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DOPO IL REFERENDUM SI CERCA DI FAR RIPARTIRE L’INGEGNERIA GENETICA di
ALBERTO OLIVERIO Com'è
ormai ben noto, le cellule staminali, in grado di dar vita e riparare i
diversi tessuti e organi del nostro corpo, possono essere ottenute in
più modi: isolate da alcuni tessuti dell'organismo adulto, oppure dal
cordone ombelicale o dai tessuti fetali. Questi modi di ottenerle sono
abbastanza “conservatori”, nel senso che si parte già da una vita
esistente (l'adulto), dal cordone ombelicale (inutile per altri fini
dopo la nascita) o dai tessuti di un feto abortito: l'ultima strategia,
quella fetale, è al centro di ricerche che ormai risalgono a molti anni
fa ed è stata utilizzata per tentare di rigenerare alcuni tessuti, come
quelli nervosi nei malati di morbo di Parkinson. Ci sono poi strategie
meno conservatrici, e per molti problematiche, basate sulla clonazione
terapeutica: in questo caso si parte da una cellula adulta e la si
stimola a dividersi e riprodursi sino ad arrivare a una piccola massa
di cellule (poche decine) in tutto simili a un embrione. Se lo sviluppo
procedesse ma questo non si verifica il clone potrebbe svilupparsi in
un individuo completo, com'è stato fatto in diverse specie animali, dal
topo, al cavallo e al cane. Che
differenza concreta c'è tra le due strategie? Nel primo caso le cellule
hanno una minore “vivacità” riproduttiva e una minore capacità di
differenziarsi in nuovi tessuti e di riparare quelli danneggiati. Nel
secondo caso, le cellule provenienti da un clone o da un embrione hanno
una maggiori idoneità terapeutica e non pongono il problema del rigetto
in quanto il trapianto proviene da un clone geneticamente identico
all'adulto da cui è stato generato. Dal punto di vista etico è ben
evidente che la prima strategia non pone particolari problemi mentre la
seconda solleva o può sollevare opposizioni legate al fatto che viene
creato (e distrutto) un organismo che potrebbe completamente
svilupparsi. La
proposta Rutelli vuole potenziare la prima strategia lanciando un
programma di ricerca che punti a migliorare le potenzialità delle
staminali adulte, di quelle fetali e ombelicali. E' un progetto che
mira anche a costituire una grande banca del Dna per favorire le
strategie dei trapianti d'organo e, in un prossimo futuro, di
staminali. L'Italia dovrebbe quindi indirizzarsi in una direzione
diversa da quelle di altri paesi occidentali come l'Inghilterra, che
ammette la clonazione, o gli Stati Uniti che vietano questo tipo di
ricerche biotecnologiche nel caso siano finanziate con fondi federali
(ma non privati). E' una strategia che punta a salvaguardare
l'embrione, in linea con quanto ha fatto ieri il Policlinico di Milano
dove è stata costituita una “Biobanca italiana” che ospita 400 embrioni
“orfani”, ovverosia creati in soprannumero nel corso di procedure di
riproduzione in provetta. Le
linee della proposta Rutelli non troveranno certamente un consenso
unanime ma rappresentano il segno di un'attenzione politica nei
confronti di problemi complessi, discussi e affrontati globalmente
attraverso un programma di ricerca che potrebbe farci uscire dalle
secche delle preclusioni ideologiche e, forse, portare a risultati
innovativi. |
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