![]() ![]() Articolo da "Il Nuovo" del 14 agosto 2003 |
Dalla Cina un embrione uomo-coniglio Per la prima volta, un gruppo di ricercatori, guidati dalla professoressa Sheng hanno estratto cellule staminali da embrioni ibridi nati da cellule umane in ovuli di coniglio NEW YORK Come in un film dell’orrore, che ricorda l’Isola del dottor Moreau di H. G. Wells, un’equipe di ricercatori cinesi ha creato un ibrido uomo-coniglio, per ottenere cellule staminali. Gli scienziati hanno estratto cellule umane dal prepuzio di due bambini di cinque anni e di due uomini e della faccia di una donna di 60 anni e le hanno fuse con ovuli di coniglio della Nuova Zelanda da cui era stato estratto il Dna del nucleo. Dall’esperimento sono nati 400 embrioni, di cui solo cento sono arrivati allo stadio di blastocisti, embrioni precoci: a quel punto i ricercatori li hanno distrutti per ricavarne cellule staminali, che hanno la capacità di trasformarsi in qualsiasi tipo di tessuto e aprono frontiere enormi per i trapianti e la cura di numerose patologie. L’operazione realizzata in Cina, però, riapre anche le polemiche sull’ammissibilità etica di questo tipo di esperimenti e sul confine che la scienza non può varcare, anche se il suo obiettivo è la salute e il benessere dell’uomo. Creare ibridi uomo-animale è “inaccettabile”, secondo il presidente del comitato nazionale di bioetica Francesco d'Agostino, perché apre la porta alla manipolazione genetica dell'uomo, la cui identità biologica è un “principio inviolabile”: alterarla costituisce un'opera "disumana". La creazione dell’ibrido uomo-coniglio, annunciata dal Washington Post, è spiegata in uno studio pubblicato su Cell Research, una rivista specializzata cinese poco conosciuta in Occidente, e commentato sulla rivista scientifica Nature. Negli Usa scienziati del Massachusetts avevano tentato in passato di creare embrioni ibridi di uomo e mucca come fonte di cellule staminali, ma non erano riusciti appieno nell'intento. La nuova ricerca è stata guidata dalla professoressa Huizhen Sheng della Facoltà di Medicina dell'Università di Shanghai e pubblicata sulla rivista bimensile affiliata con lo Shanghai Institute of Cell Biology. |
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