Articolo da "Rai News.it" del 29 gennio 2005

Pubblicati i dati di un sondaggio del Censis
Si alle staminali, no alla clonazione

Su un campione di 1000 medici intervsitati il 90% e' favorevole all'uso di embrioni per curare malattie e nettamente contrario alla creazione di cloni

Grande fiducia nella ricerca biomedica, ma non incondizionata. E' questo in sintesi il quadro che emerge da una ricerca sul rapporto tra medici e innovazione, realizzata dal Censis, insieme al Forum Biomedico.

Secondo la ricerca, condotta su un campione di 1.000 medici italiani lo scorso novembre, il livello di fiducia manifestato nei confronti del progresso in campo biomedico e biotecnologico e' elevato.

Il 66,8% del campione ritiene che la sconfitta delle malattie genetiche, per esempio, sia l'esito piu' probabile dello sviluppo della ricerca. Sono marginali, invece, i timori sugli effetti negativi di possibili discriminazioni sociali (21%). Il 61% degli intervistati propende per lo sviluppo della ricerca biotech in tutti i campi, compreso quello controverso degli organismi geneticamente modificati (OGM), contro un 38,4% che invece ritiene che le applicazioni debbano limitarsi al campo della salute.

L'opinione riguardo l'uso delle cellule staminali embrionali ai fini terapeutici e' nettissima: e' favorevole il 90% dei medici. Altrettanto marcata, 91,2%, la quota di chi e' contrario alla clonazione umana. Il 58% si dice favorevole all'utilizzo di cellule e organi animali geneticamente modificati, mentre i contrari alla clonazione animale sono il 68,7%.

Sulla clonazione di organi umani il campione e' diviso: 54,9% i favorevoli e 45,1% i contrari. Nonostante la fiducia riposta nel progresso della ricerca, dall'indagine e' emersa una chiara necessita', da parte dei medici, di contare su un punto di riferimento che ponga limiti, stabilisca regole e responsabilita' nell'ambito della ricerca biomedica.

A questo proposito, il 55,3% degli intervistati pensa a un autorita' super partes sul modello del Comitato di Bioetica. Ma una parte del campione preferirebbe forme di autoregolamentazione: ricercatori, per il 16,3%, e Ordini dei medici, nel 22,2%. Solo il 3% ritiene che il compito dovrebbe essere affidato ad associazioni di cittadini, mentre il 9,8% attribuirebbe al Parlamento il ruolo di responsabile nelle decisioni.

I campi piu' promettenti dell'innovazione biomedica e farmacologica interessano, secondo il 24% dei medici intervistati, le tecnologie diagnostiche, forse anche per i progressi gia' raggiunti.