Articolo da "La Repubblica-Salute" del 8 maggio 2003
Una "incubatrice"
di "pezzi di ricambio"

La costruirà il nuovo istituto di ricerca, presidente la Montalcini, che viene presentato oggi a Pavia

DI CARLOALBERTO REDI *
Una "incubatrice" per il Dna umano, un cellula artificiale che funzioni come l’ovulo femminile, con le sue stesse straordinarie capacità di generare un essere vivente dal Dna materno e paterno, ma anche di clonare un individuo partendo dal Dna di una sua cellula adulta. In termini tecnici si chiama «citoplasto artificiale» e la sua realizzazione sarebbe la via per risolvere tutti quei problemi etici, politici e scientifici che ora stanno tarpando le ali alla «medicina rigenerativa», quel settore della ricerca che si occupa dei sistemi per rigenerare organi e tessuti. Ed è proprio per sviluppare il citoplasto che è nata, e viene annunciata oggi a Pavia (vedi articolo sottostante) l’Associazione Istituto Europeo di Biorigenesi e Neuroscienze Onlus (IEBeN), presieduta dal Nobel Rita Levi Montalcini, con lo scopo di promuovere ricerche interdisciplinari nel campo della rigenerazione. Le prospettive sono rivoluzionarie. Ecco una sintesi.

Il nostro corpo è la somma di circa mille miliardi di cellule, diverse tra loro, organizzate nei vari tessuti ed organi. A partire dalla singola cellula da cui deriviamo (lo zigote prodotto dalla fusione dello spermatozoo con la cellula uovo), nel corso dello sviluppo embrionale e poi fetale le cellule che si vanno formando si differenziano nei tipi cellulari dei vari tessuti. Molte delle malattie derivano da alterato funzionamento, o morte di queste cellule. Traumi meccanici, agenti tossici, invecchiamento, uccidono le cellule del sistema nervoso, del fegato o del cuore. Se potessimo sostituirle si potrebbero guarire molti più malati, o comunque migliorare di molto la loro qualità della vita.

Negli ultimi anni si è riusciti a individuare nel corpo umano e poi coltivare in provetta quelle cellule non specializzate, le cellule staminali, che costantemente nell’organismo adulto provvedono a sostituire quelle perse. Da anni ormai sono alla base delle cure, quasi sempre definitive, di molti tumori del sangue, dei grandi ustionati e di patologie della cornea.

Negli ultimi trequattro anni la ricerca ha scoperto che le staminali progenitrici di un organo o tessuto possano differenziarsi in cellule di altri organi: così, da staminali del sangue si possono avere cellule del muscolo o del sistema nervoso; oppure da staminali del sistema nervoso ottenere cellule del muscolo e del sangue. A questi risultati hanno contribuito in modo determinante ricercatori italiani: è di questi giorni la notizia che Angelo Vescovi del San Raffaele ha impiegato, nel topo, staminali del sistema nervoso per trattare una forma di sclerosi multipla. In modo analogo, è ragionevole attendersi che la ricerca ci dirà come trattare altre patologie: Parkinson, Alzheimer, diabete, osteoartrite, malattie del fegato e del rene, infarto del miocardio e malattie degenerative. Non passa giorno che non vi sia un annuncio di qualche tentativo sperimentale di terapia rigenerativa, per l’infarto, per i traumi del midollo spinale, per il diabete o per le miopatie, solo per citare i più recenti. Per non parlare, infine, dei trapianti dove solo la medicina rigenerativa può eliminare le liste di attesa, che ci saranno sempre perché mai ci saranno organi per tutti.

Queste formidabili opportunità vengono rimandate nel tempo. E ciò è dovuto ad una serie di fattori negativi che si alimentano reciprocamente. Innanzi tutto le difficoltà tecniche della ricerca. Poi quelle etiche: lavorare su staminali prelevate da embrioni è ancora rischioso e non è ritenuto lecito da molte legislazioni. Infine quelle politiche: i decisori, specie quelli italiani, sono poco inclini ad ascoltare gli esperti (meritevole eccezione il convegno di Assisi della Fondazione ItalianiEuropei) e quindi confusi. Così, ci si è arenati nel dibattito su quale sia la sorgente «migliore» per derivare staminali: da adulto, da feto, da embrione già esistente o creato ad hoc. Si sono creati schieramenti pro o contro le somatiche o le embrionali degni di una competizione sportiva con dissertazioni sulla natura dell’embrione che fanno impallidire i sofisti. Nella pratica, in base ai risultati della ricerca si dovrebbe decidere per quali applicazioni sono più adatte le staminali adulte e per quali le embrionali. Poiché entrambe le vie incontrano difficoltà eccezionali, il sostegno dei politici dovrebbe essere quello di trovare i danari più che il dissertare sulla natura dell’embrione.

* Dir. Laboratorio di Biologia
dello Sviluppo, Univ. Pavia