| Un traguardo inseguito da anni Usa, da cellule staminali di embrioni umani Creati i neuroni del movimento E’ la ricerca per cui si batteva l’attore Reeve Cellule nervose che controllano il movimento create da staminali umane di embrione. Un passo avanti della scienza inseguito per anni da diversi ricercatori in tutto il mondo. Il perché si inanellavano fallimenti continui è stato individuato da Su-Chun Zhang e Xuejun Li, coordinatori dell’équipe di studio dell’università del Winsconsin a Madison, Stati Uniti. E oggi la rivista Nature Biotechnology pubblica il loro lavoro, consacrando un successo che avrebbe dato nuove energie all’attore tetraplegico Christopher Reeve, paladino della ricerca sulle cellule staminali di embrione vietata dal governo Bush, morto lo scorso ottobre. I ricercatori di Madison hanno identificato l’anello mancante per ridare speranza a tutte quelle persone che a causa di un incidente (lesioni spinali) o di una malattia neurodegenerativa perdono il movimento, perdono la connessione nervosa (i neuroni motori spinali) tra livelli centrali e muscoli vari. Creare questi neuroni da cellule embrionali era un traguardo inseguito da anni. «Chiariamo subito - avverte Li - c’è ancora molta strada da fare, ma nel frattempo i motoneuroni ottenuti potrebbero essere utilizzati per testare farmaci contro le stesse cause che li danneggiano». Per comprendere meglio la portata dell’esperimento occorre chiarire, semplificando, la differenza tra le cellule staminali adulte e quelle di embrione. Le prime sono già più «programmate» rispetto alle seconde. In altri termini, sono «riserve» dell’organismo pronte all’uso per riparare le zone in cui si trovano: le staminali adulte del midollo osseo possono trasformarsi in elementi del sangue, diventare cellule dei vasi sanguigni o del cuore, riparare ossa e cartilagini, muscoli; le staminali adulte dell’occhio vanno a ricreare cornee e affini; nel cervello si trovano «riserve» per riparazioni locali. E così via. Le cellule staminali di un embrione ai primi stadi di sviluppo, al contrario, sono «tabula rasa» e possono diventare tutto (per questo si chiamano «totipotenti»). Il problema è capire quali sostanze comandano l’avvio della specializzazione o lo stop quando è raggiunto l’obiettivo. Sostanze identificate come fattori di crescita o di inibizione. Fondamentali anche per lavorare con le staminali adulte: una cellula del midollo osseo potrebbe essere «riprogrammata» per diventare fegato se solo si conoscesse come, dove, quanto stimolarla. E come fermarla, altrimenti invece di nuovi organi si rischia di dar vita a tumori. Li e colleghi hanno riflettuto sul fatto che i neuroni spinali motori sono tra le prime cellule nervose a fare la loro comparsa durante lo sviluppo embrionale. Quindi le staminali embrionali, per quanto capaci di trasformarsi in qualunque tipo di cellula, perdono molto presto, probabilmente fra la terza e la quarta settimana di sviluppo, la capacità di dare neuroni spinali. Individuata questa ristretta finestra temporale è stato cruciale stabilire un cocktail di fattori di crescita e ormoni su cui coltivare le staminali embrionali, «mimando» la natura. Prima è stato usato un cocktail di coltivazione per trasformare le embrionali in cellule neuronali, poi un altro per trasformare queste ultime in progenitori dei neuroni spinali, infine un ultimo terreno di crescita per compiere il salto finale. Il prossimo passo? Testare la funzionalità dei neuroni. Per ora sui polli. Mario Pappagallo |
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