Articolo da "Il Manifesto" del 6 aprile 2002

Cellule troppo fantasiose

Sotto controllo Dopo il clamore suscitato dal primo trapianto a Padova di cellule staminali, gli scienziati invitano alla cautela

In cerca di rigore Ne hanno discusso, a Milano, Angelo Vescovi e Paola Marenco nel corso di un dibattito dal titolo «Occasione o illusione?»

LUCA TANCREDI BARONE
Ipersonaggi del villaggio gallico di Asterix che se le danno di santa ragione al grido di: «cellule staminali embrionali!», «cellule staminali adulte!», «ma cosa sono le cellule staminali?». Con questa ironica vignetta che descriverebbe l'attuale «pacato confronto» sul tema delle cellule staminali, Angelo Vescovi ha aperto giovedì scorso a Milano un dibattito dal titolo «Cellule staminali: occasione o illusione?». L'incontro era organizzato dal Centro culturale di Milano e dall'associazione «Medicina e persona» (vicina ai cattolici) e oltre ad Angelo Vescovi, che dirige assieme a Giulio Cossu il laboratorio di ricerca sulle cellule staminali del San Raffaele, parlava anche Paola Marenco, responsabile trapianto midollo osseo del Niguarda. Il tema è azzeccato, proprio il giorno dopo lo strombazzato intervento a Padova in cui sono state iniettate nel cuore di un paziente cellule staminali autologhe, ossia provenienti dal paziente stesso. Queste cellule, almeno nella speranza di chi ha reso pubblica la notizia, dovrebbero trasformarsi in cellule cardiache e riparare così il tessuto del cuore danneggiato. Ma su questo intervento sono tutti critici. «Si chiama la stampa senza neppure attendere l'esito del decorso post operatorio, senza aver pubblicato un rigo su una rivista specializzata, senza controllo», ci dice Vescovi.

«Anche noi stiamo facendo studi potenzialmente dirompenti in questo campo, soprattutto per la cura di alcuni cancri del cervello. Ma prima di urlare aspettiamo di pubblicare i risultati». Anche Cossu ieri, dalle colonne dell'Unità, chiedeva cautela, temendo l'effetto boomerang di un eventuale fallimento. Angelo Vescovi è d'accordo con lui: «E' davvero irresponsabile dare false speranze per farsi pubblicità».

Ma Vescovi e la sua collega Marenco erano stati chiamati all'incontro per portare un messaggio molto chiaro ai numerosi spettatori - tra cui molti giovani studenti di medicina. E il messaggio era che è meglio puntare sulle cosiddette cellule staminali adulte, che provengono da organi degli individui adulti e non pongono gli interrogativi etici che sorgono quando si vanno a manipolare le cellule embrionali.

«Mi irrito spesso - dice Vescovi - per il modo in cui vengono date le notizie relative alle cellule staminali». Secondo Vescovi dire che solo le cellule staminali embrionali offrono reali prospettive per la ricerca medica è errato sul piano scientifico. Oggi, dice Vescovi, almeno per alcuni tessuti, le staminali adulte sono quelle più promettenti. L'esempio è quello delle malattie neurodegenerative (come il morbo di Alzheimer o il morbo di Parkinson): malattie che vengono sempre citate - perché ci terrorizzano di più - per convincerci a sostenere la ricerca sulle staminali embrionali che potrebbero aiutarci a curarle. «Ma questo è falso: oggi le prospettive più concrete di cura derivano dalle staminali provenienti dai tessuti cerebrali. Nessuno invece sa ancora come trasformare le cellule staminali embrionali in cellule del cervello».

In effetti le cose sono un po' complicate: le cellule staminali embrionali hanno l'enorme vantaggio di essere «pluripotenti»: sono cellule jolly che si sanno trasformare, a seconda degli impulsi che ricevono, in tutti gli oltre duecento tipi di cellule che costituiscono il nostro organismo. In più hanno una grande facilità di crescita, utilissima per i ricercatori che le coltivano. Le cellule staminali adulte servono invece agli organi per sopravvivere alla quotidiana usura che li logora. Sanno quindi produrre un numero limitato di tipi cellulari (si dicono infatti «multipotenti») e molto più lentamente. Ma questo è anche un vantaggio perché se riusciamo a trovarle (e per molti organi non si riesce a farlo) possiamo costringerle più facilmente a costruire il tipo di cellule che ci servono senza il rischio di trovarsi con cellule spurie.

In molti campi medici le cellule staminali adulte danno già risultati molto buoni. Si pensi ai trapianti di midollo osseo, dove risiedono le staminali che producono le cellule del sangue: Paola Marenco ha illustrato proprio le concrete prospettive di guarigione dalle leucemie offerte già oggi da queste staminali adulte.