| Al summit di oncologi in Svizzera illustrate le strategie per eliminare queste particolari cellule maligne con farmaci adatti "Colpiremo le staminali del cancro" Provocano le metastasi. Veronesi: sarà possibile curare il male alle radici Alcuni esperimenti sui topi hanno permesso di individuarle e ora si studiano nuove terapie "Adesso abbiamo finalmente un grande obiettivo per la ricerca" DAL NOSTRO INVIATO Semplice e geniale l´esperimento di Al-Hajj: ha modificato dei topi in modo che il loro sistema immunitario lasciasse in pace cellule estranee impiantate nel loro corpo. Poi ha preso un tumore del seno umano, ne ha fatto tanti piccoli pezzetti e li ha impiantati nei topi. In tutti gli animali le cellule cancerose hanno continuato a vivere ma solo in pochissimi casi sono rinati dei veri e propri tumori in rapida espansione. Analizzando e confrontando, si è scoperto che dove c´erano i tumori c´erano anche delle cellule cancerose speciali. «L´esistenza di cellule staminali del cancro come le ha battezzate lo stesso Al-Hajj - ha detto Veronesi nel corso della lettura magistrale tenuta dopo aver ricevuto il Premio San Gallo - spiega finalmente i misteri su cui anche noi a Milano ci interroghiamo da tempo. Ad esempio, la ricomparsa del male dopo anni, anche quando la chemioterapia sembrava averlo sradicato. O, al contrario, le poche metastasi ossee che si verificano rispetto alla gran quantità di pazienti che hanno cellule cancerose nel midollo osseo. Abbiamo finalmente un nuovo eccezionale obiettivo per la ricerca. I prossimi passi saranno: primo, mettere a punto un test per individuare tra le cellule cancerose le staminali del cancro; secondo, studiare le loro caratteristiche per trovare i punti deboli verso cui dirigere farmaci specifici». L´esistenza delle staminali del cancro spiega anche i grandi progressi degli ultimi 25 anni nella cura del tumore al seno, ottenuti su base puramente empirica. Quello che meglio li sintetizza è il passaggio dalla strategia in vigore nel 1980 della «massima terapia che la paziente può sopportare, alla strategia della minima terapia efficace» ha detto Veronesi. Il professore ha poi illustrato nell´ambito delle prospettive della lotta al tumore al seno un nuovo metodo per la terapia radiante post-operatoria. «Ora c´è la possibilità di dare la dose giusta di radiazioni alla mammella operata, in pochi minuti e alla fine dell´intervento. Senza che la paziente si sottoponga per sei settimane al ciclo di radioterapia - ha spiegato il professore - Il nuovo metodo lo abbiamo messo a punto perché ormai sono troppe le donne che non possono permettersi le spese di viaggio per venire a fare il ciclo di radioterapia e chiedono invece l´asportazione totale della mammella». Altro progresso nelle cure è stato illustrato da Aroon Goldhirsch, direttore dell´oncologia medica dell´Ieo. «Il rischio di essere colpiti da una metastasi per le donne in post-menopausa operate al seno - ha detto Goldhirsch - diminuisce dal 19 al 30 per cento grazie al letrazolo, un nuovo farmaco che contrasta l´effetto stimolante degli estrogeni sul tumore». |
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