| Il referendum voluto dagli anti-abortisti non blocca la legge: sì agli studi Ricerca sugli embrioni Via libera della Svizzera L’esperto italiano: «Ora i nostri scienziati potrebbero trasferirsi» La Svizzera con referendum federale ha definitivamente approvato (con il 66,4% dei voti favorevoli) la legge che consente l’utilizzo di cellule staminali prelevati da embrioni umani a fini di ricerca. Il referendum era stato promosso dalle organizzazioni anti-abortiste e religiose dopo il varo della legge l’anno scorso. Le norme peraltro sono molto restrittive, secondo gli esperti: vietata sia la clonazione, sia l’esportazione e il commercio, sia la «coltivazione» di queste cellule. Gli embrioni utilizzabili sono quelli soprannumerari «creati» con la fecondazione artificiale. La legge svizzera non prevede la loro conservazione, mentre in Italia si congelano, e sono quindi destinati a morire. C’è un limite anche di prelievo: non oltre il settimo giorno. La chiave di lettura della legge svizzera è quindi quello della donazione da cadavere, lo stesso degli organi prelevati a fini di trapianto. Obbligatorio l’assenso dei genitori e del comitato etico che approva il progetto di ricerca collegato. Al momento sono 32 le linee di studio: da cuore e vasi al diabete, da cellule nervose a quelle muscolari e cartilaginee, da quelle dell’occhio al fegato e al sangue. Oltre a malattie degenerative del cervello come Alzheimer e Parkinson e la possibile cura delle paralisi da ictus o da lesioni al midollo spinale. La Svizzera si aggiunge quindi all’ormai vasta schiera di Paesi europei che hanno autorizzato, con limiti più o meno estesi, la sperimentazione su staminali da embrioni. Inghilterra e Belgio prevedono perfino la loro clonazione a fini terapeutici. Olanda, Francia, Danimarca e Spagna hanno autorizzato la ricerca su quelli congelati, non utilizzati nella fecondazione assistita. Germania e Austria consentono la ricerca soltanto su staminali «coltivate» importate da altri Paesi. In Italia gli embrioni non si toccano e le staminali su cui lavorare o sono adulte o prelevate dal cordone ombelicale dopo il parto. «Studiare le staminali da embrione - commenta Claudio Bordignon, direttore scientifico del San Raffaele di Milano e uno dei massimi esperti internazionali in questi settori di ricerca - non serve per avere subito farmaci o rimedi, ma è fondamentale per capire come queste cellule si differenziano nei vari tessuti dell’organismo, come si moltiplicano, quali fattori le attivano e quali le fermano nello sviluppo. Informazioni fondamentali anche se poi si usano solo le adulte». Come giudica quindi il sì della popolazione svizzera a queste ricerche? «Interessante per due motivi. Il primo riguarda la possibilità di trovare un punto d’incontro comune ad una ricerca che ormai viaggia a livelli soprannazionali. Il punto comune può essere, a determinate e condivise condizioni, proprio l’equiparazione del prelievo di cellule da embrione alla donazione di organi. Il secondo aspetto è quello di una legislazione che si preoccupa della ricerca e non della produzione per terapie o la creazione di farmaci. Per queste ricadute ci vorranno ancora molti anni». Perché chiama in causa i trapianti? «Un organo donato da cadavere - dice Bordignon - deve essere ancora vivo per servire a fini terapeutici, così come le cellule prelevate da un embrione destinato a morte (e bisogna riuscire a determinare quando questo può accadere). Anche quando si parlava di espianti di organo il dibattito etico era molto forte». La legge svizzera non potrebbe indurre qualche ricercatore italiano a trasferirsi? «Senza dubbio - ammette Bordignon -. E, se la situazione italiana non dovesse mutare, il rischio futuro è l’emigrazione anche di medici e poi di pazienti. E’ già successo con i trapianti di rene, quando medici e pazienti andavano in Francia dove casistica e successi erano superiori avendo quel Paese vicino cominciato prima di noi a lavorare in questo campo». Vittore De Carli |
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