| Ricerche in Germania e Stati Uniti Un’iniezione di staminali per curare l’infarto In 40 casi ha già funzionato MILANO - Sarà l’iniezione di cellule staminali la terapia dell’infarto dell’immediato futuro? A giudicare dalle prove a suo favore totalizzate in questi mesi, la strada sembra aperta. Esce oggi sulla rivista Lancet una ricerca realizzata da Helmut Drexler dell’università di Friburgo ad Hannover su 30 persone colpite da infarto che dimostra un netto miglioramento della funzione cardiaca sei mesi dopo l’iniezione di queste cellule, prelevate dal midollo osseo dello stesso paziente, nelle coronarie, i vasi che nutrono il cuore. L’iniezione, come in altre precedenti esperienze tedesche è stata fatta direttamente nelle coronarie in contemporanea all’intervento di angioplastica, la dilatazione dell’arteria ostruita (la situazione che ha provocato l’infarto) con un palloncino, senza aprire il torace. Più invasivo il metodo utilizzato dalla Scuola di Medicina dell’università di Pittsburgh in Pennsylvania che ha iniettato cellule staminali, anche queste prelevate dal midollo osseo del malato, direttamente nel muscolo cardiaco di dieci persone in contemporanea all’intervento di by-pass, a torace aperto. I risultati, presentati a Toronto in aprile, sembrano eccellenti: a sei mesi di distanza, la forza di contrazione dei cuori nutriti con le staminali è arrivata al 46%, mentre nei malati che hanno fatto solo il by-pass si è attestata sul 37%. Tentativi di autotrapianto di cellule staminali con un metodo analogo sono stati fatti anche in Italia, all’Ospedale di Mirano (Venezia) nel 2001 e due anni fa a Padova dal cardiochirurgo Gino Gerosa. «Quest’ultima strada è più invasiva, la tedesca è più dolce, ma in sostanza questi esperimenti stanno dimostrando che le cellule staminali del midollo, opportunamente purificate, hanno un effetto benefico sul cuore - commenta Attilio Maseri, direttore del Dipartimento di cardiologia dell’Ospedale San Raffale di Milano -. A sei mesi di distanza, i pazienti stanno sensibilmente meglio. E’ evidente che a questi studi seguiranno altri, su numeri più consistenti. Io, però, mi chiedo se ha senso continuare ad iniettare staminali del midollo quando abbiamo scoperto che il cuore, all’apice e negli atri, ospita le "sue" cellule staminali. Piero Anversa, al New York Medical College, ha dimostrato nel ratto che iniettando nel cuore certi fattori di crescita è possibile potenziare questa riserva intrinseca di staminali fino a migliorare la funzione cardiaca del 44%. Credo che sia questa oggi la grande scommessa: insieme ad Anversa, che sta già lavorando sul cane, e ai colleghi tedeschi, pensiamo a come trasferire queste scoperte, sensazionali, sul paziente. Abbiamo in programma al San Raffaele il primo studio pilota fra sei mesi». Sempre sul Lancet in uscita oggi, Vincenzo Silani, dell’Istituto Auxologico italiano di Milano, fa il punto sulle possibilità terapeutiche delle cellule staminali per una malattia «orfana» di cure, la sclerosi laterale amiotrofica. Franca Porciani |
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