| Sciopero della fame per le staminali Nardi: «Pronto a morire senza risposte su ricerca e l’ipotesi di fare da cavia» di GIOVANNI DEL GIACCIO Finora non ha avuto risposte Giuseppe Nardi, l’uomo di 54 anni di Sermoneta costretto a vivere immobilizzato nel suo letto. E’ tetraplegico a seguito di un incidente stradale e chiede ascolto. Lo fa con uno sciopero della fame «che sono pronto a portare alle estreme conseguenze, tanto a vivere in queste condizioni non ce la faccio più, quindi o mi danno retta oppure la faccio finita». Aveva già detto di essere pronto a chiedere l’eutanasia se non ci fosse stato l’impegno per la ricerca e la possibilità, per lui, di poter andare a provare in Cina. «E’ un’ipotesi che non ho abbandonato, in Svizzera ma anche in Belgio e in Olanda è una pratica legale solo che non ho trovato avvocati disposti a seguire il mio caso, mi dicono tutti che non è proponibile e così ho deciso: non mi alimento, sono pronto ad andare fino in fondo perché voglio che sulla ricerca ci sia una scelta precisa, indicazioni certe, non i soliti impegni dei politici. E’ una cosa - ha aggiunto - che riguarda non solo me bensì migliaia di altre persone in tutta Italia e bloccare la ricerca vuol dire fermare la speranza di guarire». Nardi fa un appello al ministro della salute, Francesco Storace: «Sirchia, il suo predecessore, non mi ha mai risposto, ora dallo staff del ministro siamo stati contattati, abbiamo mandato il materiale, ci hanno promesso un interessamento ma poi si sa come vanno queste cose, ci sono le ferie...» Solo che la malattia non conosce vacanze, la disperazione di Nardi e quella dei suoi familiari, le difficoltà che ci sono ogni giorno, l’abbandono da parte dei presunti amici, si fanno sempre più pesanti. E cresce la voglia di mollare, non prima di un’ennesima battaglia combattuta con il mezzo dello sciopero della fame. «Ribadisco che io le ho provate veramente tutte - ha spiegato Nardi - ora oltre a chiedere un impegno per la ricerca in questo settore alla quale mancano fondi metto a disposizione il mio corpo, faccio da cavia. C'è un problema, non mi chiamo Ambrogio Fogar e non ho i suoi soldi, quindi in Cina a provare non posso andarci ma nemmeno voglio aspettare che in Italia la burocrazia faccia il suo corso e le case farmaceutiche decidano che è ora di intervenire, quindi si sblocchi tutto». Nardi, tetraplegico a causa di uno schiacciamento del midollo non diagnosticato per tempo, chiede a Storace di intervenire «o a chiunque possa fare qualcosa «io non ho nulla da perdere e per questo chiedo di poter provare, potrebbe essere un esperimento importante per tutte le persone che si trovano nella mia condizione». Da ieri non mangia più, la moglie e i figli hanno provato a dissuaderlo ma lui va avanti: «Tanto meglio morire che vivere senza avere nemmeno la speranza che qualcuno faccia ricerca e possa risolvere il tuo problema». |
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