Articolo da "La Repubblica/Salute" del 22 maggio 2003
La cura che "rifà" l’osso
utilizzando le staminali

Osteoporosi: studiosi danesi stimolano queste cellule con l’ormone paratiroideo

DI LAURA CAPPOZZO
Le capacità terapeutiche delle cellule staminali trovano continuamente nuove applicazioni nella cura di molte patologie, ultime tra queste l’osteoporosi, l’alterazione microstrutturale del tessuto osseo che, solo in Italia, affligge il 15% della popolazione femminile d’età compresa tra i 50 ed i 60 anni, il 30% delle donne fra i 70 e gli 80 ed il 70% oltre questa soglia.

Nel corso dell’ultimo "Simposio Europeo sui Tessuti Calcificati" che si è tenuto recentemente a Roma, ricercatori dell’Università danese di Odense, guidati da Moustapha Kassem, hanno descritto la loro ultima scoperta: esponendo in vitro due diversi frammenti di ormone paratiroideo (il PTH) all’azione delle cellule staminali ossee, è stato osservato che l’ormone stimola la prolificazione delle stesse cellule, ne riduce il tasso di mortalità e ne migliora la capacità di trasformazione in cellule per l’accrescimento del tessuto osseo. «I benefici clinici delle nostre scoperte», dice Kassem, «potrebbero non essere immediati. Tuttavia è risultato che il PTH non è tossico per le altre cellule e non le altera in alcun modo. Questo nuovo approccio all’incremento della formazione ossea potrebbe essere sfruttato per nuovi farmaci anche in altre patologie dove questo elemento è di primaria importanza, come il trattamento delle fratture, e che in futuro possa diventare la base della terapia genica contro la perdita di tessuto osseo».

Il simposio è stato anche l’occasione opportuna per dare ufficialmente voce al "Progetto Genomos", il più grande studio a livello mondiale, con oltre 20.000 persone arruolate, con lo scopo di rivelare la base genetica dell’osteoporosi. André Uitterlinden, dell’Univeristà Olandese "Erasmus di Rotterdam", coordinatore del progetto, ha spiegato che «ci sono altri geni coinvolti che possono interagire con specifici fattori di stile di vita, come la dieta, l’attività fisica e l’esposizione solare che favoriscono la produzione di vitamina D. Definendo il ruolo di questi geni in rapporto allo stile di vita per rivelare una predisposizione all’osteoporosi, elaboreremo nuove tecniche di diagnosi e cura della malattia».