| Cellule staminali, dopo il veto italiano Parla Elena Cattaneo, docente di biotecnologie ed esperta di cellule staminali in ambito neuronale LUCA TANCREDI BARONE Nonostante le apparenze, non si tratta solo di una questione tecnica. Per capirci qualcosa abbiamo chiesto aiuto a Elena Cattaneo, giovane docente associata di biotecnologie farmacologiche all'università statale di Milano e membro della delegazione italiana proprio per il sesto programma della Ue nel settore «Genomica e Biotecnologie». Cattaneo si occupa di cellule staminali, in particolare in ambito neuronale, ed è uno dei maggiori esperti italiani dei meccanismi di neurodegenerazione nella Còrea di Huntington, la terribile malattia causata dal malfunzionamento di un unico gene («còrea» vuol dire «danza», perché i malati hanno difficoltà motorie; ma poi la malattia degenera coinvolgendo anche altre funzioni cerebrali). Come si è arrivati allo stallo di mercoledì? Tutto nasce dalla decisione del consiglio e della commissione europea dello scorso anno di istituire una moratoria per tutto il 2003. Durante quest'anno tutte le ricerche che coinvolgessero l'uso di nuove cellule staminali embrionali non potevano essere finanziate nell'ambito del sesto programma quadro sulla ricerca della commissione europea. A meno che non riguardassero linee cellulari già esistenti nel 2001. Cosa intendete con «linee cellulari»? Si tratta di gruppi di cellule tutte derivanti da un'unica cellula. In un certo senso ciascuna linea cellulare è un insieme di cellule gemelle. Per poi utilizzarle bisogna chiederle al ricercatore che le ha prodotte, anche se non è detto che voglia cederle. Quindi queste cellule sono state già prodotte. Non bastano per tutti? In realtà le linee cellulari esistenti sono pochissime: in Europa ce n'è un paio all'Istituto Karolinksa svedese e in Inghilterra. Le altre sono quelle del Nih (National institutes of health) americano. Loro dicono che ce ne sono 74, ma in realtà quelle effettivamente disponibili sono 5 o 6. Le altre non sono state caratterizzate (cioè non è chiaro di che tipo di cellule si tratti). E comunque sono cellule ricavate da cellule embrionali con metodi vecchi. Per esempio mescolandole a cellule di topo. Cellule di topo? Sì, perché allora non erano ancora noti come oggi alcuni «fattori di crescita» e ci si era accorti che mescolandole a cellule staminali di topo - che evidentemente avevano fattori di crescita molto simili - si sviluppavano tranquillamente. Per fare ricerca di base vanno comunque bene, ammesso di poterle avere, ma di certo non possono essere utilizzate per applicazioni sull'uomo: il rischio è che assieme alle cellule murine ci siano anche virus del topo che potrebbero essere molto pericolosi. Non solo: tutte queste linee cellulari derivano da pochissime cellule progenitrici: quindi la loro varietà genetica è troppo ridotta per pensare a una loro efficace applicazione. Cosa doveva accadere durante la moratoria? Doveva essere un anno di riflessione per valutare quale fosse il modo eticamente più accettabile per continuare a finanziare una ricerca che - ricordiamolo - potrebbe aiutare a curare alcune malattie terribili. A luglio la commissione europea aveva proposto un documento di compromesso, che poi doveva essere valutato dai governi dei Quindici, dal parlamento europeo e infine approvato dal consiglio dei ministri della ricerca. Il punto è che la commissione, che dirige il sesto programma quadro, è obbligata a valutare le ricerche da finanziare, comprese quelle con le staminali. Si trattava di capire quali paletti mettere. Cosa proponeva la commissione? Di finanziare le ricerche che utilizzassero gli embrioni soprannumerari prodotti fino al luglio 2002. Poi il parlamento europeo l'11 novembre aveva approvato emendamenti addirittura più liberali, togliendo ogni vincolo di data, di fatto raccomandando di rendere libero l'uso degli embrioni soprannumerari. Una cosa che molti considerano pericolosa perché parrebbe un incoraggiamento alla sovrapproduzione di embrioni per scopi di ricerca. Il fatto è che questi embrioni congelati in Europa sono già diverse centinaia di migliaia, e sono comunque destinati a morte sicura: non potranno tutti essere impiantati. Si tratta di poche cellule ancora indifferenziate che rimarranno congelate per sempre. Invece il consiglio dei ministri della ricerca non ha accolto il suggerimento del parlamento. Tutti si aspettavano che sarebbe stata reintrodotta una data limite per accogliere le giuste perplessità etiche. Ma nessuno si aspettava uno stop. Oltretutto la presidenza italiana ha proposto un nonsenso scientifico: autorizzare la ricerca con le linee cellulari esistenti al 3 dicembre 2003. Ma non ne sono state prodotte di nuove e anche qualora qualcuno lo avesse fatto, non l'avrebbe fatto con fondi pubblici e quindi probabilmente non le darebbe ad altri. E infatti questa proposta non è stata approvata. Ma anche non approvare nulla è una sciocchezza scientifica: da gennaio la commissione potrà ricominciare a finanziare tutti i progetti, ma non avrà limite di nessun genere, se non di tipo procedurale. Non mi sembra sia una grande conquista per nessuno, né per la comunità scientifica, né per la commissione, né per la società. Noi vogliamo che queste ricerche siano finanziate con fondi pubblici perché siano per tutti e possano essere più facilmente controllate. Anche l'Irlanda, altro paese cattolico, non sembra intenzionata ad affrontare la questione nel prossimo semestre. Lei si definisce una cattolica. Come concilia le sue posizioni con quelle che su questi temi esprimono i cattolici in politica? Fare ricerca e impegnarsi tutti i giorni per cercare di curare e far stare meglio chi è malato: mi sembra questo il mio preciso dovere morale. Credo sia più razionale consentire la derivazione, con fondi e controlli pubblici, di nuove cellule embrionali da embrioni soprannumerari, sottoponendo tutto a regole comuni. Solo dopo, se (e sottolineo se) le terapie si renderanno disponibili, uno stato laico potrà decidere di lasciare la libertà, a chi avesse bisogno di terapie, di scegliere in modo informato se sottoporvisi o meno, sulla base delle proprie convinzioni. E che ne pensa della legge in discussione al senato sulla procreazione assistita? Impedirebbe la creazione di embrioni soprannumerari: tutti quelli prodotti dovrebbero essere impiantati.... Mi fa paura. Mi spaventa il trattamento violento a cui le donne sarebbero sottoposte. Non è una buona legge. |
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