioni dell’azienda. Il nuovo impianto cloro-soda resta congelato, anche se quello vecchio non chiuderà nel 2007, salvo naturalmente diverse disposizioni di legge»
Nessuna volontà di interferire con la magistratura, per il numero uno del gruppo che controlla Caffaro. Solo la volontà di ribadire la posizione dell’azienda. «Riteniamo di essere in regola con le leggi - ha spiegato Vanoli -. E intendiamo continuare a collaborare con la magistratura per chiarire la posizione dell’azienda». «A Torviscosa, come in tutti gli stabilimenti del gruppo - continua l’amministratore delegato di Snia – la produzione del cloro-soda è sempre avvenuta e continua ad avvenire nel pieno rispetto delle norme». Vanoli, tuttavia, senza entrare le merito dell’inchiesta, esprime solo un rammarico. «Ci spiace - spiega il manager - che l’inchiesta abbia registrato un’accelerazione proprio nel momento in cui l’azienda ha annunciato la volontà di sospendere la costruzione del nuovo stabilimento cloro-soda per difficoltà finanziarie».
Vanoli tuttavia chiarisce subito come non vi sia alcun collegamento tra l’indagine e la delicata situazione del gruppo, che ha congelato la realizzazione del nuovo impianto a membrana in attesa che si plachi la congiuntura economica negativa.
«Il lavoro dei magistrati non influenza il piano industriale del gruppo che ha sospeso la realizzazione del nuovo stabilimento». «Stiamo monitorando costantemente - ha detto Vanoli - lo stato di salute del settore chimico in Italia, così come in tutto il mondo. Attualmente la congiuntura negativa non ci consente di avviare un investimento di 50 milioni di euro a Torviscosa per un nuovo stabilimento per la produzione di cloro-soda». Tra l’altro, sul futuro del nuovo impianto, negli ultimi giorni si erano diffuse delle voci secondo cui la Caffaro sia pronta a sbarcare in Sardegna per costruire il nuovo impianto puntando a incassare contributi statali sostanziosi (il 40 per cento dell’importo) per la realizzazione dello stesso.
Secca la risposta dell’amministratore delegato della Snia: «l’ipotesi non corrisponde assolutamente al vero. Una delle tante possibilità valutate dal gruppo è quella di utilizzare parte della cloro-soda prodotta da uno stabilimento in Sardegna. Non abbiamo, tuttavia, ancora deciso anche perché, come è noto, il costo dell’energia in Italia è almeno doppio di quello negli altri paesi d’Europa». L’evoluzione del mercato della chimica in Italia e nel mondo, dunque, determinerà i prossimi investimenti strategici di Snia-Caffaro. «Intanto però - precisa Vanoli - stiamo continuando a investire milioni di euro nel vecchio stabilimento cloro-soda di Torviscosa. Quello a mercurio è certamente uno stabilimento di vecchia concezione, tuttavia va detto che almeno il cloro-soda prodotto negli stabilimenti di tutta Europa proviene da stabilimenti a mercurio».
«L’impianto di Torviscosa a mercurio - spiega l’amministratore delegato di Snia, Carlo Vanoli – è in regola con le normative vigenti e lo è stato in passato. Continuerà a produrre anche in futuro, anche oltre il 2007». Pure quando le normative europee ne impediranno il trasporto? «Certamente - chiude Vanoli - oggi a Torviscosa produciamo 60 mila tonnellate di cloro-soda e ne utilizziamo oltre 40 mila. Se non potremo trasportarle utilizzeremo anche l’eccedente in loco. L’importante è che l’impianto resti in linea con le normative, rispetti l’ambiente e soprattutto garantisca la sicurezza dei nostri dipendenti, per Caffaro priorità assoluta».

