Articolo da "Il Corriere della Sera" del marzo 2005

Iniziata la sperimentazione delle protesi naturali
Cellule staminali per avere un seno nuovo
Interventi estetici o ricostruzioni: svolta dagli Usa

DAL NOSTRO INVIATO
WASHINGTON - Una protesi del seno naturale, da modellare, per grandezza e forma, sulla figura femminile. La sta mettendo a punto, con l’impiego di cellule staminali, un gruppo di ricercatori americani che hanno annunciato il loro lavoro, in anteprima sulla pubblicazione, al meeting annuale dell ’American association for advancement of sciences in corso a Washington.

GLI INTERVENTI

Le protesi saline o al silicone, oggi utilizzate dai chirurghi estetici per aumentare il seno o per ricostruirlo dopo interventi chirurgici, possono a volte rompersi o, più spesso, interferire con la mammografia e nascondere l’eventuale presenza di tumori. Le ricostruzioni, con tessuti sani della paziente stessa, richiedono, d’altra parte, lunghe e impegnative procedure chirurgiche.

Così gli ingegneri dei tessuti hanno studiato un’altra strada, quella delle cellule staminali, meno traumatica, almeno in partenza: niente bisturi, ma soltanto un ago per prelevare queste cellule dalle persone che diventeranno, in futuro, le candidate all’impianto.

TRE PASSAGGI

È stato questo il primo passo dell’esperimento condotto dal gruppo di Jeremy Mao dell ’Università dell’Illinois a Chicago. I ricercatori hanno ricavato cellule staminali dal midollo osseo di giovani donne sane: sono cellule, chiamate mesenchimali, che possono trasformarsi in cartilagine, osso e tessuto adiposo. In questo caso sono state stimolate a differenziarsi in cellule adipose.

Secondo passaggio: le cellule sono state poste su un supporto, una specie di impalcatura costruita con un gel acquoso, facilmente modellabile, già autorizzata dalla Fda americana, l’ente federale per il controllo delle medicine e dei dispositivi medici.

Terzo atto dell’esperimento: le protesi ingegnerizzate sono state impiantate in otto topoline per un mese.

Ultimo passaggio: la verifica. I ricercatori hanno di nuovo prelevato gli impianti e li hanno esaminati. «Non solo le staminali si erano trasformate in cellule adipose - ha confermato Mao - ma le protesi avevano mantenuto la forma e la dimensione originali per un mese, a differenza di quelle tradizionali che si possono ridurre, nel tempo, anche del 50 per cento e perdono la loro forma iniziale già dalle prime settimane».

LA RICERCA

La ricerca adesso continua: si tratta di stabilire la quantità di cellule da usare, l’eventuale durata del supporto di gel e la possibilità di far crescere nuovi vasi sanguigni che assicurino un adeguato rifornimento di sangue. «Ma la tecnica - conclude Mao - promette di rivoluzionare non soltanto la chirurgia estetica, ma anche quella ricostruttiva, per esempio del volto, sfigurato da traumi o incidenti».

Adriana Bazzi