Articolo da "Il Corriere della Sera" del 9 maggio 2004

Staminali: ricostituente
per il cuore

E’ lo studio più ampio realizzato finora iniettando cellule staminali nel cuore e la sua presentazione al Congresso dell’Associazione americana di chirurgia toracica a Toronto lo scorso 25 aprile è stata riportata anche dalla rivista inglese Nature . C’è chi grida al miracolo, e chi, come Philippe Menasché, il chirurgo parigino che per primo nel 2000 tentò questa strada su un uomo di 72 anni, dichiara la sua perplessità.

L’esperimento
I cardiochirurghi della Scuola di medicina dell’Università di Pittsburgh hanno sottoposto venti malati all’intervento di by-pass aorto-coronarico, ma a dieci di loro hanno contemporaneamente iniettato nel muscolo cardiaco (in 25-30 punti diversi) cellule staminali estratte dal midollo osseo, che si preleva con facilità dall’osso dell’anca.

A distanza di sei mesi la forza di contrazione dei cuori nutriti con le cellule staminali è arrivata al 46%, mentre i malati che hanno fatto solo il by-pass si sono attestati su un modesto 37,2%. Teniamo presente che la condizione di partenza di questi malati era grave: l’energia della loro pompa cardiaca non raggiungeva il 35%.

Il risultato sembra innegabilmente brillante senza che siano comparse, a quanto riferisce Amit Patel, il coordinatore dello studio, quelle pericolose alterazioni del ritmo cardiaco che hanno, invece, segnato pesantemente tentativi analoghi fatti nel mondo.

Philippe Menasché, il pioniere francese del primo cuore rigenerato con le staminali all’Ospedale Bichat di Parigi aveva utilizzato cellule muscolari prelevate dalla coscia del paziente.

Coltivate in laboratorio fino a farle tornare al loro stadio più immaturo (mioblasti), le cellule erano state poi iniettate nel cuore con un microago nel corso del by-pass. Ma il paziente, dopo un primo sorprendente miglioramento, era deceduto.

Nell’agosto dell’anno successivo nella clinica per le malattie cardiache dell’Università di Dusseldorf un nuovo esperimento su un uomo di 46 anni, questa volta a torace chiuso: le cellule staminali furono prelevate dal midollo osseo e iniettate attraverso un catetere nell’arteria coronaria più vicina all’area dei cuore danneggiata. La stessa équipe ha realizzato in questi anni altri interventi, con risultati contrastanti, ma ottenendo in alcuni casi una riduzione dell’area del cuore danneggiata del 30 per cento.

Tentativi di autotrapianto di cellule staminali prelevate dal midollo e iniettate direttamente nel muscolo cardiaco sono poi stati fatti anche in Italia, all’Ospedale di Mirano (Venezia) nell’ottobre 2001 e due anni fa a Padova dal cardiochirurgo Gino Gerosa.

Le prospettive
Ora finalmente un risultato tangibile su un buon numero di malati. «Ne sono convinto: siamo di fronte alla medicina rigenerativa del futuro - commenta Paolo Biglioli, Direttore della Cattedra di cardiochirurgia dell’università di Milano e Direttore scientifico del Centro cardiologico Monzino -. L’esperimento non è stato ancora pubblicato, ma altri pazienti europei, ad esempio quelle tedeschi sono stati seguiti per oltre dodici mesi con buoni risultati. Una via è ormai avviata, non solo dall’équipe americana. Quale sarà la tecnica migliore? Ancora non lo sappiamo, ma siamo vicini a risultati importanti».

I critici dell’esperimento di Pittsburgh sollevano dubbi sulla capacità delle cellule staminali adulte, quali sono quelle del midollo osseo, di trasformarsi in cellule muscolari cardiache. Anche perché studi recentissimi hanno rivelato che nel topo questa complessa metamorfosi non avviene. Qualcuno ipotizza, addirittura, che nel miglioramento dei malati siano in gioco altri fattori, ancora sconosciuti.

I test sugli animali
Tra gli scettici Attilio Maseri, Direttore del dipartimento di cardiologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano: «Sono perplesso, mi sembra che si vogliano bruciare le tappe passando dagli esperimenti sul topo all’uomo; manca tutta la fase dei test su animali più vicini a noi. Ma, soprattutto, mi chiedo se abbia senso continuare ad iniettare cellule staminali nel muscolo cardiaco quando si è scoperto che il cuore è dotato di proprie cellule staminali localizzate negli atri. E’ su questa scoperta che bisogna lavorare: lo sta facendo Piero Anversa al New York Medical College. La sua équipe sta studiando sul cane quali fattori di crescita potrebbero potenziare questa riserva intrinseca di cellule multipotenti e insieme stiamo sviluppando le possibili applicazioni sull’uomo».