«La bonifica nel sito inquinato è in ritardo»
LEGAMBIENTE
TORVISCOSA. «Alla Caffaro non è stata nemmeno completata la messa in sicurezza dell’emergenza. Come si può parlare di pericolo rientrato?». La presidente regionale di Legambiente, Elena Gobbi (nella foto), dopo aver partecipato alla Conferenza dei servizi di Grado sull’emergenza ambientale nella laguna di Marano, è molto critica sull’andamento delle opere di messa in sicurezza. «Stiamo attendendo - spiega - che venga risanato un danno ambientale che non siamo sicuri nemmeno possa essere risanato». L’inquinamento da mercurio della laguna di Marano, tornato alla ribalta della cronaca per gli sviluppi dell’inchiesta sulle Caffaro di Torviscosa «è una vera emergenza che è stata sottovalutata»: lo hanno affermato gli “Amici della Terra” del Friuli Venezia Giulia.

Giovedì 28 aprile 2005
Ieri altre perquisizioni nello stabilimento

L’INDAGINE

TORVISCOSA. Si sono recati anche ieri negli stabilimenti della Caffaro i carabinieri del Nucleo operativo ecologico. I militari hanno continuato gli accertamenti disposti dal sostituto procuratore Luigi Leghissa in merito all’inchiesta che vede indagati, tra l’altro con l’ipotesi di reato di disastro ambientale innominato, i vertici della Caffaro. Gli investigatori hanno tolto dei sigilli per consentire l’acquisizione di ulteriori documenti informatici. Il tutto, come del resto nelle 9 ore di “visita” del giorno precedente, è avvenuto grazie alla massima collaborazione dei dipendenti dell’azienda, che ha messo a disposizione anche del personale per agevolare la ricerca degli inquirenti. Vista la mole dei documenti posti sotto sequestro, nei quali sono ricostruite le vicende dello stabilimento cloro-soda almeno negli ultimi vent’anni (con tanto di cambi di proprietà e di responsabili degli impianti), i militari dell’Arma hanno deciso di concentrare tutto il materiale cartaceo e informatico acquisito in un locale, peraltro prontamente messo a disposizione dall’azienda. L’inchiesta, dopo l’acquisizione di documenti avvenuta martedì, non ha avuto ieri ulteriori scossoni. La documentazione verrà vagliata dal sostituto procuratore, Luigi Leghissa in vista del primo incidente probatorio, quello relativo alla legittimità degli scarichi reflui, già programmato per il prossimo 6 maggio. In quella circostanza ci sarà il primo confronto tra i periti dell’accusa e della difesa. Proprio sul piano tecnico la difesa degli 8 indagati, alcuni dei quali sono assistiti dall’avvocato udinese Giuseppe Campeis, punta a dimostrare l’estraneità degli stessi all’inquinamento da mercurio rilevato sia nella laguna sia anche nella falda. Questione di tempistica del fenomeno, dunque. La Procura con la sua indagine, va ricordato, punta a chiarire le singole responsabilità degli amministratori che si sono succeduti negli anni, chiarendo le mansioni degli stessi, e a verificare i processi produttivi. Tre sono le imputazioni ipotizzate a carico degli indagati: il possibile inquinamento della falda attraverso irregolarità nello smaltimento di materiale, il possibile disastro ambientale innominato per l’inquinamento del suolo e delle acque, comprese quelle della laguna; nonchè la contravvenzione per le eccedenti emissioni in atmosfera dell’impianto cloro-soda in base ad autorizzazioni, peraltro da verificare. (a.s.)

Canale Banduzzi, piano per la chiusura
Ieri la Conferenza dei servizi a Grado. Ciani: dovremo rifare le analisi

