Embrioni e ricerca, apertura di Mussi
Ritirata la firma dal patto europeo antitest. Cdl all´attacco: sfiducia
Consensi dal mondo scientifico ma la decisione spacca la maggioranza
Binetti (Margherita): il ministro rifletta, è ora che intervenga Prodi
L´esponente ds precisa: sulle staminali rimane la legge nazionale
MARIO REGGIO
ROMA - Via libera dell´Italia alla ricerca europea sulle cellule staminali embrionali. Ieri, infatti, il ministro dell´Università e Ricerca, ha ritirato la firma dell´Italia che assieme ad altri Paesi della Ue aveva sottoscritto una dichiarazione etica che in pratica bloccava i finanziamenti comunitari.
Consensi quasi unanimi dal mondo scientifico. La sinistra plaude alla decisione del neoministro. Il centro-destra chiede la testa di Mussi ed anche nella maggioranza le critiche non mancano. «Su questo tema la legge italiana resta in vigore - precisa Fabio Mussi - ma non mi sembrava il caso che il nostro Paese, in sede europea, avesse una posizione di chiusura totale alla sperimentazione e alla ricerca. Si tratta di avere rispetto per diverse legislazioni e per cogliere l´opportunità di un uso controllato delle staminali per la ricerca».
Le rassicurazioni sul mantenimento della legge sulla procreazione assistita, che vieta la sperimentazione sulle staminali embrionali destinate a dissolversi, non convincono l´opposizione. Rocco Buttiglione, appena digerita la batosta alle comunali di Torino, va giù duro: «Se il ministro Mussi non cambia subito questa posizione, la Casa delle Libertà deve presentare immediatamente una mozione di sfiducia individuale contro di lui al Senato».
Scende in campo anche Gianni Alemanno, ex ministro alle Politiche Agricole ed uscito male dalla sfida con Veltroni. «Un atto così impegnativo non può essere preso attraverso la decisione unilaterale di un ministro e anche la determinazione del Consiglio dei ministri potrebbe non essere sufficiente - afferma il parlamentare di Alleanza Nazionale - considerando le posizioni trasversali che sono emerse sulla questione».
Ma Romano Prodi era al corrente della decisione del ministro all´Università e alla Ricerca? Il premier non parla. Ma l´ala cattolica del centro-sinistra non sta a guardare. «Invito Mussi a riflettere bene - dichiara Paola Binetti, senatrice della Margherita e presidente del Movimento "Scienza e Vita" - in tema di ricerca, la posizione del governo va ponderata sotto tre differenti profili: scientifico, etico e di tenuta del governo. È ora che Prodi intervenga, anche perché, visto che le risorse sono limitate, dobbiamo concentrare i nostri sforzi su progetti in cui sono auspicabili risultati concreti».
Più cauta Rosy Bindi: «Non ho motivo di dubitare che si tratti di una decisione collegiale - commenta - anche se non ne sono stata informata. Quando ho parlato di possibili modifiche alla legge sulla procreazione assistita ho escluso che si potesse avere un intervento legislativo da parte del governo e ho solo fatto appello alla responsabilità del Parlamento ad affrontare alcune questioni ancora aperte». Comunque il debutto di Fabio Mussi in Europa diventa subito terreno di scontro, e proprio sull´argomento principale a cui il vicepremier Francesco Rutelli dovrà dare spiegazioni oggi nel primo question-time alla Camera.
Per la comunità scientifica l´apertura di Fabio Mussi rappresenta sicuramente un segnale importante. «Siamo contentissimi - ha detto il neurofisiologo dell´università di Torino Piergiorgio Strata - ci abbiamo sperato moltissimo e adesso speriamo che anche in Italia si apra un dibattito su questo tema perché siamo sempre preoccupati per un´eventuale approvazione della legge Rutelli», ha aggiunto riferendosi alla proposta di legge a sostegno della ricerca sulle cellule staminali ottenute da cordone ombelicale e adulte. Plaude pure l´oncologo ed ex ministro della salute Umberto Veronesi: «Il governo debutta molto bene rispetto alla scienza e alla ricerca, che sono alla base dello sviluppo del Paese. Da anni - ha affermato - sostengo che esistono nei nostri centri in Italia embrioni sovrannumerari destinati alla morte sicura e che potrebbero essere, invece, molto utili alla ricerca scientifica per lo studio di patologie gravi». La posizione «assunta oggi dal governo - ha aggiunto - potrebbe dunque riaprire il dibattito su questo tema fondamentale per la scienza biomedica».