Articolo da "Tempo medico" febbrio 2005

Staminali, embrioni & finanziamenti
Parla Elena Cattaneo, signora della ricerca applicata al cervello

Elena Cattaneo, professore straordinario dell'Università degli Studi di Milano, è a capo di un laboratorio che fa parte del Dipartimento di scienze farmacologiche e del Centro di eccellenza sulle malattie neurodegenerative della Facoltà di farmacia. Dopo tre anni trascorsi al Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, negli Stati Uniti, dove ha avviato studi su cellule staminali e progenitori del cervello, con il suo laboratorio partecipa dal 1997 alla Coalition for the Cure promossa dall'Huntington's Disease Society of America di New York e alle attività di ricerca dell'Hereditary Disease Foundation di Santa Monica, in California. Nel 2001 ha ricevuto il premio "Le Scienze" per la medicina e la medaglia del presidente della repubblica per gli studi sulla corea di Huntington e sulle cellule staminali. E' stata nominata dal Ministero dell'università e della ricerca rappresentante nazionale presso l'Unione europea per la ricerca genomica e biotecnologica (per il periodo 2003-2006).
La sua attività di ricerca è orientata allo studio delle cellule staminali nel cervello, alla loro potenziale applicazione e all'analisi dei meccanismi di degenerazione delle cellule nervose nella Corea di Huntington. Alla base di questa malattia c'è una mutazione a carico di un gene che codifica per la proteina huntingtina, espressa ad alti livelli nel cervello dove svolge un ruolo importante per la sopravvivenza neuronale. La mutazione conferisce a questa proteina un alto grado di tossicità per il cervello, attraverso un meccanismo biomolecolare che è stato rintracciato proprio nel laboratorio di Elena Cattaneo. Con lei Tempo Medico ha affrontato alcuni aspetti salienti della ricerca sulle cellule staminali, in un racconto che affronta anche alcune questioni giuridiche e bioetiche al centro del dibattito attuale.
Le cellule staminali ormai vanno di moda e se ne parla sempre più spesso. Quali aspetti le rendono così interessanti?
L'idea delle staminali piace perché è semplice. Tre obiettivi legati al loro impiego spiegano perché sono così speciali. Il primo è comprendere i meccanismi di differenziamento cellulare: è ovvio che le staminali, in quanto cellule ancora in uno stadio primordiale non differenziato, si prestano bene a questo genere di studi. Il secondo è la possibilità di riprodurre patologie: se si è in grado, per esempio, di trasformare una cellula staminale in un neurone, si può introdurre al suo interno un gene responsabile di una malattia del cervello come la Corea di Huntington, o di forme genetiche di Parkinson o di Alzheimer, riproducendo la malattia in vitro. Una possibilità interessante, dunque, per capire le patologie e per studiare i farmaci. Il terzo obiettivo, la sostituzione cellulare, è quello che sembra suscitare maggiore interesse, ma secondo me è quello più a rischio di fallimento per la banalità con cui viene proposto. Si tratta di una strategia grossolana, soprattutto pensando alle malattie del cervello di cui ci occupiamo.
In che senso la sostituzione cellulare è un metodo grossolano?
L'idea di rimpiazzare le cellule adulte che muoiono - per esempio in seguito a una malattia del cervello - con le staminali, pensando che queste vadano banalmente a riempire i buchi e si riconnettano ai circuiti facendoli funzionare in modo egregio, mi sembra davvero una scivolata della scienza e di alcuni scienziati che la propongono per obiettivi non legati alla ricerca. Le malattie del cervello sono complesse perché il cervello è complicato: ha una sua spazialità, data dalle connessioni assonali che si formano durante lo sviluppo del cervello. Le cellule staminali devono reinserirsi e ricostituire i circuiti locali nel cervello adulto, con molte incognite: quanto è in grado il cervello di accettare questi nuovi elementi? Li farà differenziare in modo appropriato? I meccanismi della malattia uccideranno le cellule trapiantate?
Presentare al pubblico la questione della sostituzione cellulare in modo troppo semplice è un passo azzardato.
Quali tipi di cellule staminali impiegate per le vostre ricerche?
Noi ci occupiamo soprattutto di malattie del cervello, quindi impieghiamo cellule staminali adulte ed embrionali che sono potenzialmente utili in questo ambito. Il nostro interesse sulle staminali è accademico: le usiamo per capire come si forma un neurone da una cellula immatura o per far e trapianti sperimentali. Se vogliamo lavorare sulle staminali adulte partiamo dal residuo presente nel tessuto nervoso. Questa è una fonte; la seconda fonte sono le cellule staminali embrionali che derivano dalla blastocisti. Queste cellule possono essere utili per noi che studiamo il cervello, ma anche per chi si occupa del cuore, per esempio, perché sono davvero primordiali e si possono differenziare in tutti i tipi di tessuti.
Lei parla di staminali adulte ed embrionali, un argomento molto dibattuto. Quali sono le principali differenze?
L
'errore più grave che si può compiere quando si parla di staminali è generalizzare, per questo io parlerò di staminali con impiego per le malattie del cervello. Sappiamo che esistono staminali del cervello, ma non possiamo isolarle perché non ci sono marcatori specifici; quello che si ottiene nel piatto di coltura è una popolazione mista di cellule che si può far propagare in vitro, ma è una popolazione eterogenea e che cambia nel tempo.
Se parliamo poi di differenziamento, prendendo delle staminali del sangue isolate e iniettandole in un'altra persona, queste si comportano proprio come cellule del sangue; molte terapie di trapianto di midollo sono basate su questo.
Per quanto riguarda invece le staminali adulte del cervello, il loro differenziamento è scarso e il trapianto è un punto di domanda.
E' a questo punto che entrano in scena le staminali embrionali?
S
ì, noi ci lavoriamo da tre anni. Tutto nasce dalla curiosità del ricercatore che, visto il dibattito in corso, cerca di scoprire da che parte sta la verità. Dato che sono cellule che possono fare tutto, la prima questione è: si può stimolarne il differenziamento a neurone? Su questo punto non è tutto chiaro, ma è un sistema molto interessante perché, a differenza di quanto accade con le staminali adulte, si riescono a ottenere popolazioni omogenee che possono essere propagate e indotte a differenziarsi in modo abbastanza omogeneo.
A proposito di embrioni, la recente legge in materia di fecondazione assistita ne vieta l'utilizzo a scopo di ricerca. Come scienziata cosa ne pensa?
I problemi legati alle fonti da cui ricavare le staminali sono tanti che escludere una delle due mi sembra scientificamente impossibile; per studiare i meccanismi di differenziamento, le staminali adulte non mi soddisfano per niente. Credo di più alle potenzialità di conoscenza offerte dalle embrionali, proprio perché sono un sistema più pulito e omogeneo.
Questa legge condiziona il vostro lavoro di ricerca?
No, per ora non ci tocca. Abbiamo fatto molto lavoro su cellule staminali embrionali di topo per impratichirci e per capire; sulle umane lavoriamo da più di un anno e abbiamo cellule di "vecchia generazione". La legge non dice niente sulle linee cellulari ma solo sugli embrioni; noi abbiamo iniziato a lavorare su quelle di vecchia generazione che sono state prodotte in Australia e sono linee che rispettano i parametri suggeriti dal Ministero per regolamentare, anche a livello europeo, l'impiego di cellule ottenute prima del gennaio 2002. Le nostre sono state prodotte nel 1999, al momento abbiamo queste; ma che facciamo parte di progetti europei in cui magari se ne produranno altre.
In Italia, poi, ci sono più di 30 mila embrioni congelati: la legge dice che non si possono usare embrioni a scopo di ricerca, quindi significa che sono destinati a restare congelati per sempre. Questo è un "interessante" uso degli embrioni: la legge italiana ha autorizzato un cambio di utilizzo rispetto all'obiettivo iniziale, cioè quello di creare una vita.
Quali ripercussioni future potranno avere le decisioni sulle staminali in Italia?
Se in California, dove hanno appena approvato la "Proposition 71" con tre miliardi di dollari destinati alle staminali embrionali, si rendesse disponibile una cura per la Corea di Hungtinton attraverso le staminali, chi direbbe ai malati italiani che non vi potranno accedere? O nel caso di farmaci che vengano ottimizzati su cellule staminali, o di scoperte derivate da studi sulle embrionali. E qui c'è un problema etico importante: chi si oppone alle embrionali, secondo me, non considera che comunque la ricerca andrà avanti in altri stati, si otterrà soltanto e con gioia di ritardarne lo sviluppo.
Lei ha sollevato il problema etico: qual è il peso dell'etica nel dibattito sulle staminali adulte ed embrionali?
In tutto questo il peso dell'etica c'è. Io sono d'accordo che l'etica sia importante, e non solo in materia di staminali. Alla luce del senso comune, è difficile decidere che cosa sia embrione e vita e cosa no. La mia opinione, che deriva dalle mie conoscenze scientifiche, ma che non voglio imporre, è che lo stadio di blastocisti da cui si prelevano le staminali embrionali è un ammasso di cellule informe e senza informazioni che resterà sempre tale, a meno che non sia esposto all'utero materno. L'esposizione all'utero materno significa accendere o spegnere geni; questa, secondo me, è vita.
Quindi come si fa a dipanare la matassa?
Secondo me il punto è che si deve poter mettere sul tavolo la possibilità di avere un'opinione sbagliata. Mi piacerebbe discutere la questione con qualcuno che mi aiuti a capire cos'è l'etica, con esperti di bioetica che non impongano una posizione ma aiutino ad analizzare la situazione. E' un argomento difficile, da cui emerge una scienza che a volte non offre il rigore che tanto sbandiera. Le riviste scientifiche hanno accettato e diffuso scoperte di scarsa validità, con risultati impossibili da riprodurre, con la conseguenza che sono arrivate smentite; ma le smentite non raggiungono il pubblico… Allo stesso modo rimane ancora l'idea che le cellule adulte possano far tutto, e che quindi le embrionali non servano.
Una questione spinosa è quella dei fondi per la ricerca sulle staminali. Voi di quali finanziamenti usufruite?
L'80 per cento dei nostri finanziamenti sono stranieri, americani ed europei; in Italia li riceviamo dal Telethon che non solo finanzia i progetti, ma dà un esempio straordinario di moralizzazione della ricerca, che è quello che manca nel nostro paese; di come cioè erogare i finanziamenti attraverso criteri trasparenti, visibili a tutti. A questo proposito, si è molto parlato dell'istituzione della Commissione nazionale sulle cellule staminali che ha, tra gli altri, il compito di decidere la destinazione dei finanziamenti. Il primo bando emesso dalla Commissione riguardava l'assegnazione di 7,5 milioni di euro per tre anni a progetti di ricerca sulle staminali adulte e del cordone ombelicale; in questo caso, però, i criteri utilizzati per l'assegnazione dei fondi sono stati tutt'altro che trasparenti. Basti pensare che i progetti sono stati sottoposti alla valutazione dei ricercatori che concorrevano allo stesso bando e che, tra quelli finanziati, molti fanno capo ai membri della stessa Commissione.

di Silvia Fabiole Nicoletto - Tempo Medico n. 788