TORVISCOSA. C’è un piano per la messa in sicurezza del canale Banduzzi. Anzi, intanto, sarebbe già una buona notizia che la via d’acqua fosse finalmente chiusa per consentire al mercurio che si trova al suo interno in abbondanti quantitativi continui a “scivolare” nella laguna di Marano.
Ieri nel corso della conferenza dei servizi sull’emergenza ambientale nella laguna di Marano, alla presenza del direttore del Ministero dell’ambiente, Gianfranco Mascazzini, rappresentanti della Regione, dell’Arpa, della Provincia, dell’Azienda sanitaria 5 e di altri enti, hanno discusso proprio riguardo alla messa in sicurezza del canale Banduzzi, indiziato numero uno dell’inquinamento da mercurio nella laguna. Inoltre i tecnici riunitisi nell’isola hanno fatto il punto sui lavori di messa in sicurezza ambientale all’interno della Caffaro e in particolare nelle opere di bonifica del vecchio impianto capro-lattame. All’interno dello stabilimento, ormai inutilizzato, la bonifica ha già consentito di mettere in sicurezza 4 mila tonnellate di materiale. Per altre 2 mila i lavori di estrazione sono invece attualmente in corso.
Quanto alla bonifica del canale Banduzzi è toccato al Commissario per i dragaggi, Paolo Ciani, presentare il progetto di chiusura del corso d’acqua. In pratica, il piano presentato da Ciani consentirà di chiudere l’accesso al canale alla roggia nella quale fino ad alcuni anni fa venivano scaricati i liquidi derivanti dalla lavorazione del cloro della Caffaro. Nel 1998 l’Arpa aveva segnalato una presenza di 140 microgrammi di mercurio per kg con il limite di sicurezza posto a uno. «Dovranno essere inserite delle tavole in metallo che bloccheranno il canale fino quasi al pelo dell’acqua - spiega il commissario, Paolo Ciani - L’obiettivo è impedire il passaggio dei sedimenti verso il canale e quindi la laguna, ma anche alle microsostanze che passano sempre sotto il pelo dell’acqua». Il riflusso dell’acqua sarebbe consentito, ma verrebbe bloccato il passaggio delle sostanze. Esistono anche altre possibilità di bloccare il passaggio del sedimento inquinato, così come quella di bloccare l’acqua contaminata grazie a una sorta di compressore in grado di creare una barriera a bolle d’aria. L’ipotesi più concreta, tuttavia, pare essere quella dell’inserimento di parancole. Toccherà alla conferenza decisoria (con Regione, Ministero della salute, Ministero dell’ambiente e Icram) dare nei prossimi giorni il via libera al progetto.
Per completare l’opera, Ciani ipotizza verranno spesi almeno 600 mila euro (dal Ministero ha ricevuto 8 milioni, tre dei quali già spesi per una prima parte dei dragaggi ad Aprilia e Marano). Una volta sistemate le barriere sarà necessario provvedere a ripetere le analisi sui sedimenti all’interno del canale per capire quale sia il livello di inquinamento. A seconda dell’entità dello stesso infatti cambiano le procedure per l’estrazione dei fanghi e occorrono, dunque, diverse autorizzazioni. «Verrà rifatta l’indagine idraulica - spiega Ciani - e saranno estratti mille metri cubi di sedimenti. Ovviamente per effettuare queste estrazioni avrò bisogno di una serie di autorizzazioni dalla Provincia». E i tempi si allungheranno inevitabilmente. (a.s.)
De Toni: dovevano sequestrare tutto 10 anni fa

