Articolo da " La Stampa" del 2 novembre 2005

TRA BIOLOGIA E MORALE
Una via per produrre cellule staminali etiche
IL DIBATTITO APERTO DA UN ESPERIMENTO NEGLI USA E’ UTILE A TUTTI, PURCHE’ SI EVITI IL FONDAMENTALISMO

POCHI ormai dubitano che le cellule staminali - cioè quelle che hanno ancora la potenzialità di trasformarsi in cellule di qualsiasi altro tessuto del nostro organismo: sistema nervoso, pelle, muscolo e così via - costituiscano una possibilità molto interessante per il trattamento rigenerativo di patologie attualmente incurabili, come la malattia di Alzheimer o le lesioni del midollo spinale. Il problema è come produrle. La strada privilegiata sembra quella della produzione diretta di cellule staminali (attraverso opportuni stimolatori) nel tessuto danneggiato. E’ di pochi giorni fa la notizia di una scoperta italo-statunitense della generazione di cellule staminali nel cuore di topolini, con successiva rigenerazione del tessuto cardiaco danneggiato da un infarto. Ci vorranno però tempi lunghi per l'applicazione di queste tecniche all'uomo. L'altra strada è la derivazione da cellule embrionali. Il problema etico qui è evidente. Come riuscire a prelevare queste cellule senza danneggiare l'embrione, che prima o poi dovrà sviluppare un bambino? Questo problema etico accomuna la chiesa cattolica ai non credenti, a differenza dell'utilizzo terminale degli embrioni soprannumerari (tema che ha infuocato la recente compagna referendaria). Sia ai sostenitori dei diritti inviolabili dell’embrione sia a chi nega questo principio sta a cuore in ugual modo evitare ogni danno all’individuo futuro. Il problema, però sta proprio in cosa si intende per questo obiettivo. Per i primi deve essere la certezza assoluta, mentre i secondi si accontentano di un’alta probabilità (come in tutte le ipotesi di natura scientifica). Il confronto fra le due posizioni si è visto nella reazione alla recente notizia delle due nuove tecniche salva-embrione per produrre "cellule staminali etiche" annunciate dalla rivista "Nature". L'équipe di Robert Lanza dell’Advanced Cell Technology ha prelevato una sola cellula da un embrione di otto cellule di topo e le ha fatte moltiplicare in diverse linee staminali. A sua volta l'embrione è stato impiantato nell’utero e si è sviluppato fino alla nascita del topo. Il gruppo del MIT capeggiato da Alexander Meissner e Rudolf Jaenisch ha invece prelevato le cellule staminali da embrioni a cui era stato sottratto il gene Cdx2 responsabile del loro impianto nell'utero e del successivo sviluppo. Come era prevedibile, sulla prima tecnica si sono subito espressi negativamente, con diverse sfumature, i comitati ed esperti di bioetica di matrice cattolica, sottolineando l'assenza di certezza sui possibili danni all'embrione. A favore invece si sono pronunciati scienziati laici come Boncinelli, sulla base della ipotesi scientifica, ben corroborata, che sette cellule siano in grado di sviluppare un embrione sano. Fin qui niente di strano. Come per altri problemi tecnico scientifici, la precauzione assume tonalità diverse in rapporto ai principi etici di sfondo. Ciò che stupisce è la dissonanza nel mondo cattolico sulla seconda tecnica. Sorprende la posizione di Francesco D'Agostino (presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica) che, accogliendo positivamente la notizia, sembra non rilevare che la disattivazione del gene Cdx2, responsabile dell'impianto dell'embrione, configuri un effetto analogo a quello della "pillola del giorno dopo" (come messo in rilievo dal cardinale Barfagan, moderatamente possibilista, invece, sulla prima tecnica). Queste tecniche innovative per produrre "cellule staminali etiche" dimostrano una volta di più come il rapporto fra etica e scienza, se non ci si arrocca su posizioni fondamentaliste, sia uno dei volani del progresso della conoscenza. [TSCOPY](*)Presidente Fondazione Rosselli,
Riccardo Viale

Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile