Articolo da "Il Manifesto" del 5 marzo 2004

Cellule staminali, Harvard sfida il divieto di Bush
Ricercatori dell'università annunciano di aver creato nuove filiere derivate da embrioni umani
Il caso italiano Le «cellule di Melton» da noi non potranno essere utilizzate perché prodotte dopo il gennaio 2002, data limite fissata da Moratti per la produzione di staminali destinate alla ricerca

LUCA TANCREDI BARONE
Con un annuncio a sorpresa Douglas Melton, un ricercatore di punta dell'università di Harvard, ha reso noto l'altroieri sera di aver prodotto 17 nuove linee cellulari (cioè «tipi» di cellule) staminali. E, come se non bastasse, di volerle rendere disponibili a tutti i ricercatori gratuitamente. Si tratta di una vera e propria sfida al presidente George Bush, ma anche a tutti i governi che stanno cercando di limitare la ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Elena Cattaneo, una delle ricercatrici italiane più importanti nel campo delle staminali neuronali, appena appresa la notizia non nasconde il suo entusiasmo. «Si tratta di un passo avanti importantissimo: questo raddoppia il numero di linee cellulari a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo».

Come mai sono così poche?

Perché il presidente Bush ha fissato la data del 6 agosto 2001 come data limite. Solo le ricerche sulle cellule prodotte prima di quella data possono essere finanziate con fondi pubblici statunitensi. Il risultato è un registro che contiene teoricamente 78 linee cellulari, ma di cui solo 15 utilizzabili. Il motivo è semplice: molte delle cellule non sono caratterizzate, ossia non si sa se siano davvero staminali. Tutti gli istituti allora si affrettarono a farle inserire prima di sapere esattamente cosa fossero per evitare di rimanere tagliati fuori. E non basta: le 15 «buone» sono state ottenute con metodi vecchi, crescendole assieme a quelle di topo perché non si conoscevano ancora i fattori di crescita necessari. Per cui vanno bene per la ricerca, ma certo non per eventuali trapianti: sarebbe troppo rischioso, potrebbero essere state contaminate da virus di topo. Anche nel nostro laboratorio dell'università di Milano stiamo caratterizzando una di queste linee e cerchiamo di capire i meccanismi con cui si trasformano in neuroni.

Melton ha cercato di dare un grande risonanza mediatica a questa ricerca, anticipando l'uscita dei risultati sul New England Journal of Medicine. Si è parlato di «sfida».

Lo è. Perché dimostra che la ricerca va avanti anche se si tenta di metterle i bastoni fra le ruote. Il gruppo di Melton ha utilizzato fondi privati, come la legge americana gli consentiva, per procurarsi le cellule staminali da embrioni umani nella fase di blastocisti, un agglomerato di poche decine di cellule, 5-6 giorni dopo la fertilizzazione. Dimostra che la ricerca privata in un campo con così elevate potenzialità terapeutiche i soldi ce li metterà comunque.

Melton dice che vuole mettere le nuove linee a disposizione di tutti.

Questo è davvero straordinario. Deve aver ottenuto i fondi con la clausola che intendeva renderle accessibili gratuitamente. Con un meccanismo che si chiama material transfer agreement, e significa che chi vuole le cellule deve solo dichiarare il progetto di ricerca per cui vuole utilizzarli. A mia memoria non conosco nessun caso in cui l'accordo non sia stato rispettato. Purtroppo oggi, contrariamente a quello che succede per molti altri reagenti biologici, non sempre le staminali sono gratis: sono difficili da coltivare e impiegano ancora molto tempo, e quindi qualche volta viene richiesta una cifra come «rimborso spese». Ecco perché questa disponibilità è davvero importante.

Un editoriale dello stesso numero del New England Journal of Medicine propone che queste staminali vengano aggiunte al registro delle cellule approvate dall'Nih (National Instutes of Health). In sostanza, ora che ci sono, e sono così utili, che possano essere utilizzate per ricerche finanziate dal pubblico.

Speriamo che accada. Ma questo metterebbe in luce l'ipocrisia di non voler finanziare le ricerche in questo campo. Ricerche su cellule ottenute con fondi privati diventerebbero finanziabili dal pubblico solo dopo essere state ricavate dalle blastocisti. Oltretutto, da embrioni cosiddetti soprannumerari, che erano destinati ad essere distrutti, come ha sottolineato Melton stesso.

Noi comunque purtroppo non potremmo utilizzarle mai: il ministro Moratti ha messo la data del primo gennaio del 2002 come data limite alla produzione di staminali utilizzabili per le ricerche. E queste purtroppo sono state prodotte dopo.