GLI AMBIENTALISTI

TORVISCOSA. «Se questo impianto non è stato sequestrato dieci anni fa è solo perchè la Caffaro aveva promesso la rapida dismissione del mercurio e la costruzione di un impianto a membrane. Dopo la beffa del ventilato trasferimento in Sardegna del nuovo impianto la situazione a Torviscosa si configura come l’ennesimo ricatto che la “Snia” opera per continuare ad agire indisturbata nella fattispecie con un impianto che cade a pezzi e che continua a disperdere mercurio nell’ambiente». Paolo De Toni, noto ambientalista della Bassa Friulana, nonchè autore di alcuni esposti per problemi ambientali contro la Caffaro, interviene così sulla vicenda del sequestro della documentazione ai siti di Torviscosa, Brescia e Cesano Maderno. De Toni, nel ricordare la ben nota cautela in cui la Procura di Udine si muove sulle questioni ambientali, tanto più se queste coinvolgono grosse aziende con molti occupati, evidenziando come la vicenda del cloro soda sia del tutto paradossale, sottolinea che per il canale Banduzzi, «l’unica cosa da osservare è come mai Ciani non abbia ancora ottemperato a una prescrizione ben precisa emersa a livello di Ministero all’Ambiente e cioè il blocco totale del canale e la bonifica dello stesso. É ben noto che le bettoline che trasportano carbone per la centrale rimescolano in ogni loro viaggio i fanghi dei fondali del Banduzzi rimettendo costantemente in circolo gli inquinanti». «Se fosse stata eseguita la politica indicata dagli ambientalisti da dieci anni a questa parte - continua -, non si sarebbe arrivati a questa situazione. A nulla vale la difesa dell’occupazione se non si pongono in maniera chiara e scientifica i problemi ambientali. Il momento definitivo della riconfema del potere assoluto di Caffaro sul territorio si è avuto con il regalo della centrale da 800 Mw a Caffaro Energia, poi da questa venduta ad Edison, senza mantenere alcuna promessa di bonifica del sito inquinato». Il consigliere di Torviscosa, Mareno Settimo, ricorda che il primo esposto venne presentato nel ’96 da De Toni, al quale seguì un’inchiesta della magistratura che fece analizzare i sedimenti del Banduzzi: dalle analisi chimiche si riscontrò una elevatissima concentrazione di mercurio e l’Ass 5 invitò gli Enti preposti a vietare la pesca, d in parte anche la navigazione. Da allora numerose battaglie sono state portate avanti senza risultati. «A mio avviso - dice Settimo - dovrebbero essere perseguiti penalmente anche gli amministratori pubblici (ministri, prefetti, sindaci, ecc,,) che davanti agli evidenti disastri ambientali creati negli anni da Saici, Snia, Chimica del Friuli e Caffaro, hanno colpevolmente sottovalutato e minimizzato la portata del problema».
Francesca Artico
Niente pesca di molluschi in un quinto della laguna

L’ordinanza emessa 3 anni fa è ancora in vigore: troppo alte le concentrazioni di mercurio nelle vongole

TORVISCOSA. Mercurio oltre i valori nella laguna di Marano? Per i molluschi non è certo una novità. Il 23 agosto del 2002, l’Azienda per i servizi sanitari 5 “Bassa Friulana” a firma del dirigente responsabile del servizio veterinario di igiene degli alimenti di origine animale, Alessandro Cacitti, aveva emesso un’ordinanza con cui sospendeva temporaneamente e cautelativamente raccolta, commercializzazione, trasformazione, conservazione e immissione al consumo di molluschi eduli lamellibranchi estratti dalle acque della laguna di Marano individuata come zona M6, una sorta di semicerchio alla foce dell’Ausa Corno, circa un quinto dell’intera area. Il provvedimento era stato preso a causa del superamento dei limiti di legge per il mercurio. L’ordinanza poi aveva incaricato gli agenti della forza pubblica e gli operatori tecnici di vigilanza all’esecuzione e al controllo del rispetto dell’ordinanza, che era entrata in vigore proprio alla fine di agosto di tre anni fa.
Ma quel provvedimento che fine ha fatto? Semplice, è ancora perfettamente in vigore. «I livelli di mercurio - spiega il direttore del servizio veterinario di igiene degli alimenti di origine animale dell’Ass 5, Alessandro Cacitti – erano risultati in tre diverse circostanze di 0,71, 0,67, 0,94, superiori quindi alla soglia di sicurezza di 0,5 milligrammi per chilogrammo. Questi valori riguardano i molluschi e non le acque, quindi i rilievi effettuati dall’Arpa hanno interessato la polpa e il liquido dei molluschi».
Naturale l’intenzione del legislatore di salvaguardare il consumatore. Il tecnico dell’Ass 5 precisa che il livello minimo di presenza di mercurio allo 0,5 interessa solo i molluschi e non riguarda i pesci.
Cacitti, tuttavia, non è in grado di indicare i tempi per la riapertura della zona interdetta alla pesca e all’allevamento di molluschi. L’inquinamento da mercurio, infatti, permane nei fondali molto a lungo. Non è possibile dunque prevedere i tempi per la revoca dell’ordinanza, limitata però a un tratto di mare alla foce dell’Ausa-Corno. La restante parte della laguna, invece, non è interessata da altri divieti di coltura o prelievo di molluschi. (a.s.)